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Tutti i subbugli nel centrodestra e nel centrosinistra

Meloni Centrodestra

Cosa si dice nel centrodestra e cosa succede nel centrosinistra in vista delle amministrative e non solo. La nota di Paola Sacchi

 

Vertice senza photo opportunity e con strascico di comunicati polemici. Al centro la Sicilia. Fratelli d’Italia rilancia la candidatura del governatore uscente Nello Musumeci, accusa la Lega di bloccarla e afferma che invece ci sarebbe la disponibilità di Silvio Berlusconi. A stretto giro di posta la replica del coordinatore regionale della Lega-Prima l’Italia Nino Minardo, che ribatte: “Non blocchiamo nulla, ma Musumeci è terzultimo in un sondaggio sul gradimento dei governatori”.

Secondo rumors riportati dall’agenzia Ansa, Berlusconi si sarebbe irritato con FdI per essere stato coinvolto nella nota attribuendogli le sue intenzioni sulla Sicilia. Ma davvero è andato tutto male al primo vertice del centrodestra, dopo la spaccatura sul Mattarella-bis, convocato ieri da Berlusconi a Arcore, con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per la prima volta faccia a faccia dopo i giorni del Colle? Proprio tutto male no. Anche se lo strascico di tensioni e divisioni resta.

Realisticamente forse non poteva che essere così, dopo il gelo durato mesi. La spaccatura è stata così profonda che lo strascico polemico non poteva che essere inevitabile al primo incontro-“round”. Ma la situazione era tale che il fatto stesso che i leader si siano rivisti è un risultato che fa dire sia a Salvini che a Meloni di essere soddisfatti. I

l leader della Lega, che torna a Roma, con Roberto Calderoli, prima di Meloni, anzi si dice “molto soddisfatto”. E probabilmente non si tratta solo di considerazioni di rito. Ma la road map per rimettere in carreggiata la coalizione non solo per le Amministrative, dove andrà divisa solo in cinque delle 26 città capoluogo al voto, ma soprattutto per le Politiche del 2023 è ancora lunga e irta di ostacoli.

FdI non solo mette il paletto della riconferma di Musumeci in Sicilia, dove si voterà per la Regione, ma torna a porre la richiesta agli alleati, oggi al governo, di “chiarezza” sul fatto che non ci saranno altre alleanze con Pd e Cinque Stelle, pur usando il partito di Meloni la formula diplomatica: “Confida nella chiarezza” e dicendosi soddisfatto sul “no al proporzionale” venuto dal vertice.

Salvini preferisce non parlare. Interviene con nettezza Berlusconi, al quale anche le stesse modalità un po’ tortuose del vertice restituiscono di fatto un ruolo guida, da collante della coalizione che prova faticosamente a ripartire: “Soltanto un pazzo potrebbe mandare all’aria la coalizione”. Avverte il Cav:” È evidente che se il centrodestra si disunisse perderemmo le elezioni e vincerebbe la sinistra”.

Non a caso, più o meno nelle stesse ore, alla direzione del Pd Enrico Letta invita i suoi a non farsi illusioni, perché, a suo avviso, il centrodestra si rimetterà insieme. Se il centrodestra ha i suoi problemi, Letta è alle prese con l’offensiva di Giuseppe Conte. E il fatto che almeno su un punto ieri Salvini, Meloni e Berlusconi abbiano trovato la quadra, cioè il no al proporzionale, non suona come una entusiasmante notizia per chi nel Pd preme per la riforma della legge elettorale per sganciare il leader pentastellato.

Dopo lo sfarinamento al Senato dei Cinque Stelle che ha portato all’elezione della senatrice azzurra Stefania Craxi a presidente della commissione Esteri, di cui già era vice, fonti della Lega sottolineano:  “È la dimostrazione che il centrodestra unito vince”. Salvini, dopo Antonio Tajani, coordinatore di FI, è il primo degli alleati a complimentarsi con la figlia di Craxi per il prestigioso incarico. Mentre nel Pd masticano amaro per la conduzione di Conte e Letta definisce la vicenda “un grave errore”. Stefania Craxi, dal canto suo, dichiara subito che la sua linea avrà “chiari connotati atlantici, ma senza subalternità”, in linea con il padre Bettino. Sembra passata un’era dalla presidenza “filo-putiniana” del grillino Vito Petrocelli.

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