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Che cosa cambierà in Austria con Schallenberg al posto di Kurz

Schallenberg

L’europeismo di Schallenberg sarà forse un po’ meno tiepido di quello di Kurz. Ma nell’insieme non vi è motivo per aspettarsi cambiamenti apprezzabili nella linea politica in Austria. L’analisi dell’ambasciatore Francesco Bascone per Affari Internazionali

La crisi di governo che doveva aprirsi in Parlamento martedì 12 ottobre con la defenestrazione di Sebastian Kurz si è invece risolta il giorno prima con l’investitura di un nuovo cancelliere, Alexander Schallenberg, che in quella seduta ha pronunciato il suo discorso programmatico.

Di fronte alla dura presa di posizione dell’alleato verde e vice-cancelliere, Werner Kogler, Kurz aveva deciso sabato 9 di giocare di anticipo: dimettendosi, ha non solo risparmiato al Paese un periodo di caos e di paralisi legislativa – come da lui dichiarato – ma ha evitato lo smacco di un voto di sfiducia e anche un lento sgretolamento dell’appoggio dei maggiorenti del partito, pur confermatogli unanimemente nei giorni scorsi. La soluzione è quella auspicata dai Verdi, ma esclusa ancora un giorno prima dallo stesso Kurz e dal suo partito: tenere in piedi la coalizione cambiando solo il timoniere, in modo da condurre rapidamente in porto la riforma fiscale “eco-sociale”, la legge di bilancio, e poi il pacchetto di misure contro il cambiamento climatico (Klimapaket) e altre riforme, e rafforzare così la fiducia degli elettori.

È anche il miglior esito possibile per il partito popolare Övp, che Kurz aveva risollevato dal suo declino e portato intorno al 35%, e che rischiava ora di finire all’opposizione. Il presidente Alexander van der Bellen fa a meno di nominare un governo-ponte composto da tecnici, come quello del 2019, e di indire elezioni anticipate.

UN GATTOPARDO A VIENNA

La decisione di Kurz ha soprattutto il merito di prevenire la riammissione nel salotto buono dell’Fpö, il partito di estrema destra che fu di Heinz-Christian Strache e che Herbert Kickl ha ancor più radicalizzato: senza la sua partecipazione, o almeno un patto di astensione, le altre forze di opposizione – socialisti, liberali, più verdi – non avrebbero avuto i numeri per governare. La leader dei socialisti, Pamela Rendi-Wagner, abbagliata dalla prospettiva di diventare cancelliera, aveva infatti avviato un inusitato dialogo con Kickl, che però si era mostrato insoddisfatto del ruolo propostogli.

Abile anche la mossa di indicare al presidente il proprio successore, scegliendo non una personalità politica ma un tecnico con scarse prospettive di trasformarsi in un leader con peso elettorale proprio (anche se si potrebbe osservare che nella storia italiana degli ultimi trent’anni abbiamo vari esempi di una simile trasformazione). Il cinquantaduenne Alexander Schallenberg, membro del partito popolare solo dal 2019, è un diplomatico (suo padre è stato ambasciatore e segretario generale del ministero degli Esteri); proprio in quanto non-politico, nel 2019 era stato reclutato nel citato governo dei tecnici guidato da Brigitte Bierlein; e unico di quella squadra era poi stato confermato agli Esteri nel governo turchese-verde ora defunto.

Schallenberg non è mai stato capo-missione; a parte una esperienza a Bruxelles, ha fatto la sua carriera a Vienna: portavoce, vice-capo di gabinetto, capo del policy planning. Il suo posto è stato assegnato ad un diplomatico molto stimato: Michael Linhart, fino a ieri ambasciatore a Parigi, è stato consigliere diplomatico del cancelliere Wolfgang Schüssel, poi capo della Cooperazione, e egretario generale. Come Schallenberg è nato all’estero in quanto figlio d’arte.

“CANCELLIERE-OMBRA”

Kurz non sparisce certo di scena: rimane alla testa del partito (che però secondo alcuni osservatori sarà un po’ meno turchese, si attenuerà cioè la sua natura di partito personale), torna in Parlamento e assume la carica di capogruppo. Avrà dunque modo di influenzare la linea politica del governo. Come durante la parentesi del 2019 (governo Bierlein), ha intenzione di girare il Paese e “parlare con la gente”, vuole dunque prepararsi a future battaglie elettorali. I più prevedono elezioni anticipate una volta che Kurz si sia lasciato alle spalle i suoi guai giudiziari, e la disponibilità di Schallenberg a cedergli il posto.

L’eterogenea opposizione, già delusa per non essere riuscita ad affondare la coalizione turchese-verde, lamenta una totale mancanza di discontinuità: Schallenberg sarebbe una marionetta, il predecessore un cancelliere-ombra. Sono slogan polemici, ma sta di fatto che il nuovo capo del governo ha dichiarato la sua lealtà a Kurz, la volontà di collaborare strettamente con lui in quanto capo del principale partito di governo, la fiducia nella sua innocenza. E ha mantenuto ai loro posti nella cancelleria l’influente capo di gabinetto Bernhard Bonelli e il consigliere diplomatico Etienne Berchtold.

Ai fini della presenza dell’Austria nei consessi europei, la scelta di un diplomatico ed ex ministro degli Esteri appare ottimale. L’europeismo di Schallenberg sarà forse un po’ meno tiepido di quello di Kurz. Ma nell’insieme non vi è motivo per aspettarsi cambiamenti apprezzabili nella linea politica, in particolare per quanto riguarda la fermezza nel contrastare l’immigrazione illegale e il flusso dei rifugiati, l’appoggio incondizionato a Israele, la riduzione dell’indebitamento; e anche il dialogo con Viktor Orbán, che però non significa appiattimento sulle posizioni dei quattro di Visegrád, come spesso si legge sulla nostra stampa.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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