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Che cosa cambierà in America Latina dopo il connubio Nicaragua-Cina

Nicaragua

Perché il Nicaragua molla Taiwan e punta alla Cina. E come Pechino si intrufolerà in America Latina. Il punto di Giuseppe Gagliano

 

La svolta diplomatica del Nicaragua da Taiwan alla Repubblica popolare cinese (RPC), annunciata il 9 dicembre, era quasi inevitabile considerando le scelte poste in essere dalla Cina in America Latina di cui abbiamo già avuto modo di parlare precedentemente.

La tempistica dell’annuncio della svolta diplomatica del Nicaragua alla Repubblica popolare cinese, in coincidenza con il Summit per la democrazia dell’amministrazione Biden, probabilmente non è stata un caso.

È un duro promemoria che i governi centroamericani e altri hanno opzioni molto reali per allearsi con attori extra-emisferici che minacciano gli Stati Uniti. I giorni in cui gli Stati Uniti potevano permettersi il lusso di armare i partner centroamericani compiacenti, che si trattasse di corruzione, democrazia o immigrazione, sono finiti.

Il movimento rivoluzionario sandinista di Daniel Ortega ha cambiato le relazioni tra Taiwan e la Repubblica popolare cinese nel dicembre 1985, sei anni dopo la presa del potere a Managua. È stato il governo di Violeta Chamorro a ristabilire le relazioni con Taiwan dopo la sua elezione del 1990 e il ripristino della democrazia nicaraguense.

Sulla base dei passati rapporti bilaterali tra RPC e (2007), Panama (2017), Repubblica Dominicana ed El Salvador (2018), è probabile che gli Ortegas e gli uomini d’affari ad essi collegati si recheranno nella RPC per firmare un serie di protocolli d’intesa.

È possibile per esempio che nell’ambito dell’istruzione i funzionari cinesi e nicaraguensi annunceranno un nuovo Istituto Confucio a Managua, insieme a borse di studio per studenti nicaraguensi ben inseriti, e forse il sostegno cinese al ministero degli Esteri nicaraguense per avviare le loro operazioni nella Repubblica popolare cinese. Ma saranno soprattutto i contratti nel settore infrastrutturale-dai porti alle autostrade fino alle tre città-che saranno oggetto della contrattazione su medio- breve termine.

Non è chiaro se la svolta diplomatica farà rivivere il Canale del Nicaragua, una proposta alternativa al Canale di Panama che ha ricevuto l’interesse del miliardario cinese Wang Jing e l’approvazione del governo Ortega nel 2013, ma che da allora ha languito.

Tuttavia, sarà argomento di molte speculazioni, in particolare se Wang e la sua compagnia Xinwei torneranno sotto i riflettori con Paul Oquist, un funzionario nicaraguense che ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo del progetto. Il fatto che Laureano, figlio di Daniel Ortega, che ha avuto un ruolo chiave nel progetto del canale, abbia anche guidato la trattativa segreta a Tianjin, in Cina, che ha portato al ribaltamento del Nicaragua, suggerisce che una resurrezione del progetto del canale potrebbe essere sul tavolo.

Ad ogni modo relazioni diplomatiche con la RPC renderanno il canale molto più fattibile, anche se non una realtà immediata. Qualunque progetto e prestito promettano i nuovi mecenati cinesi di Ortega, affluiranno da parte della Cina rilevanti finanziamenti per mantenere Ortega, il vicepresidente Rosario Murillo e i loro compari al potere. Come in Venezuela, la corruzione e la mancanza di trasparenza del Nicaragua consentiranno all’élite al potere di dirottare gran parte dei nuovi finanziamenti cinesi per uso personale.

Non dobbiamo dimenticare che da un punto di vista squisitamente storico sono stati i governi populisti di sinistra nella regione, incluso il Venezuela sotto Hugo Chávez e Nicolás Maduro, l’Ecuador sotto Rafael Correa, la Bolivia sotto Evo Morales e l’Argentina sotto i peronisti, che hanno acquistato la maggior parte delle attrezzature militari cinesi, tra cui K- 8 caccia e mezzi corazzati dal Venezuela, oltre 700 camion militari e mezzi corazzati dall’Ecuador, elicotteri e mezzi corazzati dalla Bolivia e la possibilità di acquisto da parte dell’Argentina del caccia cinese FC-1. Inoltre, questi regimi populisti di sinistra hanno implementato le architetture di sicurezza cinesi più, come la Carta d’identità della Patria in Venezuela, ECU-911 in Ecuador e BOL-110 in Bolivia. Pertanto, mentre è prematuro anticipare l’istituzione cinese di una struttura militare in Nicaragua, è probabile che le nuove relazioni implichino una qualche forma di cooperazione militare che causerà profondo disagio a Washington.

Le conseguenze più gravi del ribaltamento del Nicaragua vanno oltre il rapporto Nicaragua-Cina. Dato che il Nicaragua è anche uno dei partner più stretti della Russia nella regione, l’afflusso di denaro cinese potrebbe dare agli Ortegas nuove risorse e l’audacia per espandere la cooperazione in materia di sicurezza e altre attività di cooperazione con la Russia. Ciò, a sua volta, solleverà preoccupazione in tutta la regione, in particolare in Colombia e Costa Rica. In effetti, l’attuale atteggiamento della Russia verso un’invasione dell’Ucraina potrebbe aumentare il suo interesse per legami più stretti con il Nicaragua. Costruire relazioni con gli avversari degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale complicherebbe lo scacchiere strategico per Washington, proprio come la Russia ha raggiunto il Nicaragua e altri alleati in America Latina nel contesto della crisi di successione sostenuta dalla Russia in Georgia nel 2008, e con l’escalation di tensioni con i separatisti sostenuti dalla Russia nella regione del Donbas in Ucraina nel 2013.

Da un punto di vista politico, i capovolgimenti del Nicaragua e forse dell’Honduras lasceranno Guatemala e Belize come gli unici governi dell’America Centrale che non riconoscono la RPC.

Al di là del Messico e dell’America Centrale, la rinascita del Nicaragua come attore economico e politico, nonostante i tentativi degli Stati Uniti di isolarlo, rafforzerà la crescente corrente di sinistra anti-Usa. Questa lista in crescita ora include Venezuela, Cuba, Bolivia, Argentina, Perù e forse Cile se il vantaggio di Gabriel Boric nei sondaggi per il ballottaggio presidenziale del 19 dicembre regge.

Tutti i nuovi governi di sinistra e populisti guarderanno ai mercati, ai prestiti e agli investimenti cinesi e forse vorranno cooperare con la Repubblica popolare cinese e altri rivali extra-emisferici statunitensi in modi che i loro predecessori non hanno fatto. Entro pochi mesi, le elezioni in Costa Rica (febbraio 2022), Colombia (maggio 2022) e Brasile (ottobre 2022) potrebbero complicare ulteriormente la situazione, lasciando gli Stati Uniti di fronte a una regione contraria o non cooperativa con la sua agenda a vari livelli.

Se ciò avvenisse non sarebbe sorprendente da un punto di vista storico poiché la dinamica conflittuale delle relazioni internazionali implica inevitabilmente che vi sia un costante spostamento del baricentro di potere. In America latina come in Medio Oriente.

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