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Bozza Dpcm anti Covid: nuove regole e nuove polemiche

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Dpcm

Che cosa prevede la bozza di Dpcm preparata da Palazzo Chigi con le nuove regole anti Covid. Tutti i dettagli e le polemiche (sulla procedura normativa)

 

Con 138 voti favorevoli, 2 contrari e 12 astenuti, il Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza che impegna il governo a prorogare lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021.

Il voto è avvenuto dopo le comunicazioni del ministro della Salute, Roberto Speranza, sulle misure di contenimento del Covid.

Il Senato ha invece respinto con 144 No e 108 Sì la risoluzione dell’opposizione che chiedeva di decidere una eventuale proroga dello stato di emergenza “non prima di un ampio e approfondito dibattito parlamentare sulla effettiva necessità e opportunità” della misura e di non continuare a usare dpcm per “l’adozione di misure volte al contenimento dell’epidemia” ma, “come previsto dalla Costituzione”, di fare ricorso allo strumento del decreto legge, che consente un più ampio coinvolgimento del Parlamento.

La risoluzione, fra l’altro, chiede l’estensione in tutta Italia dell’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto e di verificare “la necessità di individuare ulteriori misure di prevenzione”, compreso “il potenziamento del sistema di tracciabilità dei contagi”.

La mancata votazione alla Camera della risoluzione della maggioranza con le indicazioni dei contenuti dl Dpcm pone il governo davanti a un bivio in base alla legge vigente, cioè il decreto 19 dello scorso anno.

In quel decreto, approvato a maggio, fu introdotta alla Camera la norma che prevedeva un atto di indirizzo al governo prima che questi varasse un nuovo Dpcm, cosa già avvenuta a luglio: “Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare ai sensi del presente comma, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati”.

Visto che non ci sono gli indirizzi, come la risoluzione che verrà votata solo domani, il governo ha come prima opzione quella di attendere 24 ore prima di varare il Dpcm, attendendo la risoluzione della Camera.

Ma la stessa norma prevede una subordinata: “Ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, riferisce alle Camere” sulla base di un altro comma del decreto 19, che stabilisce che il governo ogni 15 giorni riferisce sulle misure adottate nei Dpcm.

Quindi il governo potrebbe varare il Dpcm, facendo poi una semplice informativa al Parlamento, ma incappando in nuove polemiche sullo svuotamento delle prerogative del Parlamento.

Comunque il Dpcm è di fatto già pronto. Ecco che cosa prevede, secondo l’ultima bozza.

L’obbligo di portare sempre con sé la mascherina quando si esce da casa e la possibilità per il governo di disporne l’uso obbligatorio anche all’aperto. E’ quanto prevede la bozza del decreto legge che fornirà la cornice normativa al nuovo Dpcm anti Covid.

All’articolo 1 si prevede infatti “l’obbligo di avere sempre con sé, al di fuori della propria abitazione, dispositivi di protezione individuale, con possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo anche all’aperto allorché si sia in prossimità di altre persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli anti-contagio previsti per specifiche attività economiche e produttive, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande”.

Dall’obbligo sono esclusi i bambini sotto i sei anni, chi fa attività motoria e i soggetti con patologie e disabilità non compatibili con l’uso della mascherina.

Altra novità: le regioni possono adottare solo misure anti contagio più restrittive di quelle disposte dai dpcm del governo. Possono adottarne di “ampliative”, quindi più permissive, solo nei casi in cui i dpcm espressamente lo prevedano e previo parere conforme del comitato tecnico-scientifico.

Nel precedente decreto legge, approvato a luglio, era prevista la possibilità per le Regioni di introdurre sia misure più dure che misure più soft di quelle stabilite a livello nazionale. Ora quella possibilità scompare. In ogni caso le regioni devono “informare contestualmente il ministero della Salute”.

La piattaforma unica nazionale Immuni per l’allerta dei soggetti venuti in contatto con persone positive al Covid potrà restare operativa fino al 31 dicembre 2021. E’ quanto emerge dalla bozza di decreto legge che disegna la cornice normativa per le disposizioni anti contagio da Covid. Si lega l’operatività dell’app Immuni alle “esigenze di protezione e prevenzione sanitaria, legate alla diffusione del Covid 19 anche a carattere transfrontaliero, individuata con dpcm e comunque entro il 31 dicembre 2021”. Dopo la data tutti i dati personali devono essere “cancellati o resi definitivamente anonimi”. Il termine precedente era fissato al dicembre 2020.

La piattaforma dell’app Immuni, che serve a tracciare i contatti con persone positive al Covid, potrà dialogare con altre piattaforme europee che abbiano lo stesso scopo. Lo prevede la bozza del decreto legge che disegna la cornice delle norme per il contrasto del contagio da Covid. L’art.2 della bozza corregge il precedente decreto Covid prevedendo: “E’ consentita l’interoperabilità con le piattaforme che operano, con le medesime finalità, nel territorio dell’Unione europea”. Gli alert sui contatti con i contagiati potranno così essere attivi anche per i cittadini che vadano all’estero.

(articolo aggiornato alle ore 16,50)

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