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Meloni

Come si muoverà il centrodestra alle Europee

Le sfide di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Le frizioni tra Meloni e Salvini. E gli scenari per le Europee. Il punto di Sacchi

Antonio Tajani dice dal palco di FdI a Pescara che “è miope competere nel centrodestra” e che il punto “non è superare nessuno” ma “vincere tutti”. Ma, come era forse fisiologico, a poco più di un mese dalle Europee, dove si corre con il proporzionale, il palco della convention di FdI a Pescara, dove il premier Giorgia Meloni scioglie la riserva e si candida alle Europee (“perché io sono un soldato”, dice in un lungo intervento risoluto e pieno di passione), non è quello di Atreju del dicembre scorso. Palco a tre (accanto a Meloni con Tajani c’era anche Matteo Salvini), cornice unitaria della preparazione alla corsa ognuno per sé alle Europee. Un quadro perfetto. Forse troppo per ripetersi e forse stavolta la fisiologica divisione dovuta al proporzionale è parsa andare anche un po’ oltre alle stesse intenzioni dei leader della coalizione dove oggettivamente si è notata più di altre volte l’assenza della leadership unitaria di Silvio Berlusconi.

“Matteo ci ha preferito il ponte”, scherza Meloni che subito però aggiunge a giustificazione dell’alleato, altro vicepremier con Tajani, che “non è facile essere genitori”. Salvini in collegamento aveva detto che era ormai l’ultima domenica, prima dell’8 e 9 giugno, che poteva stare con sua figlia Mirta. Le agenzie di stampa parlano anche di una successiva telefonata scherzosa tra Meloni e Salvini in cui i due avrebbero scherzato sui resoconti giornalistici delle loro divisioni. Resta il fatto oggettivo che non è stata la giornata migliore per l’unità della coalizione di centrodestra le cui frizioni sulla candidatura del generale Roberto Vannacci da parte di Salvini comunque appaiono zuccherini al confronto del campo più che largo semidistrutto a sinistra. Il senatore leghista Claudio Borghi che si candida alle Europee posta su X con franchezza e amarezza che mai si era visto “un attacco così concentrico a Salvini anche da parte di alleati”.

Critiche per un’intervista di Vannacci a La Stampa oltre che dalla sinistra, da FdI, FI, Noi Moderati di Maurizio Lupi al generale e indirettamente o direttamente allo stesso Salvini. Borghi si candida quindi per un gesto di lealtà nei confronti del suo leader ,”oggetto di attacchi immeritati”. Vannacci precisa di essere stato frainteso, di non aver mai detto di volere classi separate per i disabili, semmai “più attenzione per loro”. Ma partono critiche anche dall’ interno della stessa Lega (Giorgetti, Centinaio, Fedriga e altri), pure da parte di chi, pur essendo la candidatura nell’aria da mesi, in Via Bellerio se ne era rimasto finora abbastanza zitto.

Intanto il libro di Salvini, Controvento, che sarà presentato a Roma domani, 30 aprile, dall’autore con in programma lo stesso Vannacci, è, intanto, alla seconda ristampa. Meloni non ne parla. Ma prima del suo intervento, sabato scorso era stato il ministro della Difesa, cofondatore di FdI, Guido Crosetto a fare l’affondo condito da sarcasmo pure contro Salvini.

Al di là degli impegni da genitore era probabilmente difficile che il leader leghista potesse partecipare alla conferenza di Pescara come nulla fosse. Competition is competition, come diceva Romano Prodi, cui per una volta verrebbe da dare ragione sulle critiche, a cominciare da Elly Schlein, a quelli che si candidano senza poi sedersi a Strasburgo. Ma il centrodestra probabilmente ha bisogno di maggiore prudenza nel darsi la pur difficile cornice unitaria quando si corre con il proporzionale. Perché, intanto, la Sardegna alle Regionali è già rimasta sul campo per un autogol della coalizione. E si voterà anche per l’Umbria, il Piemonte, e il prossimo anno per il Veneto.

La coalizione è a tre punte. Perché, al di là delle previsioni infauste da parte di improvvisati legologhi dell’ultim’ora e come risulta dal risultato della Basilicata, la Lega e Salvini sembrano destinati a resistere. Assegnare alle Europee un significato taumaturgico per tentativi da parte di qualcuno in FdI da partito pigliatutto e leadership unica della coalizione non sarebbe una grande idea. Ma non sono questi i propositi esternati dall’intervento di Meloni che si pone con prudenza l’obiettivo del 26,5 per cento come alle Politiche, sottolinea, come afferma Salvini, probabilmente anche per non essere spiazzata a destra dall’alleato, la necessità di affermare in Europa la formula italiana della vittoria del centrodestra unito. E non manca di punzecchiare il Ppe per le volte in cui si è trovato a votare con il Pse. Meloni comunque fissa l’obiettivo per FdI di diventare il partito di destra più numeroso in Europa.

Un po’ curiosamente una certa demonizzazione di Vannacci per frasi che comunque la prossima volta sarebbe necessario che formulasse meglio è stata quasi contemporaneamente accompagnata da una standing ovation a Pescara addirittura a Enrico Berlinguer con la figlia Bianca sul palco che intervistava il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Che ha invitato all’applauso in ricordo di Giorgio Almirante e la sua visita alla camera ardente a Botteghe Oscure al capo comunista. Senza nulla togliere al gesto di Almirante ricambiato poi da Giancarlo Pajetta, quelle però erano altre epoche. Ed è ora un po’ strano vedere una platea che si era definita per il 25 aprile “antifascista ma anche “anticomunista” (il ministro Gennaro Sangiuliano), “contro tutti i totalitarismi” (Meloni) “santificare” un leader che fu praticamente il più comunista di tutti, che ruppe con l’Urss “ma fino a un certo punto” (Craxi e non solo lui anche a proposito di finanziamenti al partito).

Berlinguer fu il leader inventore della questione morale che diventò superiorità morale e si trasformò come arma di attacco allo statista socialista, proprio colui che “sdoganò” il Msi ammettendolo per la prima volta nel 1983 alle Consultazioni per il governo. Seppur La Russa abbia fatto quest’anno un importante riconoscimento a Craxi, difficile ancora immaginare che la platea di FdI riservi un simile applauso allo statista socialista. Contraddizioni di una destra ” ancora sociale”, critica il politologo liberale, professor Luigi Curini su X. In politica in generale, si potrebbe dire anche giocando con le parole, santi e demoni non funzionano mai.

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