Skip to content

Bulgaria nell’Euro: tra speranze europee e divisioni interne

La Bulgaria entra il primo gennaio nell’eurozona, tra entusiasmi per l'integrazione europea e profonde divisioni popolari segnate da timori di inflazione, instabilità politica cronica, corruzione e influenze filorusse.

Oggi, 1 gennaio, la Bulgaria è entrata ufficialmente nell’eurozona, diventando il 21° Paese a condividere la moneta unica.

Si tratta di un traguardo lungamente atteso, che completa un percorso di integrazione iniziato quasi vent’anni fa con l’adesione all’Ue e proseguito con l’ingresso nello spazio Schengen.

Eppure, questo appuntamento arriva in un clima di forte contrapposizione: da un lato entusiasmo per le prospettive di stabilità e crescita, dall’altro timori di rincari, perdita di identità nazionale e un senso generale di sfiducia verso le istituzioni.

Instabilità politica cronica, corruzione radicata e campagne di disinformazione hanno reso il passaggio più controverso del previsto, dividendo profondamente i 6,5 milioni di bulgari.

BULGARIA NELL’EURO DAL PRIMO GENNAIO

L’adozione dell’euro rappresenta il coronamento di un cammino iniziato nel 2007, quando Sofia entrò nell’Unione Europea.

Come sottolinea il Financial Times, il Paese ottiene ora un posto al tavolo del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, rafforzando la propria voce nelle decisioni monetarie del continente.

Ursula von der Leyen ha parlato di un passo che “rende l’economia più resiliente e competitiva”, mentre il Guardian riporta le parole del commissario Valdis Dombrovskis, che considera questo passaggio fondamentale in un’epoca di tensioni geopolitiche.

Bloomberg, però, ricorda che quasi la metà dei bulgari avrebbe preferito conservare il lev, la moneta nazionale introdotta nel 1881 e ancorata all’euro già dal 1997.

Per molti il cambio arriva troppo presto, in un contesto di crisi politica e sociale che offusca la festa.

LE DIVISIONI IN BULGARIA SULL’EURO

Gli umori della popolazione sono nettamente divisi.

Nei centri urbani, tra giovani e imprenditori, prevale l’ottimismo: per loro l’euro è l’ultimo tassello che inserisce la Bulgaria nel cuore dell’Europa moderna, semplificando viaggi, commerci e investimenti.

La BBC intervista un commerciante di tè a Sofia che già pregusta rapporti più facili con i fornitori della zona euro, mentre Reuters cita una pensionata entusiasta della comodità di non dover più cambiare valuta all’estero.

Nelle aree rurali e tra gli anziani, invece, dominano paura e diffidenza. Un piccolo imprenditore di Gabrovo lamenta che il cambio sia stato “imposto” senza referendum e prevede un’ondata di rincari.

Pensionati di Vidin, lungo il Danubio, raccontano al Guardian la propria ansia per il bilancio familiare, chiedendosi se convenga fare scorte o tenere i lev fino all’ultimo.

ABC News riporta le parole di una titolare di un salone di bellezza a Sofia: accoglie il cambiamento, ma teme che prezzi e costo della vita schizzino in un Paese dove lo stipendio medio è ancora lontano dagli standard occidentali.

IL CAOS POLITICO

Il passaggio all’euro coincide con uno dei periodi più turbolenti della recente storia bulgara.

A dicembre il governo di Rosen Zhelyazkov (nella foto) è caduto dopo imponenti proteste contro il bilancio 2026, aprendo la strada a quella che con ogni probabilità sarà l’ottava elezione in cinque anni.

The Economist descrive manifestazioni che hanno portato in piazza 100.000 persone solo a Sofia, un’eruzione di rabbia impensabile in un Paese storicamente percepito come docile.

L’assenza di un bilancio regolare e la fragilità delle coalizioni, dominate da figure controverse come l’ex premier Boyko Borissov e l’oligarca Delyan Peevski, hanno reso il momento storico ancora più amaro.

LA PIAGA DELLA CORRUZIONE

Al centro delle proteste c’è la corruzione endemica, che continua a frenare il Paese.

Bloomberg segnala che la Bulgaria è penultima nell’indice di percezione della corruzione di Transparency International tra i membri Ue, e l’Unione ha più volte bloccato fondi per la mancanza di riforme serie.

Indagini su alti funzionari raramente arrivano a condanne, alimentando la sensazione che nulla cambi davvero.

Goran Georgiev del Center for the Study of Democracy spiega come i partiti pro-europei abbiano usato l’appartenenza all’Ue per “ripulire” la propria immagine, deludendo chi sperava che Bruxelles imponesse finalmente ordine e trasparenza.

IL QUADRO ECONOMICO

Sul piano economico i numeri sono incoraggianti: come sottolinea Bloomberg, dal 2007 il PIL è quadruplicato, il debito pubblico è tra i più bassi d’Europa e i salari crescono più velocemente che altrove nel blocco.

Euronews cita l’economista Petar Ganev, secondo cui l’euro porterà benefici duraturi: maggior fiducia degli investitori, miglioramento del rating creditizio e inflazione solo marginale.

Eppure la Bulgaria resta il Paese più povero dell’Ue, con un PIL pro capite al 66% della media e la più alta disuguaglianza reddituale del continente.

A Sofia gli stipendi sono doppi rispetto al nord-est, la regione più povera d’Europa. La BBC teme che, senza riforme profonde, si rischi di seguire il “modello italiano” di stagnazione piuttosto che quello virtuoso dei Baltici.

L’OMBRA DELLA DISINFORMAZIONE RUSSA

A complicare il quadro ci sono le campagne di disinformazione orchestrate da forze filorusse.

Il partito nazionalista Revival ha organizzato proteste con bandiere russe e slogan contro la “perdita di sovranità”, mentre false notizie su confische di risparmi sono circolate sui social.

Il Guardian parla di una strategia decennale del Cremlino per ostacolare l’integrazione euro-atlantica della Bulgaria.

Analisti come Dimitar Keranov, citato da ABC News, vedono però nell’euro un argine all’influenza di Mosca, in un Paese che deve tuttavia fare i conti con gli storici legami culturali e politici con la Russia.

Torna su