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Guerra in Ucraina, tutti gli sforzi diplomatici (e non) di Boris Johnson

Johnson

Come si sta muovendo Johnson nella crisi ucraina. L’articolo di Daniele Meloni

 

“Un intervento che ha toccato il cuore e la sensibilità del nostro Parlamento”. Così il premier britannico Boris Johnson ha definito l’intervento in via telematica del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ieri alla Camera dei Comuni. Per Johnson quella di ieri è stata un’altra grande giornata di sforzi diplomatici per cercare di trovare una via d’uscita alla guerra in Ucraina concordata con i partner americani ed europei. In giornata, a Downing Street si sono presentati i 4 capi di governo dei paesi del gruppo Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia).

Un incontro che è stato utile per continuare a sostenere il ruolo del Regno Unito come garante della sovranità e dell’indipendenza dei paesi del centro-est europeo e per esprimere condanna unanime dell’operato di Vladimir Putin in Ucraina. Nessuna comunanza ideologica, nessun interesse alle tesi e alle idee dei 4 su UE e sulle difficoltà di Polonia e Ungheria a Bruxelles: da leader pragmatico Johnson lavora per il suo paese e per la sua diplomazia, che gli impone, da un po’ di tempo, di guardare a est. Ed è anche così che si spiega il raddoppio degli effettivi militari UK in Estonia nell’ambito della missione Nato Enhanced Forward Force.

Ieri poi c’è stato anche l’annuncio del “phasing out” – riduzione a 0 – entro la fine del 2022 delle importazioni di petrolio e prodotti petroliferi dalla Russia, che ammontano all’8% del fabbisogno dello UK. Una mossa annunciata di comune accordo con il presidente Usa, Joe Biden. Johnson ha espresso la sua ammirazione per la leadership del presidente americano in un articolo pubblicato domenica dal New York Times, nel quale ha stilato le 6 mosse attraverso cui l’Occidente deve neutralizzare il pericolo russo. Un vero e proprio how-to-do che è il manifesto del soft power diplomatico ed economico britannico e anche della volontà di aiutare militarmente Kiev.

La settimana di Johnson era iniziata con un altro incontro ad alto livello con il premier canadese Trudeau e con quello dei Paesi Bassi, Mark Rutte. Insieme i 3 hanno dato vita al Gruppo di Sostegno Internazionale, con lo scopo di aiutare economicamente, diplomaticamente e a lungo termine l’Ucraina. Il leader Tory ha annunciato allo stesso tempo lo stanziamento di altri 175 milioni di sterline di aiuti del Regno Unito all’Ucraina, di cui 100 milioni forniti direttamente al governo di Kiev. Poi, nel pomeriggio di lunedì il premier UK si è dato appuntamento online con gli altri leader occidentali – Biden, Scholz e Macron – per discutere della guerra.

Un programma fitto di impegni e di proposte che stanno esemplificando la Global Britain esposta nel documento Global Britain in a competitive age, presentato al Parlamento da Johnson appena un anno fa. Il Primo Ministro ha anche nominato ieri l’ex deputato Tory Richard Harrington (remainer del collegio di Watford, Londra) come minister per i rifugiati (una sorta di sottosegretario con delega) all’interno del Ministero dell’Interno guidato da Priti Patel. Così il governo spera di risolvere le ultime polemiche legato all’ingresso degli sfollati dalle città ucraine nel Regno Unito.

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