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Che cosa celano le grillate di Grillo contro Mattarella

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L’articolo dell’analista Francesco Galietti, fondatore della società Policy Sonar, sulle parole di Beppe Grillo contro Sergio Mattarella

Le battute ruvide e dirette con cui Beppe Grillo ha apostrofato il Presidente della Repubblica in occasione di Italia Cinque Stelle non hanno mancato di attirare l’attenzione degli investitori internazionali. A tenere banco non è l’increspatura tra le forze anti-establishment e Sergio Mattarella, icona malgré soi del vecchio plesso di potere tricolore e anello di congiunzione con Bruxelles. Tale stato di cose è ampiamente noto dal secondo trimestre di quest’anno. L’interesse della finanza risiede invece in un duplice ordine di ragioni.

COSA SI DICE TRA GLI INVESTITORI

In primo luogo, tra gli investitori vi è la consapevolezza che l’istituzione-Quirinale si caratterizza, anche solo in ragione del suo mandato lungo, per la (relativa) stabilità. In questo si differenzia dalla volatile scena politica italiana. Nelle conversazioni con i grandi fondi ricorre non a caso il confronto con l’Eliseo francese, sulla cui tenuta non sussistono dubbi di sorta, nemmeno quando la popolarità dell’inquilino pro tempore registra vistosi cali – è il caso di Emmanuel Macron.

LA RIFORMA SEMIPRESIDENZIALE

Di analogo favore non gode invece il meccanismo elettorale del doppio turno, la cui garanzia di governabilità si accompagna a un deficit di rappresentatività e a potenziali tensioni sociali, e che è stato silurato dalla Corte Costituzionale nel suo giudizio sull’Italicum. A ciò si aggiunga che il potere informale di cui si serve il Quirinale risulta di difficile utilizzo in un contesto di divaricazione tra la sensibilità politica dominante e l’istituzione stessa. Di qui l’interesse degli investitori per una riforma semipresidenziale.

L’APPUNTAMENTO DELLE EUROPEE

In secondo luogo, le parole di Grillo, figura sui generis ma proprio per questo libera di spingersi dove altri non possono, sono lette come possibile anticipazione della fase che si aprirà all’indomani delle elezioni europee di maggio 2019. Fino ad allora, il “collante” che tiene assieme Lega e M5S sarà indubitabilmente rappresentato dal confronto con la Ue e le sue burocrazie. Dopo, specie in caso di esito “sovranista”, potrebbe passare da un’offensiva al Quirinale.

IL PRIMO SCENARIO

Qui si possono verificare due ipotesi alternative. La prima è di mantenere inalterato l’assetto costituzionale e indurre all’esodo l’inquilino del Quirinale invocando la sostanziale incompatibilità di quest’ultimo con l’assetto politico dominante.

IL SECONDO SCENARIO

La seconda ipotesi consiste invece in un vero e proprio cantiere di riforma costituzionale, secondo quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione. In questo caso, l’attenzione è rivolta al tipo di consenso che questa riforma potrebbe coagulare: limitata alle sole forze di maggioranza o estesa ad altre? Quali e a che condizioni?

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