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Cessate il fuoco con mille paletti tra Israele e Libano

Un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano, mediato da Trump, è entrato in vigore tra sollievo, macerie, violazioni immediate e profonde divisioni su disarmo di Hezbollah e ritiro israeliano, aprendo a fragili negoziati di pace.

 

Un cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano è entrato in vigore giovedì a mezzanotte ora locale, ponendo fine temporaneamente ai combattimenti tra le forze israeliane e il Libano (Hezbollah non ha partecipato al negoziato).

Annunciato da Trump dopo conversazioni dirette con il premier israeliano Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, l’accordo – mediato dagli Stati Uniti – mira a creare le condizioni per negoziati di pace duraturi tra i due Paesi, storicamente in stato di guerra dal 1948.

Come riporta Reuters, migliaia di sfollati hanno iniziato a far ritorno verso le zone meridionali del Libano, tra macerie e distruzioni, mentre l’intesa rimuove un ostacolo chiave per stabilizzare anche il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.

L’accordo prevede il diritto di Israele all’autodifesa ma vieta operazioni offensive, impegna il Libano a impedire attacchi di Hezbollah e apre a colloqui diretti a Washington.

Tuttavia, la tregua appare estremamente fragile: Netanyahu ha confermato che le truppe israeliane resteranno in una “zona di sicurezza espansa” a sud del fiume Litani, Hezbollah ha condizionato il rispetto dell’intesa al comportamento israeliano e già nelle prime ore l’esercito libanese ha denunciato violazioni.

L’annuncio

Il presidente Trump ha reso noto l’accordo giovedì tramite Truth Social, annunciando che il cessate il fuoco sarebbe iniziato alle 17 ora di New York (mezzanotte in Libano).

Come riporta CNBC, Trump ha descritto le conversazioni con Netanyahu e Aoun come “eccellenti” e ha invitato i due leader alla Casa Bianca per “i primi colloqui significativi tra Israele e Libano dal 1983”.

Il Dipartimento di Stato americano ha diffuso una dichiarazione concordata con entrambe le parti, riferisce NBC, in cui si impegna Israele e Libano a “negoziazioni dirette in buona fede, facilitate dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di un accordo completo che garantisca sicurezza, stabilità e pace duratura”.

Il cessate il fuoco iniziale di dieci giorni potrà essere prorogato di comune accordo se si registreranno progressi nei negoziati e se il Libano dimostrerà di esercitare la propria sovranità.

Israele mantiene il diritto di “prendere tutte le misure necessarie per l’autodifesa” contro attacchi pianificati, imminenti o in corso, ma si impegna a non condurre “operazioni offensive” contro obiettivi libanesi.

Il Libano, dal canto suo, deve “prendere misure significative” per impedire a Hezbollah e ad altri gruppi armati non statali di attaccare obiettivi israeliani.

Come sottolinea il New York Times, l’intesa è stata raggiunta dopo che il conflitto in Libano rischiava di far saltare la tregua più ampia tra Usa e Iran.

Le posizioni di Israele e del governo libanese

Netanyahu ha confermato l’accordo ma ha subito precisato che le forze israeliane non si ritireranno dal sud del Libano.

Come scrive il New York Times, Netanyahu ha parlato di una “zona di sicurezza espansa” tra la costa mediterranea libanese e il confine con la Siria, a sud del fiume Litani, affermando in un video: “Siamo qui. Non ce ne andiamo”.

Il leader israeliano ha accolto la pausa “per provare ad avanzare verso l’accordo” discusso a Washington, ribadendo la richiesta di disarmo di Hezbollah e rifiutando qualsiasi ritiro completo.

Il premier libanese Nawaf Salam ha salutato l’intesa come un “risultato” perseguito “dal primo giorno di guerra”, esprimendo condoglianze alle famiglie delle vittime e ringraziando Stati Uniti, Francia, Ue, Arabia Saudita, Egitto, Qatar e Giordania, come riportato da NBC. Il presidente Joseph Aoun ha partecipato alle telefonate decisive con Trump.

Israele ha avvertito i residenti del sud del Libano a non muoversi a sud del Litani per motivi di sicurezza e ha distrutto l’ultimo ponte sul fiume poco prima della tregua, come riferito da CNN.

La risposta di Hezbollah

Hezbollah, non direttamente parte delle trattative tra governi, ha reagito con cautela.

Come riporta NBC, un alto funzionario del gruppo, Bilal Lakkiss, ha dichiarato che il cessate il fuoco è “essenziale e urgentemente necessario”, ma ha respinto la richiesta israeliana di disarmo se non inserita in una “visione nazionale di sicurezza più ampia”.

