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Cari editori, ecco come vorremmo fossero i libri di religione

di

LIBRI RELIGIONE

Conversazione di Ruggero Po con Lorenzo Galliani, professore di religione di Bologna, che insegna in 19 classi diverse.

 

Libri di religione. È su questo tema che si concentra questo Senno di Po, che prende spunto da un post di Lorenzo Galliani, professore di religione di Bologna, che insegna in 19 classi diverse.

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IL POST DI LORENZO GALLIANI

Mi permetto di dare qualche consiglio non richiesto alle case editrici che pubblicano libri di testo di religione per le scuole medie:

– NON CI SERVONO ENCICLOPEDIE. Cosa ce ne facciamo di mattoni di 400 pagine? In un anno abbiamo 33 lezioni. In teoria. In pratica circa 25 (la prima e l’ultima lezione dell’anno non valgono, qualche assenza si conta, assieme a ore date per questo o quel progetto, e quest’anno c’è pure educazione civica che ci rosicchia qualche ora). E non sono ore piene. Meglio poco, ma con un senso, un percorso coerente. Trenta pagine sui profeti no, non le farò leggere ai miei alunni.

– CAMBIATE TITOLI. “Quanto è bella la vita”, “Camminiamo insieme”, “Con un cuore grande”, “Insieme guardando in alto”. Sono titoli inventati, ma simili a quelli di molti libri veri. E basta! Non siamo nel gruppo di alcolisti anonimi.

– FACCIAMO I PRECISINI. Non per fare il precisino, ma facciamo i precisini. Non si può esordire dicendo che l’Insegnamento della Religione non è catechismo, e poi dare per scontati fatti non accolti dai non credenti. Basta aggiungere “secondo il vangelo”, “secondo la Bibbia”, “secondo la Chiesa”. È anche una forma di rispetto per i nostri alunni non cristiani. Vale ovviamente anche sulle altre religioni. In un libro di religione ho trovato scritto che “Maometto ha ricevuto la rivelazione da Dio per mezzo dell’arcangelo Gabriele”. Sì, magari specifichiamo secondo chi, perché si può tranquillamente non condividere questa affermazione.

– SONO RAGAZZI. Gli alunni delle medie sono ragazzi. Prendere il libro delle elementari, dargli una veste grafica un po’ nuova ma riproporre la stessa pappa è una furbata.

– BASTA CON L’AUTOCONVINCIMENTO. Gli studenti possono non avvalersi del nostro insegnamento. Per questo, possiamo sentirci meno importanti dei prof di italiano, matematica e così via (e a onor del vero, io da studente non ero minimamente preoccupato del giudizio di religione ). Un libro che si apre con una citazione di Massimo Cacciari sul fatto che l’insegnamento della religione dovrebbe essere obbligatorio non parte proprio alla grande.

Abbiamo davvero bisogno di automotivarci? Non possiamo essere noi insegnanti, con l’entusiasmo e la disponibilità ad ascoltare i ragazzi, la vera motivazione per questa materia? Anche perché, con tutto il rispetto, chissenefrega di Cacciari.

– BASTA CON DE ANDRÈ A CASACCIO. De Andrè e Branduardi. Li adoro. Ma possiamo avere qualche altro riferimento musicale sul senso religioso? Stessa cosa con i film: bellissimi quelli di Liliana Cavani, ma si può trovare qualche gancio con film più recenti? No, non mi riferisco al documentario sui monaci che stanno in silenzio per sei ore di riprese.

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