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Budget Ue: fatti, numeri e approfondimenti

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L’approfondimento di Giulia Russo Walti sul budget messo a disposizione dell’Unione Europea da parte degli Stati membri

E’ il budget messo a disposizione dell’Unione Europea da parte degli Stati membri il dossier al centro delle attenzioni dei palazzi europei e nazionali.

Il budget permette di mettere in opera le politiche dell’Ue in funzione delle priorità prestabilite e deve sempre essere in equilibrio tra entrate e spese, poiché l’Unione ha l’obbligo di mantenere il bilancio in pareggio.

Il bilancio annuale deve rispettare un quadro finanziario pluriennale; in altre parole, il bilancio europeo viene votato per un periodo di sette anni con importi annuali massimi da non superare, i cosiddetti massimali.

Pertanto, nell’attuale periodo 2014-2020, questo quadro di riferimento prevede una spesa massima di 960 miliardi di euro, pari a circa 137 miliardi di euro all’anno, che rappresenta meno dell’1% del valore totale dell’economia dell’Ue (Reddito nazionale lordo di tutti gli Stati membri dell’Ue).

A titolo comparativo, nel 2018 il bilancio dell’Ue è stato di 160 miliardi di euro; il bilancio della Francia per lo stesso anno è di 330 miliardi di euro e della Germania di 343 miliardi di euro. Si tratta quindi di un valore modesto relativo ai bilanci nazionali dei maggiori contributori.

Secondo le disposizioni presenti all’art. 312 e 314 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Tfue), il progetto di bilancio annuale viene presentato dalla Commissione al Consiglio dei Ministri, e viene adottato in seguito all’approvazione della maggioranza nel Parlamento Europeo.

Allo stesso modo, il regolamento che fissa il quadro finanziario pluriennale viene adottato all’unanimità dai rappresentanti degli Stati membri riuniti nel Consiglio ed approvato in seguito dagli Europarlamentari, democraticamente eletti.

Inoltre, sebbene il 74% del budget dell’Unione sia gestito attraverso un partenariato della Commissione e gli Stati membri, investendo in settori come l’agricoltura, la politica di coesione, la crescita e l’occupazione, la responsabilità ultima per l’esecuzione del bilancio spetta alla Commissione.

I negoziati sul bilancio a lungo termine per il periodo 2021-2027 sono in corso. L’obiettivo dell’Unione è di mantenere gli standard precedenti malgrado l’assenza di un contributore netto, il Regno Unito.

La Commissione europea ha proposto nel maggio 2018 di stanziare un totale dell’1,11% del RNL dell’Ue a 27, alcuni Stati membri però vogliono contenere il bilancio, e a dicembre 2019 la presidenza finlandese del Consiglio ha proposto un budget pluriannuale di 1. 087 miliardi di euro (1,07 % dell’RNL dell’Ue a 27) in stanziamenti di impegno.

Con quale cifra i singoli stati contribuiscono è frutto di un complesso incrocio di dati: inflazione, reddito nazionale lordo, la crescita di ognuno.

Il primo contributore in termini assoluti sarà la Germania, seguita da Francia, Italia e Spagna. In termini relativi il primo contributore è il Lussemburgo, conferendo l’1,08% del Prodotto Nazionale Lordo.

I cosiddetti contributori netti, che cioè garantiscono al budget dell’Ue più soldi di quanti ne ricevono, beneficiano di altri vantaggi economici, come l’appartenenza al Mercato europeo comune.

Secondo i calcoli della Commissione Ue, a fronte di un versamento medio annuo di 15,27 miliardi di euro (prezzi 2018), nel 2021-27 l’Italia beneficerà di 81,63 miliardi di euro l’anno derivanti dall’appartenenza al Mercato unico.

Originariamente la Comunità europea era finanziata principalmente attraverso contributi degli Stati membri. Nel 2018 la contribuzione degli Stati membri ha rappresentato il 71% delle entrate dell’Unione, che gode di crescenti risorse proprie.

