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Caro Di Maio, né con gli Usa né con la Cina. I consigli dell’Ispi al governo Conte 2

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I suggerimenti in politica estera per il nuovo governo composto da M5s e Pd che arrivano da un report dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) diretto da Paolo Magri

 

L’interesse dell’Italia, più che prendere le parti di Stati Uniti o della Cina, è insistere per il ripristino delle regole sugli scambi internazionali siglate nell’ambito del Wto.

E’ questo il consiglio che arriva dall’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) diretto da Paolo Magri per il nuovo governo e per il neo ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

L’Ispi ha pubblicato un dossier diviso in 5 parti: Europa, migrazioni, relazioni Usa-Cina, Russia e Libia.

Lo scontro principale è tra i due giganti del commercio mondiale, gli USA e la Cina, ma tra i due litiganti, il terzo – l’Europa, e anche l’Italia – gode? In questo caso proprio no, scrive Lucia Tajoli nella parte sulle relazioni con Usa e Cina.

“Per il momento, per l’Europa e per l’Italia in particolare le conseguenze dirette dei nuovi dazi sono state piuttosto limitate, ma la situazione sta peggiorando rapidamente. Non è affatto casuale che il forte rallentamento dell’economia tedesca, il principale esportatore europeo, coincida proprio con l’acuirsi della guerra commerciale”, scrive l’Ispi.

Cosa può fare la politica estera italiana? Che posizione dovrebbe prendere il nostro paese in questo scontro?

Risponde il pensatoio diretto da Magriu: “Gli Usa sono il nostro principale mercato di sbocco al di fuori dell’Europa e un fondamentale fornitore, oltre a essere un alleato e un partner storico. Abbiamo quindi tutto l’interesse che il mercato americano rimanga aperto alle nostre esportazioni. Ma nonostante questo interesse, è davvero difficile prendere le parti degli USA in questa circostanza, dal momento che il Presidente Trump ha agito in chiara violazione (sostanziale, se non formale) degli accordi internazionali sugli scambi tra paesi”.

L’Italia – aggiunge l’Ispi – ha anche molto interesse a migliorare le proprie relazioni economiche con la Cina, il secondo importatore al mondo, e il mercato attualmente in maggiore espansione, nel quale la posizione delle imprese italiane è ancora troppo debole. Ma è sicuramente vero che anche alla Cina possono essere rimproverate molte scelte relative alla sua politica economica, e dunque non appare al momento come un partner pienamente affidabile neppure sul piano puramente commerciale”.

Conclude il report dell’Ispi: “L’interesse dell’Italia, più che prendere le parti di uno o dell’altro, è insistere per il ripristino delle regole sugli scambi internazionali siglate nell’ambito del WTO. Sono regole criticabili e imperfette nel complesso scenario dei mercati mondiali del Ventunesimo secolo, ma hanno consentito il miglioramento delle condizioni economiche di molti paesi negli ultimi decenni e operano sicuramente meglio della guerra commerciale”.

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