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Carlo Verdone, il politicamente corretto e gli imbroglioni

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Perché dobbiamo essere grati a Carlo Verdone. Il Cameo di Riccardo Ruggeri

Noi cittadini comuni senza particolari eccellenze, ma anche senza particolari negatività, apòti, membri della mitica “maggioranza silenziosa” dobbiamo essere grati a Carlo Verdone. La sua sintesi “Ebbasta có sto politicamente corretto. Basta, ne abbiamo le palle piene, nun se ne po’ più … Sta diventando ‘na patologgia”.

Ha ragione, seguendo questo andazzo non farà più ridere, cioè non potrà più fare il suo mestiere. Esattamente ciò che sto vivendo io da molti anni, da quando decisi di fare “giornalismo”, uno dei mestieri più difficili, se svolto con assoluta onestà  intellettuale. Decisi che avrei scritto dei Camei (una specie di syndacated columnist and author de noaltri) secondo una mia personale (moderata) linea editoriale, banalmente liberale e cattolica. Li posto sul mio banchetto-blog a disposizione di chi vuole pubblicarli con due sole condizioni: a me nessun compenso, a voi nessuna possibilità di intervenire sul testo. Chiunque si presenta al banchetto, indipendentemente dalla sua linea politico editoriale, io autorizzo la pubblicazione. Democrazia liberale in purezza.

Dall’arrivo di questo Premier double face, e della sua corte, il politicamente corretto mi sta condizionando in modo inaccettabile. Due esempi. Dal primo giorno critico il Premier, lo facevo quando era politicamente devoto ai 5S e ai leghisti (allora ricevevo applausi), lo faccio ora che è devoto ai dem e ai 5S (curioso, ricevo invece insulti). Perché? Il Premier è sempre lo stesso, un membro del Deep State, politicamente inetto e vanitoso, come quelli che lo sostenevano prima e quelli che lo sostengono ora. Mi chiedo: come può uno sconosciuto avvocato, dall’inesistente curriculum, scelto da uno dal curriculum ancora più inesistente, disegnare e procedere all’execution di un piano di 200 miliardi che può salvare o definitivamente affossare un Paese malato?

Con l’arrivo del “Virus” la cosa è ulteriormente peggiorata. Sta passando il messaggio che chi non è d’accordo, su qualsiasi argomento, con le attuali élite demo-grilline, è un “negazionista”. Trattasi di una volgarità fascistoide, perché questo termine è legato in modo esclusivo e irreversibile all’olocausto degli ebrei, e chi lo usa impropriamente è un disonesto intellettuale.

Cito un episodio di questi giorni dopo che Silvio Berlusconi, i suoi figli e amici sono risultati “positivi”. Non c’è dubbio che se si usa l’ignobile termine “negazionista” per loro, si devono definire tali sia Nicola Zingaretti, sia importanti sindaci dem e ras dei media. Ricordiamo tutti, pochi mesi fa, quando era politicamente corretto minimizzare l’impatto del “Virus”, quando costoro davano dei “razzisti” a quelli che volevano mettere in quarantena i cinesi di ritorno da Wuhan. Per rafforzare il messaggio si facevano riprendere mentre mangiavano involtini primavera, accarezzavano bimbi cinesi, brindavano sui Navigli, perché “Milano non si ferma!”

Ci rendiamo conto del degrado umano nel quale il politicamente corretto di pochi esaltati ci sta portando? Perché se non accetti le fisime di costoro devi essere bollato come “razzista” ovvero come “negazionista”. Perché tertium (apòta) non datur? Come può un big dei media definire Nicola Zingaretti “semi negazionista” (come pendant ci sarà il “semi razzista?”) mentre il dottor Silvio resta invece un “negazionista con focolaio negazionista al seguito”? Ma non basta, la mazzata finale è stata terribile per il dottor Silvio: con il ricovero in ospedale per Covid-19 è diventato pure un “imbroglione”.

Ci rendiamo conto dove ci sta portando questo approccio? Se il dottor Silvio è un negazionista, lo sono (o lo sono stati) i suoi avversari politici o economici, se è un imbroglione, lo è esattamente come coloro che operano nel business e nell’alta politica. Seguendo questo schema non si può essere grandi imprenditori, o importanti Ceo, o super politici, et similia, senza essere stati o essere “imbroglioni”, nell’accezione della Treccani  (“bidonista, furfante, lestofante, ciarlatano”). Oltretutto sono note le storie, tutte documentate, delle grandi famiglie dell’imprenditoria e del potere, dei mega Ceo, dei super politici di destra, centro, sinistra, e di come hanno creato i loro patrimoni e il loro potere. Tutti al profumo d’imbroglio. Insultando il dottor Silvio non si accorgono che stanno insultando loro stessi?

Dove ci conduce l’approccio cultural-linguistico di costoro? Alle ovvie conclusioni di ogni persona perbene: “Siete tutti uguali, negazionisti  o razzisti quando vi fa comodo, imbroglioni sempre”. Il politicamente corretto come moltiplicatore di un idiota conformismo? Accettate un consiglio, amici cari: datevi una regolata, vi state facendo del male da soli.

Zafferano.news

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