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Tutto sul rimpasto del governo Johnson

Future Fund

Come e perché il premier Johnson ha rimpastato il governo. Fatti, nomi e curiosità nell’articolo di Daniele Meloni

“In Liz we Truss”. Ci fidiamo di Liz. Così i sostenitori di Liz Truss hanno celebrato la sua nomina a ministro degli Esteri – seconda donna nella storia, la prima Tory – nel rimpasto di governo che Boris Johnson ha finalmente messo in atto ieri dopo il question time alla Camera dei Comuni.

Tra il suo ufficio a Westminster e quello abituale di Downing Street sono sfilati tutti i big del partito Conservatore per un reshuffle che sembrava dovesse essere rimandato a dopo il congresso del partito a Manchester dell’ottobre prossimo. La nomina che ha fatto più scalpore è stata proprio quella della ex titolare del Commercio Internazionale al posto di Dominic Raab, retrocesso al ruolo di Ministro della Giustizia con la carica anche di Lord Cancelliere e Vice-Premier. Se Truss ha tratto il massimo dal suo precedente ruolo, lo stesso non si può certo dire per Raab, che lascia il Foreign Office con un lungo messaggio pubblicato sui social in cui ha ringraziato sia Johnson che i funzionari del ministero con cui, secondo quanto riportato dalla stampa, non scorreva certo buon sangue. Fatale è stata a Raab la débâcle afgana e la giustificazione piuttosto rappezzata sulla sua assenza mentre i Talebani entravano a Kabul. “È vero, ero al mare, ma la spiaggia era chiusa”, ha detto goffamente Raab per giustificarsi, dopo che i media avevano riportato come non avesse neppure contattato direttamente lui il suo collega pari grado afgano.

Un’altra nomina di rilievo è stata quella di Michael Gove, éminence grise per eccellenza in casa Tory, che ha rilevato il dicastero Casa, Comunità ed Enti Locali da Robert Jenrick. Come detto da John Craig, political editor di Sky News, Gove ha la fama di essere uno che porta a termine le cose a Whitehall e per questo Johnson gli ha affidato lo spinoso problema dell’Housing e le deleghe ai rapporti con le altre nazioni del Regno Unito e il piano per riequilibrare verso l’alto l’economia delle regioni britanniche (levelling up). In molti hanno visto nella nomina di Gove un’anticipazione di quello che ha in mente di fare Johnson nei prossimi mesi. Il nuovo Ministro si troverà subito ad affrontare la questione del Planning Bill, il disegno di legge sulla pianificazione locale che ha già messo in subbuglio i backbenchers Tory. Si calcola che nel Blue Wall conservatore ci sarebbero fino a 30 seggi a rischio se il progetto di Jenrick andasse in porto.

Come in ogni rimpasto ci sono i soddisfatti, i meno soddisfatti e i very angry tout court. Il povero Robert Buckland è stato una vittima del movimento di pedine in casa Tory e ha dovuto lasciare il ministero della Giustizia dove, secondo i più, aveva svolto un ottimo lavoro. Lascia il ministero dell’Istruzione, ma era previsto, anche Gavin Williamson che sarà sostituito da Nadeem Zahavi, il minister per la distribuzione dei vaccini. Williamson – che ha anticipato l’addio sui social – ha ricevuto anche la beffa di una dichiarazione dei vertici del sindacato insegnanti – Teachers Union – che hanno affermato senza mezzi termini: “il suo addio non ci dispiace affatto”.

Johnson ha confermato molti ministri nei ruoli chiave dell’esecutivo: Sunak è rimasto Cancelliere dello Scacchiere, Mark Spencer resta al numero 12 di Downing Street come Chief Whip (capogruppo Tory) e la tanto chiacchierata Priti Patel resta all’Home Office. Conferme anche per Robert Eustice all’ambiente (era dato per partente), e per i segretari di Stato di Scozia (Jack), Ulster (Lewis) e Galles (Hart).

Johnson ha infine redistribuito le deleghe di Gove – Ducato di Lancaster e ministero del Gabinetto – a Stephen Barclay, ex Ministro del Tesoro e Primo Segretario al Tesoro. Alla Cultura ha scelto la 64enne scouser (nativa di Liverpool) Nadine Dorries – un passato nei reality britannici – al posto di Oliver Dowden, nominato Co-Presidente del partito: un ministero senza portafoglio, che gli permetterà di continuare a sedere nel Cabinet durante il Consiglio dei Ministri.

Le nomine di ieri – oggi avverranno quelle dei junior ministers, equiparabili ai nostri sottosegretari – hanno messo in luce un riequilibrio tra conservatori One Nation e conservatori post-thatcheriani. Se fino ad ora Johnson è sembrato più disraeliano che liberista, la nomina di Truss – che anni fa aveva dato vita al gruppo Tory Britannia Unchained, fondato sul credo nella libera impresa e nel libero commercio – dà l’idea di un partito che in futuro potrebbe essere nuovamente aperto a una leadership femminile. La stessa 46enne di Oxford, peraltro, si è tenuta la delega all’uguaglianza di genere – Women and Equality – con grande scorno di chi in casa Tory aspirava al ruolo di minister.

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