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Boeing, perché gli sviluppi del velivolo P-8A Poseidon interessano anche l’Italia

Boeing P-8a

A oggi il nostro Paese dispone di appena 4 aerei di pattugliamento P-72A, indicati fin dall’inizio come soluzione a interim. Ecco dunque che l’arrivo di una piattaforma così performante come il P-8A Poseidon sarebbe l’ideale. L’analisi di Giovanni Martinelli

 

L’annuncio è arrivato direttamente dalla Boeing. Il grande gruppo americano attivo nell’aerospazio e nella difesa ha infatti reso noto di voler offrire uno dei propri prodotti di punta per un programma di armamento del Canada. Il prodotto in questione è il velivolo da pattugliamento marittimo (o MPA, Maritime Patrol Aircraft) P-8A Poseidon mentre lo specifico programma avviato da Ottawa è noto come Canadian Multi-Mission Aircraft (CMMA).

Quest’ultimo è finalizzato la sostituzione dei velivoli attualmente in servizio nella Royal Canadian Air Force e cioè i CP-140 Aurora; che altro non sono se non  la versione locale del famoso P-3 Orion, un aereo largamente usato in passato (ma in realtà, in servizio ancora oggi in numerosi esemplari) da molti Paesi in tutto il mondo.

L’obiettivo del Canada è dunque quello di immettere in servizio una nuova generazione di velivoli, dotati di un’ampia autonomia e capaci di svolgere una vasta gamma di missioni; dal pattugliamento marittimo vero e proprio, compresa la fondamentale funzione ASW (Anti-Submarine Warfare), fino ai compiti in ambito ISR (Intelligence Surveillance and Reconnaissance) e C3 (Command, Control and Communications). Insomma, delle vere piattaforme multiruolo, perfettamente rispondenti alle esigenze dei moderni scenari operativi.

In questo, va subito detto che proprio il Poseidon appare già oggi la migliore risposta possibile a tali esigenze. E il perché è presto detto: questo velivolo rappresenta infatti il punto di rifermento nel settore, come dimostrato dal fatto che, oltre agli Usa, è stato acquistato a oggi anche da India, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Norvegia e Germania. Per un totale di oltre 180 aerei ordinati (molti dei quali già in servizio).

Basato sulla piattaforma di un velivolo passeggeri, e cioè il 737-800ERX della stessa Boeing, esso è dotato di una suite di sensori completa, di un’ampia autonomia e di un’elevata velocità di trasferimento verso la zona di operazioni. Oltre ai sensori imbarcati (un radar e un apparato elettro-ottico, utilizzati principalmente per la scoperta di bersagli di superfici, nonché sonoboe da utilizzare per le operazioni di ricerca di sottomarini), il P-8A può anche lanciare diversi tipi di armi, da utilizzare contro obiettivi diversi (soprattutto, navi e sottomarini); dai siluri alle cariche di profondità, passando per missili antinave o anche mine.

Ma il dato per certi versi ancora più importante è rappresentato dal fatto che questo MPA è, di fatto, un sistema ancora “giovane”; dunque, con significative potenzialità in termini di sviluppo delle proprie capacità operative. Il tutto ulteriormente amplificato sia dall’essere basato su velivolo passeggeri (a sua volta molto diffuso), sia dalla sua crescente presenza nella forze aeree e/o navali della Nato.

Tutte considerazioni che ci riportano così all’analisi della situazione Italiana in questo specifico  settore e alle sue possibili prospettive future. A oggi infatti il nostro Paese dispone di appena 4 aerei di pattugliamento P-72A, derivati anch’essi da velivoli per il trasporto di passeggeri e cioè gli ATR-72. Indicati fin dall’inizio come soluzione a interim, destinati cioè a traghettare il passaggio tra la radiazione dei precedenti Breguet Br 1150 Atlantic e l’arrivo di un nuovo MPA, la loro rapida sostituzione dovrebbe essere una priorità per le nostre Forze Armate.

Prima di tutto perché gli stessi P-72A sono macchine con evidenti limiti operativi (per esempio, non dispongono di “vere” capacità di contrasto ai sottomarini); e poi perché nel frattempo il Mediterraneo è tornato ad essere un mare molto “caldo”, all’interno del quale proliferano sempre più minacce di ogni tipo (sopra e sotto la sua superficie).

Ecco dunque che l’arrivo di una piattaforma così performante come il P-8A Poseidon, sarebbe l’ideale; e pur comprendendo la tentazione di percorrere una qualche soluzione su base nazionale, i tempi stretti, le minori incognite legate a un prodotto già sviluppato e le sue notevoli capacità, appaiono ancora una volta fattori decisivi. Del resto, anche alla luce della prossima acquisizione di altri 2 aerorifornitori KC-767 sempre dalla Boeing, sembrerebbe comunque possibile percorrere anche la strada di possibili ritorni industriali da parte della stessa azienda americana verso aziende nazionali.

Insomma, a questo punto non resterebbe che emanare il requisito operativo, reperire i fondi necessari e, infine, mettere d’accordo l’Aeronautica Militare e la Marina Militare (dato che la prima ha da sempre in carico gli MPA, per poi farli operare insieme alla seconda). Magari non sarà semplice, però uno sforzo andrebbe davvero fatto; e anche in tempi rapidi!

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