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Brexit, Assange, primarie democratiche. Che cosa succederà a febbraio

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Il Taccuino di Stefano Fait su Brexit, Assange e primarie democratiche Usa

BREXIT

A ottobre Angela Merkel aveva avvertito che, dopo la Brexit, il Regno Unito sarebbe diventato un concorrente piuttosto che un partner dell’Unione Europea.

Lo scenario più probabile è anche più allarmante per l’Ue.

Infatti Trump ha mostrato in molteplici occasioni la sua ostilità all’Unione Europea, arrivando a dichiarare che “l’Italia starebbe molto meglio fuori dall’UE”.

Il che significa che sfrutterà ogni discordia tra Londra e Bruxelles per lanciare ulteriori offensive doganali e per concedere trattamenti di favore al Regno Unito, in modo da convincere altre nazioni a seguire l’esempio britannico, offrendo in cambio accessi preferenziali al blocco del Nord America (USMCA).

Molte aziende europee, per aggirare i dazi, potrebbero persino essere costrette a distribuire i loro prodotti attraverso il Regno Unito.

Un eventuale boom economico anglo-americano, in concomitanza con la stagnazione tedesca, farebbe il resto. Chi pensa che Trump tradirà Johnson non ha riflettuto attentamente sul più ampio contesto geopolitico.

La dottrina del sovranismo economico di Trump e Johnson e la loro avversione all’esperimento europeo comportano una concreta possibilità che la Brexit si risolva in una rottura netta.

Downing Street cerca un divorzio vero, anche se amichevole, e la Casa Bianca non sottoscriverebbe mai trattati economici e finanziari con la Gran Bretagna che la invischiassero nelle dinamiche e logiche Ue. Londra non potrà tenere il piede in due scarpe e non è detto che lo voglia fare.

Tanto più che potrà giocare un ruolo chiave nella gestione dell’insorgenza sovranista di Hong Kong, di importanza strategica per gli Stati Uniti, oltre a tornare protagonista sullo scacchiere internazionale, dal Medio Oriente all’Antartide, dallo sfruttamento dell’Artico alla colonizzazione dello spazio.

JULIAN ASSANGE

L’udienza sulla possibile estradizione del fondatore di WikiLeaks Julian Assange negli Stati Uniti si tiene a partire dal 25 febbraio 2020 e dovrebbe terminare entro la fine di marzo.

Essendo venuta meno l’accusa di stupro per mancanza di prove, gli Stati Uniti hanno potuto intraprendere l’iter di l’estradizione.

La desiderano sia i democratici, che sperano che una deposizione che servirà a riaprire il Russiagate, sia i repubblicani che, al contrario, si aspettano che Assange scagioni definitivamente il Cremlino e indichi in Seth Rich, un collaboratore del Partito Democratico, la fonte di Wikileaks che ha danneggiato la campagna elettorale di Hillary Clinton, rivelando le manovre interne al partito per sabotare le primarie di Bernie Sanders. Tutto questo avverrebbe nei mesi cruciali delle presidenziali 2020, verosimilmente da maggio in poi.

PRIMARIE DEMOCRATICHE

Le primarie democratiche inizieranno il 3 febbraio 2020, nell’Iowa. Non esiste un reale favorito. C’è un testa a testa tra candidati deboli come Buttigieg, Warren, Biden e lo stesso Bloomberg (Why Even More Democrats Are Thinking About Entering The Presidential Race, FiveThirtyEight, 12 nov 2019).

Nessuno di loro sembra impensierire Trump (‘No one out there’: could Democrats’ lack of star power see Trump re-elected by default? Guardian, 22 nov 2019).

Se la situazione non cambierà, com’è probabile, la candidatura finale sarà scelta dai grandi elettori nel corso della convention del 2020 del Partito Democratico, che si terrà a Milwaukee, nel Wisconsin, tra il 13 e il 16 luglio. È il momento in cui il partito potrà giocarsi una candidatura a sorpresa più convincente (Democrats’ 2020 chaos theory, Axios, 1 dic 2019).

Il mio pronostico non è cambiato dal luglio scorso: l’unica persona che in questo momento può battere Donald J. Trump è Michelle Obama.

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