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Premierato

Perché sono stupito della posizione della Cei sul premierato

La critica della Cei alla riforma del premierato ha provocato la rottura della comunità cristiana: meglio auspicare un orientamento della Chiesa italiana ai veri temi del prossimo voto europeo. Il Canto libero di Sacconi.

 

La Conferenza Episcopale Italiana si è pronunciata in termini critici nei confronti della riforma del premierato e della cosiddetta autonomia differenziata. Ha invocato la coesione della comunità nazionale anche se contemporaneamente ha provocato la rottura di quella della comunità cristiana perché i temi trattati si riconducono non al magistero della Chiesa ma al contingente dibattito politico e in quanti tali risultano opinabilissimi.

Di elezione diretta del capo dell’esecutivo in funzione della stabilità parlò tra i primi con convinzione il cattolico Costantino Mortati durante i lavori della costituente. Poi è stato come l’albero di Bertoldo. Si doveva fare ma non c’era mai il modo giusto per farlo. Quanto alla maggiore autonomia regionale, la preoccupazione principale, analizzando i testi, potrebbe riguardare piuttosto la possibile esplosione della spesa in base alla costruzione onerosa dei livelli essenziali delle prestazioni. Senza ridurre i divari esistenti, mai a sufficienza segnalati dagli stessi vescovi che oggi temono quelli futuri e sembrano difendere gli attuali squilibri territoriali.

L’unità della comunità cristiana si dovrebbe invece definire sui principi non negoziabili in una Europa che sino ad ora li ha esplicitamente negati. Ma la modernità, per questi vescovi, consiste nell’accettare la pretesa di riformare l’uomo e non quella di riformare i moduli organizzativi di istituzioni, scuola, sanità, mercato del lavoro.

Una interpretazione malevola vorrebbe ricondurre la posizione della CEI alle dissonanze con il governo sull’ampliamento delle scelte dei contribuenti in ordine all’otto per mille. Invero, sarebbe ben strana una tale motivazione perché furono i governi precedenti a introdurre la possibilità di orientare le relative risorse a specifiche attività sociali dello Stato rendendole più concorrenziali. Meglio quindi restare ai fatti e auspicare un orientamento della Chiesa italiana ai veri temi del prossimo voto europeo. A partire dalla riscoperta delle radici greco-giudaico-cristiane.

Maurizio Sacconi

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