In primis, le risorse tradizionali; i dazi doganali sulle importazioni provenienti dall’esterno dell’Unione Europea. Il 25% delle tasse per l’importazione dei prodotti non europei viene percepito dagli Stati membri. Si tratta di una risorsa limitata, solo il 16% del totale delle entrate dell’Unione, in quanto la stipulazione degli accordi di libero scambio miri all’annullamento dei dazi doganali.

In secondo luogo, una percentuale dell’Imposta sul Valore Aggiunto viene prelevata e destinata alle casse dell’Unione. Nel 2018 lo 0,3% dell’Iva nazionale è andata all’Unione. L’Iva rappresenta il 12% del bilancio nel 2018.

Infine, una minima percentuale, l’1% delle entrate dell’Unione deriva dall’imposta sul reddito dei dipendenti pubblici europei, la remunerazione dei prestiti e dei servizi dell’Ue, le multe e le sanzioni finanziarie applicate dalla Corte di giustizia alle imprese.

Le spese si dividono nelle cinque grandi aree di spesa europea, in base alle principali politiche precedentemente concordate.

La prima grande area di spesa concerne la competitività e coesione per la crescita e l’occupazione per un’economia competitiva e dinamica. Si tratta di un’area particolarmente vasta che comprende i Fondi strutturali, gli investimenti in trasporti, energia, istruzione e formazione, ricerca ed infrastrutture.  Sono compresi gli aiuti alle regioni svantaggiate; formazione per chi cerca lavoro o aiuti per la creazione di imprese.

Inoltre, l’Unione finanzia l’ambito della crescita sostenibile, riguardante la conservazione e gestione delle risorse naturali. Ne fanno parte la Politica Agricola Comune: aiuti agli agricoltori e agli allevatori per sostenere le loro attività ed inoltre la crescente attenzione alla protezione dell’ambiente.

Il terzo ambito riguarda la libertà, sicurezza e giustizia all’interno dell’Ue: dalla cittadinanza europea alla lotta alla criminalità transnazionale.

Il quarto ambito vede l’Ue come attore globale; le risorse che finanziano l’attività diplomatica, aiuti allo sviluppo umanitari. Infine, le spese amministrative; remunerazione del personale delle istituzioni europee.

Poiché quasi il 75% della spesa dell’Ue è gestita congiuntamente dalla Commissione e dai governi dell’Ue, questi ultimi condividono la responsabilità di ridurre al minimo gli errori. La Commissione lavora a stretto contatto con loro per garantire che il denaro sia speso in modo efficace ed efficiente, ed in caso contrario quest’ultima prende provvedimenti. Nel 2018, ad esempio, i fondi erogati ai beneficiari in tutta l’Ue e oltre 3,2 miliardi di euro di finanziamenti sono stati recuperati dalla Commissione o orientati verso altri progetti.

Oltre ad andare avanti con le negoziazioni per l’adozione del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027, l’Ue sta attualmente esaminando alcune possibili nuove modalità di finanziamento del bilancio dell’Ue come risorse proprie, che potrebbero sostenere le politiche dell’Ue, ad esempio il contributo basato sui rifiuti di imballaggio in plastica non riciclata. Tuttavia, nessuna misura considerata potrebbe essere approvata senza l’accordo unanime di tutti i governi ed i parlamenti dell’Ue.

Il processo di riassestamento del bilancio post Brexit prevede due ipotesi alternative: la riduzione complessiva del bilancio in termini assoluti, e il conseguente riassestamento del budget rispetto ad alcune politiche considerate prioritarie, ipotesi che non sembra aver successo tra i tavoli delle istituzioni europee. L’ipotesi alternativa è che gli Stati membri aumentino i loro contributi al budget dell’Ue per coprire lo sbilancio causato dall’abbandono del Regno Unito.

 

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