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Che cosa pensa il mondo economico in Germania dei vertici Cdu

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Chi candiderà la Cdu per il dopo Merkel? L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino con umori e impressioni del mondo economico e imprenditoriale

Poco più di un anno fa, quando il congresso di Amburgo gli preferì Annegret Kramp-Karrenbauer, Friedrich Merz era senza alcuna ombra di dubbio il candidato preferito dagli imprenditori. Abbandonata la Cdu e la politica in contrasto con Angela Merkel, si era dedicato a tempo pieno alla sua attività privata: avvocato d’affari. Anni passati tra un consiglio di amministrazione all’altro, fino a sbarcare sulla poltrona più importante nella sede tedesca della prima società di investimento del globo: Blackrock. Quello che per molti suoi critici, dentro e fuori la Cdu, era un punto debole – la frequentazione dell’universo finanziario globale – per imprenditori e mondo economico in generale era un elemento di forza. Merz capiva di economia, esattamente quello che ci voleva per il partito anestetizzato degli ultimi anni di merkelismo.

Oggi le cose sono un po’ diverse. Un anno è ormai un tempo eterno anche per la politica e nei sondaggi condotti in questi giorni dai principali quotidiani tedeschi, sebbene Merz resti ancora in cima ai desideri degli imprenditori, altri profili iniziano a farsi largo. Non quello di Armin Laschet, attuale presidente del Nordreno-Vestfalia e fedele seguace della linea modernizzatrice di Angela Merkel che, se si candiderà, secondo molti osservatori politici partirà come favorito potendo contare sul supporto del corpaccione merkeliano del partito. Laschet è però in fondo alla lista dei desideri degli imprenditori, nonostante molti apprezzino la sua politica di semplificazione della burocrazia nel Land che governa. Lo conferma senza mezzi termini alla Frankfurter Allgemeine Zeitung Stefan Wolf, presidente dell’azienda di forniture automobilistiche Erling-Klinger e dell’associazione degli imprenditori Südwestmetall, che in quanto detentore anche di una tessera della Cdu non ha peli sulla lingua: “Laschet non va bene, per una svolta e un cambiamento ci vuole uno come Jens Spahn, il più attivo tra i ministri in carica”.

Spahn, ministro della Sanità, è uno dei nomi in corsa. Ci aveva già provato la volta scorsa, in rappresentanza della componente conservatrice, prima che Merz gli rubasse la scena. Aveva comunque lasciato una buona impressione, galvanizzando la platea con un discorso brillante e lasciando intendere che, seppur giovane, la stoffa per guidare il partito non gli mancava. È probabile che ci riproverà, contando su una maggiore esperienza e sul fatto di essere stato uno dei pochi ministri di questo governo ad aver lasciato il segno.

Non sono pochi gli industriali che, come Stefan Wolf, si affiderebbero volentieri a una figura di rinnovamento anche generazionale come quella di Spahn. Di lui la Faz rivela come nei mesi scorsi abbia insistentemente cercato contatti nel mondo dell’associazionismo imprenditoriale, accreditandosi come uomo del fare, interessato a capire le preoccupazioni che agitano un ambiente che dopo tanti anni si trova ad affrontare una situazione di crisi. Nel frattempo ha incassato sull’Handelsblatt le lodi di Jürgen Heraeus, presidente della potente unione delle aziende familiari dell’Assia (la regione di Francoforte), che ne apprezza l’accresciuto profilo e il pragmatismo mostrato al ministero. Potrebbe essere proprio questa la sua seconda carta da giocare nella rivalità con Merz, oltre a quella generazionale: la capacità di mediare, di ottenere compromessi, puntando su uno stile pragmatico finalizzato al risultato.

Le associazioni imprenditoriali di Berlino, per vicinanza geografica più sensibili di altre agli umori della politica, temono che una personalità forte e polarizzante come quella di Merz possa sì far riconquistare parte dei voti emigrati verso la destra di Afd, ma farne perdere almeno altrettanti nell’elettorato di centro più moderato. Timori confermati dall’esperto di sondaggi dell’istituto Forsa, Manfred Güllner. Gli imprenditori non dimenticano che il cancelliere che ha realizzato le riforme economiche a loro più favorevoli negli ultimi decenni si chiama Gerhard Schröder, ed era un socialdemocratico. Il profilo di Spahn, più sociale che liberale, potrebbe dunque favorirlo.

Un altro nome che ha fatto capolino negli ambienti economici è una new entry: Markus Söder, presidente della bavarese Csu e della stessa Baviera. Un tempo uomo duro dei cristiano-sociali, si è recentemente distinto per una netta contrapposizione al nazional-populismo di Afd. Ha posizioni che sull’immigrazione possono solleticare la sensibilità dei più conservatori e allo stesso tempo ha scoperto una vocazione ambientalista che lo ha portato a contatto con i Grünen. “È uno che avrebbe la forza di rilanciare la Germania”, ha detto al settimanale Focus Klaus Fischer, a capo dell’omonima azienda che produce legno composito. Un parere che trova sempre più consensi fra gli industriali ma che si scontra con due ostacoli: la storica difficoltà di un candidato bavarese di competere in un’elezione federale e il rifiuto appena annunciato dal diretto interessato.

E poi c’è Friedrich Merz. Nonostante il flirt con facce nuove, resta ancora lui il candidato ideale, quello che raccoglie il maggior numero di consensi nel mondo economico. Per molti imprenditori “è arrivata l’ora di Merz”, il momento in cui la Cdu sia guidata da un politico che conosce le regole dell’economia. È la Welt che raccoglie le opinioni dei suoi sostenitori, dal co-fondatore dell’Europa Park Roland Mack al presidente dell’industria tessile Trigema Wolfgang Grupp, fino al costruttore di tunnel Martin Herrenknecht. Sono soprattutto i manager delle piccole e medie imprese a tifare per Merz, l’uomo che li ha nuovamente sedotti con una proposta di semplificazione fiscale che dovrebbe alleggerire i costi delle dichiarazioni dei redditi per tutti (lo fece anche in passato, promettendo una riforma che avrebbe fatto rientrare i papielli delle dichiarazioni in un sottobicchiere di birra).

Poco più di un anno fa non ce la fece per un soffio e anche questa volta la strada del rientro da protagonista sulla scena politica inizia in salita. Un primo sondaggio, realizzato interpellando un campione di militanti della Cdu, conferma tale impressione e misura anche la distanza che separa le intenzioni della base del partito da quella degli imprenditori, più o meno simpatizzanti. Il sondaggio indica Laschet, Söder e Merz stretti in una manciata di punti percentuali (rispettivamente 26, 25 e 24%), mentre il ministro Spahn segue a distanza con l’11%. Se questi sono i blocchi di partenza, la strada fino al congresso di dicembre è ancora molto lunga. Ma intanto va segnalata una curiosità e una certezza. Se alla fine i candidati dovessero essere quelli quotati oggi (Merz, Laschet, Spahn), si tratterebbe di fatto di un furioso derby regionale, giacché tutti e tre provengono dal Nordreno-Vestfalia (che è poi la federazione Cdu più numerosa). La certezza è che, dopo anni di guida al femminile (prima Merkel, poi Akk), la Cdu tornerà ad affidarsi a una figura maschile.

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