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Che cosa emerge dal sì della Camera dei Comuni all’accordo su Brexit

Johnson Rimpasto

Risultato lusinghiero per Johnson, spaccatura dei Laburisti e non solo. Tutti i dati politici del voto della Camera dei Comuni su Brexit nel punto di Daniele Meloni

521 voti a favore, 73 contro. L’Aula della Camera dei Comuni ha approvato lo European Future Relationship Bill, che recepisce l’accordo tra Londra e Bruxelles siglato lo scorso 24 dicembre da Boris Johnson e Ursula Von Der Leyen. La Brexit diventerà dunque realtà dal prossimo 1 gennaio.

Si tratta di un risultato lusinghiero per il Premier britannico che, anche oggi, ha tenuto a precisare che “è finito un capitolo nella storia del Regno Unito” e che “il prossimo vedrà un nuovo rapporto di amicizia e cooperazione con i vicini europei di Londra”. Michael Gove, il Ministro per il Gabinetto, ha concluso il dibattito – tenutosi in parte dal vivo in Aula e in parte da remoto – ringraziando tutti i negoziatori di entrambe le parti e parlando di una “scelta che rispetta la democrazia britannica”.

Il Regno Unito con la Brexit riafferma l’alterità del suo sistema politico e giuridico e dà nuova linfa al modello Westminster, criticato da più parti anche dalle minoranze parlamentari (LIbDems in primis). Plurality, democrazia governista, rule of law e common law si rinnovano con un voto che, a ben vedere, non dispiace nemmeno a tutti quei parlamentari che hanno votato contro per disciplina di partito.

I dati politici del voto della Camera dei Comuni sono 3: la spaccatura all’interno dei Laburisti nonostante l’appello a votare a favore del leader, Sir Keir Starmer; il voto compatto dei deputati nordirlandesi di tutti i partiti unionisti o nazionalisti (SDLP, DUP e Alliance) contro l’accordo; e, infine, il voto compatto anche dei nazionalisti scozzesi che, dopo avere fatto campagna per un accordo a qualsiasi costo pur di non avere un no deal, hanno votato proprio nell’unica maniera per cui un no deal si sarebbe verificato se la loro presa di posizione fosse stata maggioritaria nell’Aula.

Un momento toccante durante la discussione si è avuto quando ha preso la parola Owen Paterson, che si è rivisto, seppur da remoto in Aula, dopo 6 mesi. Nello scorso mese di giugno Paterson ha perso sua moglie, Jane, che si era tolta improvvisamente la vita. Il deputato Tory ha ringraziato tutti i presenti per l’affetto e le condoglianze e ha detto di essere impegnato perché a nessuna famiglia tocchi quello che è toccato in sorte alla sua. Paterson, ex Ministro per l’Irlanda del Nord, ha annunciato la sua astensione motivandola con l’ulteriore distacco che verrebbe a realizzarsi tra Belfast e Londra a causa dell’accordo.

Proprio su Scozia e Nord Irlanda dovrà focalizzarsi un Johnson sicuramente rafforzato dalla vittoria parlamentare ma che deve già occuparsi dell’emergenza Covid e del crollo dell’economia causa lockdown. Il deputato dei socialdemocratici e laburisti nordirlandesi (SDLP) ha affermato che la “Brexit è una vittoria del nazionalismo inglese”. Ian Blackford, capogruppo dei nazionalisti scozzesi dell’SNP, ha rimarcato come con l’accordo di Johnson i pescatori scozzesi usciranno penalizzati, snocciolando quote di salmone, merluzzi ed eglefini che non potranno essere pescati dai fishermen scozzesi. Gove ha tagliato corto “raccomandando ai Comuni il voto favorevole” e affermando che “ai tempi del referendum sull’indipendenza l’SNP era il partito che non accettava il “no” come risposta, mentre oggi lo stesso partito sembra incapace di dire “sì”.

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