Lakkiss ha attribuito la tregua alla “resilienza della resistenza”, affermando che “lo status delle armi in Libano ha guadagnato maggiore legittimità” e che Hezbollah rispetterà l’intesa solo se Israele farà altrettanto.

Il gruppo ha sottolineato che la presenza di truppe israeliane sul territorio libanese dà al Libano “il diritto di resistere”. Come scrive Reuters, Hezbollah ha dichiarato che qualsiasi cessate il fuoco deve essere “completo su tutto il territorio libanese” e non concedere “libertà di movimento” all’esercito israeliano.

Un parlamentare di Hezbollah, Hassan Fadlallah, ha attribuito l’accordo agli “sforzi diplomatici iraniani” e ha assicurato che il gruppo rispetterà la tregua purché Israele mantenga l’impegno.

Il ritorno degli sfollati e la devastazione sul terreno

Ore dopo l’entrata in vigore della tregua, migliaia di famiglie sfollate hanno invaso l’autostrada verso il sud del Libano.

Come osserva il New York Times, scene di sollievo si sono mescolate a distruzione: in villaggi come Jibsheet e nei sobborghi meridionali di Beirut come Dahiyeh e Haret Hreik i residenti hanno trovato palazzi rasi al suolo, macerie e infrastrutture distrutte.

Reuters descrive colline di macerie a Dahiyeh e auto che attraversano un attraversamento di fortuna sul Litani, dopo che Israele aveva fatto saltare tutti i ponti.

L’esercito libanese ha però invitato i cittadini a non rientrare immediatamente a causa di bombardamenti intermittenti riportati nelle prime ore del cessate il fuoco.

Le violazioni

Nonostante l’annuncio, la tregua ha mostrato crepe fin dalle prime ore. L’esercito libanese ha denunciato “diverse violazioni” israeliane, tra cui bombardamenti intermittenti su villaggi del sud e colpi di artiglieria, come riportato da The Hill.

Come rileva il Guardian, nelle ultime ore prima della tregua Israele aveva colpito un’ambulanza a Tebnine e raso al suolo un villaggio.

Le critiche politiche interne in Israele

L’annuncio ha provocato immediate divisioni in Israele. Come osserva il New York Times, Avigdor Liberman ha definito il cessate il fuoco un “tradimento” degli abitanti del nord, mentre Yair Lapid ha parlato di “promesse infrante dalla realtà”.

Anche all’interno del Likud di Netanyahu si sono levate critiche velate sulla capacità del governo libanese di controllare Hezbollah.

Moshe Davidovich, capo di un gruppo di villaggi di confine, ha scritto sui social: “Gli accordi li firmano i burocrati a Washington, ma il prezzo lo paghiamo noi con sangue, case distrutte e comunità devastate”.

Le reazioni internazionali

La comunità internazionale ha accolto l’intesa con sollievo ma anche scetticismo. Il presidente francese Emmanuel Macron, escluso dalle trattative, ha espresso “pieno sostegno” alla tregua di dieci giorni, ma ha avvertito che potrebbe essere già “minata dalla continuazione di operazioni militari”, chiedendo a Hezbollah di rinunciare alle armi e a Israele di rispettare la sovranità libanese, come riportato da BBC.

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha ringraziato gli Usa e ha sottolineato la necessità di accordi di lungo periodo per il disarmo di Hezbollah e la sicurezza del confine.

Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha salutato gli “sforzi diplomatici audaci” di Trump.

Tom Barrack, inviato Usa per Siria e Turchia, ha definito la tregua “brillante” per aver fermato “uccisioni insensate”, pur ammettendo che “tutti sono stati ugualmente inaffidabili”.

Le prospettive future

Il cessate il fuoco in Libano è strettamente legato alla più ampia tregua tra Usa, Israele e Iran.

L’Iran aveva insistito che qualsiasi accordo includesse anche il Libano. Hezbollah, proxy iraniano, aveva iniziato a lanciare razzi dopo l’attacco Usa-Israele all’Iran del 28 febbraio.

Trump ha espresso speranza che l’intesa porti a un “accordo di pace storico” e ha diretto il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il capo di stato maggiore Dan Caine a lavorare per una pace duratura.

Tuttavia, come sottolinea BBC, la tregua resta “molto fragile”, più di quella Usa-Iran, perché le radici del conflitto tra Israele e Hezbollah affondano in decenni di ostilità.

Le sfide rimangono enormi: Israele esige il disarmo completo di Hezbollah, il Libano il ritiro totale delle truppe israeliane. Come conclude Reuters, l’esito dipenderà dalla capacità di trasformare questa pausa di dieci giorni in un processo negoziale reale, mentre i leader si preparano ai colloqui alla Casa Bianca.

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