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Brexit, come sarà l’accordo fra Gran Bretagna e Unione europea

Manica

Boris Johnson ha annunciato che Londra e Bruxelles hanno trovato l’accordo commerciale che permetterà alle due parti di intraprendere una nuova relazione dall’1 gennaio 2021. Il punto di Daniele Meloni

 

“Accordo commerciale sul modello canadese, recuperiamo la nostra sovranità”. Così Boris Johnson ha annunciato – 1,645 giorni dopo lo storico voto del 23 giugno 2016 – che Londra e Bruxelles hanno trovato l’accordo commerciale che permetterà alle due parti di intraprendere una nuova relazione dall’1 gennaio 2021 in poi. Allo stesso momento anche Ursula Von Der Leyen e Michel Barnier hanno espresso il loro “sollievo” per il risultato raggiunto da Bruxelles. Non c’è dubbio che l’incontro e le telefonate tra Boris e Ursula abbiano giocato un ruolo fondamentale nel buon esito delle trattative.

La Bbc ha ironizzato affermando che il ritardo nell’annuncio è stato causato dalle divergenze sulle politiche per la pesca e che l’accordo è stato fatto dopo che “ogni aringa e ogni sgombro delle acque territoriali britanniche sono state contate a una a una”. Ma dietro lo humour c’è del vero. La pesca è stata una delle materie del contendere, e spiega in parte anche il comportamento della Francia con i tir britannici fermi a Dover per giorni. Comportamento che è stato condannato anche dalla Commissaria Europea ai Trasporti, Adina Valean, che lo ha definito “deplorevole”. Alla fine si è giunti a un compromesso per cui ci sarà un regime transitorio di 5 anni e mezzo durante il quale la quota di pescato dei Paesi dell’UE sarà ridotta del 25% e non del 35 come voleva Londra. Poi si rinegozieranno i termini.

Johnson ottiene due importanti vittorie negoziali: la Corte di Giustizia Europea è uscita dall’accordo e non si occuperà delle eventuali questioni che emergeranno tra le due parti. Saranno gli istituti della legge internazionale e non quelli europei a valere in caso di controversie. Inoltre, riguardo al level playing field, Johnson ha ottenuto che il Regno Unito non sarà legato a regolamenti e direttive europee nella sua legislazione e che sull’ambiente e sulle politiche del lavoro Londra andrà per conto suo, condividendo solamente gli obiettivi politici con Bruxelles.

Un bel risultato per il premier, già ai ferri corti con il partito per la gestione del Covid e dei vari lockdown che stanno colpendo il paese anche nelle vacanze di Natale. Ora Johnson porterà l’accordo in Aula ai Comuni dove dovrebbe esserci questa volta un’ampia maggioranza in favore del Brexit Deal. Gli anti-europei dello European Research Group hanno affermato che vaglieranno le ricadute delle duemila pagine del Free Trade Agreement sulla legge britannica in questi giorni ma dovranno fare in fretta. Il Parlamento si riunirà il 30 dicembre, 1 giorno prima dell’ora x. La costituzionalista Jill Rutter del think tank “UK in a Changing Europe”, ha affermato che “il Governo ha puntato una pistola alle tempie del Parlamento che non potrà che votare sì”. La mossa di Johnson sembra azzeccata. Anche il Labour voterà sì all’accordo. Lo ha annunciato Sir Keir Starmer, il suo leader, che vede nel voto del 30 l’occasione per rinsaldare il rapporto dei laburisti con la Confindustria britannica (CBI) e con gli elettori leavers del Red Wall. Rapporti seriamente compromessi durante la leadership di Jeremy Corbyn.

Il Regno Unito dunque ce l’ha finalmente fatta a piegare i 27 Stati dell’Unione e le istituzioni bruxellesi. Questo il messaggio trionfalistico che il Governo Tory manderà al Paese per rinnovare l’orgoglio nazionalistico britannico – ma in primis più che altro inglese – dopo oltre 4 anni di trattative intense, discussioni infinite e derive assembleari inusuali per la democrazia maggioritaria britannica. In molti hanno definito teatralmente questo come il “momento più drammatico per l’Inghilterra dal dopoguerra a oggi”, ma la memoria del conflitto nordirlandese, quando le bombe dell’Ira arrivarono fino al parcheggio sotterraneo della Camera dei Comuni, sembrano contraddire queste tesi. A proposito. Nel nuovo anno, una volta ultimata la Brexit, Johnson farebbe bene a occuparsi anche di Belfast e di Edimburgo, dove i sentimenti indipendentisti e secessionisti non si placheranno certamente con l’uscita dall’UE. Anzi.

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