Mondo

Che bravo Figliuolo!

di

mattarella quirinale

Perché il notista politico Francesco Damato rivolge un pensiero di gratitudine al tanto bistrattato – dai nostalgici di Conte – generale Francesco Paolo Figliuolo.

Ora che l’Istituto Superiore della Sanità – non il portavoce del nuovo presidente del Consiglio, in carica da tre mesi, o del nuovo commissario straordinario per la pandemia virale, in carica ancora da meno – ha annunciato “il crollo dei contagi”, come ha titolato il Corriere della Sera, precisando che 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose del vaccino i ricoveri in ospedale sono diminuiti del 90 per cento e i decessi del 95, chi glielo va a dire agli amici di Giuseppe Conte? Che sembrava l’uomo della Provvidenza ignobilmente allontanato da Palazzo Chigi con un complotto, o qualcosa del genere, e ora è appeso nel vuoto all’incarico conferitogli da Beppe Grillo di rifondare un MoVimento appeso a sua volta al forziere – si fa per dire – di Davide Casaleggio. Che, a corto ormai di soldi, si tiene stretto l’elenco degli iscritti come l’ultimo tesoro rimastogli.

Massimo Giannini sulla Stampa -accusato recentemente proprio dall’ex presidente del Consiglio di fare un tifo smodato per Draghi sfidando anche i consigli storici di Charles Maurice de Talleyrand alla moderazione nel servaggio – ha realisticamente esortato a “mettersi l’anima in pace i nostalgici che nei palazzi e nei giornali ancora si ostinano a osservare il presente con gli occhiali del passato e a ripetere ogni volta “quando c’era Conte”. A costoro adesso non rimane che sognare ad occhi aperti la crisi del governo Draghi per effetto della guerra di carta in corso fra il segretario del Pd Enrico Letta e il leader della Lega Matteo Salvini: una guerra aperta non si sa bene da chi – anche se a me sembra da Letta per dare sostanza alla segreteria vuota del partito ereditata da Nicola Zingaretti – ma quotidianamente riproposta dai giornali come se Roma fosse Gerusalemme e l’Italia lo Stato di Israele. “La sporca guerra”, ha chiamato ieri, sempre sulla Stampa, Lucio Caracciolo quella riesplosa in Medio Oriente. Stento tuttavia a identificare Enrico Letta con Benjamin Netanyahu e Matteo Salvini con Isma’hil Hanijel, leader di Hamas, anche perché persino sulla tragedia mediorientale il segretario del Pd sé è fatto scavalcare dal capo leghista nella difesa di Israele. E penso che per lui sarà difficile rimontare pure su questo versante.

Guerra per guerra, sia pure per fortuna di tono e contenuto diverso, lasciatemi rivolgere un pensiero di gratitudine al tanto bistrattato – dai nostalgici di Conte – generale Francesco Paolo Figliuolo. Alle cui decorazioni per dileggio il vignettista del Fatto Quotidiano aveva aggiunto caciocavalli e polli arrosto scommettendo su un epilogo tragicomico della sua avventura.

Non so se anche il generale, come il presidente del Consiglio, ha accettato l’incarico rinunciando al compenso. In caso contrario spero che gliene abbiano attribuito uno all’altezza non tanto dei suoi gradi quanto del valore delle sue prestazioni, diversamente da come Massimo D’Alema ha lamentato che abbiano fatto con lui i compagni della federazione culturale dei socialisti europei. Che dopo averlo pagato così male come presidente e conferenziere gli hanno pure chiesto mezzo milione di euro indietro facendogli a Bruxelles una causa in fondo emblematica della ingloriosa fine del comunismo di casa nostra. Casa, ripeto, non Cosa, di cui si occupa ormai come un segugio Michele Santoro, avendone perso le tracce.

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