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Come e perché Cdu/Csu e Verdi si annusano in Germania

Verdi Germania

Tutte le novità nella Cdu e nei Verdi commentate dal professor Federico Niglia per Affari Internazionali

Settimana decisiva per la politica tedesca, con due partiti, la Cdu/Csu e i Verdi, che indicano i loro candidati in vista delle elezioni federali di settembre. Nel primo partito la conferma di Armin Laschet ha posto fine a un momento particolarmente agitato, in cui agli scandali si era affiancata una messa in discussione della candidatura dello stesso Laschet. Si era fatta largo con una certa prepotenza l’alternativa rappresentata da Markus Söder, carismatico leader bavarese con una scia di consensi in ascesa.

Tutte le volte che, in passato, la Cdu aveva scelto di far correre il rappresentante bavarese come candidato unico le urne avevano penalizzato il partito, dimostrando così la difficoltà di trasformare il successo in quel Land in un successo a livello federale. Sembra che questa volta queste considerazioni abbiano pesato e che dietro alla decisione di “confermare” Laschet vi sia la volontà di proporre una leadership più accettabile per il vasto elettorato tedesco.

Mentre tra la Cdu e il partito gemello bavarese definivano con un processo non privo di bizantinismi il loro Spitzenkandidat, i Verdi procedevano più spediti nell’individuazione di Annalena Baerbock come volto guida della competizione elettorale. Si può guardare a questo pronunciamento come a una candidatura di bandiera, fatta nella speranza di un risultato elettorale gratificante che garantisca al partito un peso determinante all’interno di una futura coalizione. Questo è certamente uno degli esiti possibili, che però non spiega fino in fondo lo spirito della strategia adottata dai Grünen e, soprattutto, la sua carica trasformativa sull’intero sistema dei partiti tedeschi. Un sondaggio Forsa diffuso da Rtl nelle scorse ore vede i Verdi in testa alle preferenze dei tedeschi con il 28% e la Cdu 7 punti indietro; mentre Baerbock sarebbe preferita dal 32% degli interpellati, a fronte del 15% di Laschet.

TRASFORMAZIONE STRUTTURALE

Analizzando la linea politica di Annalena Baerbock e la piattaforma programmatica dei Verdi, si rileva una trasformazione strutturale del partito rispetto all’ultima esperienza di governo, quella nel gabinetto Schröder in coalizione con i socialdemocratici della Spd. In quella stagione si erano evidenziati le potenzialità ma anche i grandi limiti dei “vecchi” Verdi. Ancora legato a un certo settarismo, il partito aveva seguito il suo leader Joschka Fischer nella convinzione di poter incidere per la prima volta in modo sistematico sull’agenda di governo. Questo era certamente avvenuto, ma la base aveva faticato ad accettare la logica compromissoria con gli interessi industriali che poi aveva definito il pacchetto di riforme dell’Agenda 2010. Una forte lacerazione si era poi consumata sul terreno della politica estera, quando la Germania aveva deciso di appoggiare gli Stati Uniti in Afghanistan.

Ora sembra che i Verdi, presenti nel governo di 11 dei 16 Länder e con sondaggi che li danno anche oltre il 20% a livello federale, siano pronti per superare le rigidità e le resistenze che ne avevano reso problematica la partecipazione alla politica nazionale. Molte delle spigolosità del passato appaiono scomparse o attenuate: l’evoluzione più significativa è probabilmente quella in politica estera, dove i tabu dell’antimilitarismo (che si riverberava anche in un rapporto problematico con gli Stati Uniti) appaiono superati o comunque confinati ad ambiti minoritari del partito.

AL CENTRO DELLE RIFORME

Ma a rendere i Verdi pronti per il governo (secondo alcuni anche per guidarlo) è soprattutto il fatto che l’ambiente sia passato dall’essere un tema accessorio a diventare la pietra angolare della trasformazione economica ma anche politica dell’Unione europea.

La centralità del tema ambientale spiega anche il diverso ruolo che i Verdi potrebbero svolgere all’interno di una futura coalizione. Il partito non è più da vedere come il soggetto che completa e arricchisce, come nel caso passato della coalizione rosso-verde, la piattaforma di un partito dominante focalizzato sulle politiche più tradizionali. Al contrario, i Verdi potrebbero essere il centro di una piattaforma di riforme che, partendo dall’ambiente, affronta con una prospettiva diversa i temi legati ai diritti, al lavoro e all’inclusione sociale e all’educazione, tutte tematiche che stanno molto a cuore all’elettore tedesco. Si può anche vedere nei Verdi un partito capace anche di agire nelle relazioni internazionali andando oltre una logica meramente rivendicativa. Forte anche di un’esperienza costruttiva e consolidata nel Parlamento europeo, il partito si presenta come fortemente integrato all’interno di reti transnazionali che travalicano, oramai, la dimensione interna dell’Unione.

I Verdi stanno progressivamente acquisendo un ruolo sempre più preponderante nel promuovere quella visione “normativa” delle relazioni internazionali che era stato un tratto identitario del cancellierato Merkel e che i Grünen stanno rivedendo e attualizzando rispetto alle nuove sfide.

PROSPETTIVE PER IL GOVERNO FEDERALE

Il modo in cui il partito dei Verdi è cambiato ha anche modificato la sua capacità di legarsi con altri partiti all’interno di una potenziale coalizione. In passato, infatti, l’unico interlocutore era la socialdemocrazia, che i Verdi in parte completavano con la loro agenda e in parte sfidavano sul margine sinistro dello spettro politico. Oggi le cose stanno diversamente: i Verdi non rappresentano un interlocutore per la sola Spd ma anche per la Cdu/Csu; un dato, questo, che ci riporta al discorso sul partito fino ad oggi guidato da Angela Merkel.

In linea di principio, la decisione di candidare Laschet, volto moderato della Cdu, sembra spianare la strada a un dialogo con i Verdi. Non va però dimenticato che, sia nella competizione per la guida della Cdu che poi per l’investitura a candidato cancelliere, Laschet ha dovuto confrontarsi con una corrente conservatrice (prima rappresentata da Friedrich Merz e poi da Söder) che comunque avrà un peso nella definizione della linea del partito.

Come alternativa a questa coalizione ve ne è però pronta un’altra, già testata, che vedrebbe un’alleanza tra Verdi e socialdemocratici e che potrebbe anche valersi del sostegno dei liberali, quella coalizione “semaforo” che la Cdu/Csu ha tutto l’interesse ad evitare.

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