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Delmastro

Perché Delmastro può anche sorridere

Il caso del sottosegretario Delmastro non scalda troppo (giustamente) neppure i quotidiani più anti governo. I Graffi di Damato.

Per quanto a mani rigorosamente alzate per il rinvio a giudizio rimediato al tribunale di Roma – dove la giudice Maddalena Cipriani lo ha mandato a processo coatto per rivelazione di segreto d’ufficio sull’ormai dimenticato caso Cospito, di cui il pubblico ministero aveva chiesto inutilmente l’archiviazione – il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove ha probabilmente prenotato un posto di ministro al prossimo rimpasto. Altro che le dimissioni chieste dall’incarico attuale, o il ritiro delle deleghe conferitegli l’anno scorso dal guardasigilli Carlo Nordio, secondo la richiesta avanzata dal cosiddetto campo largo. Che è ricostituito nell’occasione fra il presidente delle 5 Stelle Giuseppe Conte e la segretaria del Pd Elly Schlein: in ordine rigorosamente alfabetico, che rischia di diventare anche l’ordine dei loro partiti nella graduatoria elettorale delle opposizioni.

I RICHIAMINI DI REPUBBLICA E FATTO

Ad essere, o mostrarsi, poco convinti dell’esito del processo che comincerà il 12 marzo sono stati due giornali di solito molto sensibili alle accuse giudiziarie, sia nella versione normale promossa da un pubblico ministero sia nella versione “inusuale” -come dicono a Palazzo Chigi – di un giudice che sorpassa e smentisce il magistrato d’accusa.

La Repubblica, per esempio, ha relegato in fondo alla prima pagina, a sinistra, il richiamo di ben tre pagine e quattro articoli dedicati nell’interno alla vicenda giudiziaria di una ben strana violazione di segreto d’ufficio. Che sarebbe avvenuta al Ministero della Giustizia all’insaputa del guardasigilli Nordio. Il quale, però, una volta informatone, ha contestato in Parlamento che si trattasse di segreto. Esso consisteva in un rapporto del dipartimento penitenziario su incontri in carcere avvenuti fra una delegazione del Pd, l’anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito e altri detenuti, stavolta di mafia, solidali con lui nella lotta al regime speciale riservato ai più pericolosi. Ancora più modesto è stato il richiamo in prima pagina dei servizi pubblicati dal Fatto Quotidiano all’interno.

Li chiamerei, entrambi, richiamini di fronte all’”alta tensione” nei rapporti fra governo e magistratura annunciata in apertura dal Corriere della Sera, all’”assalto” delle toghe preferito dal Giornale o al “governo in trincea” di Domani, il giornale della “radicalità” scoperta e praticata in vecchiaia avanzata da Carlo De Benedetti.

IL SARCASMO DEI VIGNETTISTI SU DELMASTRO

Non parliamo poi della fantasia e del sarcasmo dei vignettisti: per esempio, Stefano Rolli che sulla prima pagina del Secolo XIX ha imbarcato Delmastro sullo stesso frecciarossa intestato di recente al collega di partito e ministro Francesco Lollobrigida per la fermata straordinaria concessagli a Ciampino in considerazione del forte ritardo con cui viaggiava il convoglio.

Più che a processo, direi che Delmastro è ormai in piena carriera di governo, provvisto com’è dell’indiscusso appoggio della premier Giorgia Meloni, condiviso o contestato secondo casi e gusti.

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