Approfittiamo della domenica palmare per azzardare un’elucubrazione a forte rischio supercazzola, prendendo spunto da qualche commento del giorno. Giuliano Amato dice che il no referendario avrebbe rappresentato anche un segnale di allarme contro le pericolosissime autocrazie, da cui ci salveranno i giovani. Il controllo di polizia all’eurodeputata Ilaria Salis ha scatenato una reazione indignata in cui il “lei non sa chi sono io” si è mescolato con l’accusa di regime, confutata dalla questura che parla di atto dovuto e richiesto dalla Germania. Landini dice che serve un altro Pnrr, Giorgetti che dovremo sforare il Patto di stabilità se la crisi di Hormuz dovesse protrarsi. I primi due convergono nel dire che le democrazie sono minacciate, dunque, i secondi due nel proporre di fare altri debiti per affrontare i nostri problemi economici.
Quattro persone che per ruolo dovrebbero fornirci soluzioni meditate e articolate, basate su analisi serie, buttano lì battute che anche solo a una prima occhiata sembrano superficiali quanto poco credibili. Aggiungiamo una quinta dichiarazione, per confermare il mood: il ministro Valditara che sostiene di fronteggiare con successo la violenza giovanile mediante una formazione scolastica dedicata, un ammodernamento della vecchia educazione civica. I vip che concionano con cotanta sicumera sono i degni rappresentanti di noi cittadini che alla prima occasione fisica o virtuale di colloquio ci inerpichiamo in diagnosi, eziologie e terapie per i più svariati problemi umani, sociali, economici e politici come se ne fossimo i massimi esperti planetari.
Qualche sera fa, per esempio, un medico mi spiegava come la sanità pubblica sia in crisi (frase sempre buona, crisi è cambiamento quindi tutto è sempre in crisi), perché vogliono (terza persona plurale indefinita, un altro classico di queste chiacchiere) distruggerla a vantaggio di quella privata (danno generale a vantaggio dell’interesse di pochi, ennesimo evergreen retorico). Non sono assurdità assolute, non sono errori conclamati, sono però cose meramente plausibili, senza verità o ragione dimostrate. Con cui arriviamo fino a tagliare banalità con l’accetta e tracimare nel ridicolo, come Repubblica che titola il pezzo di Scurati “I nostri figli perduti tra coltelli e smartphone”. Oppure a riempire una chat sul polpo con dichiarazioni di non mangiarlo più perché è intelligente, conseguendone quindi che la gallina è commestibile perché “non è intelligente”, come dicevano Cochi e Renato.
Ci piace tanto chiacchierare e non c’è nulla di male. Ma ci piace anche atteggiarci a giudici competenti di qualunque tema di attualità (covid, guerre, riforme, sport invernali…) del quale forniamo analisi e soluzione, dopo che a nostra volta abbiamo incrociato un post, un reel, un ospite di talk, un passante che ne parlava e di cui ripetiamo la mera ipotesi. Oppure la contestiamo, perché poi filtriamo il bombardamento notiziale cui siamo sottoposti attraverso il nostro pregiudizio. Prepariamoci perché la campagna elettorale, duri due mesi con voto a giugno prossimo o un anno abbondante con voto nel 2027, ci sottoporrà a un’estenuante full immersion di chiacchiere inutili. Inutili come queste che forse avete letto.







