Il punto più delicato del ragionamento di Tajani riguarda la compatibilità dell’appartenenza al Board of Peace con la Costituzione italiana: un chiarimento che non sarebbe necessario se si trattasse soltanto di giustificare la partecipazione come osservatori.
Dunque, sembra di capire che il governo si sia preparato una linea argomentativa a sostegno della piena adesione, con tanto di risposta alle obiezioni del capo dello Stato Sergio Mattarella.
Anche perché lo statuto del Board of Peace non prevede la presenza di osservatori.
Il ragionamento di Tajani è il seguente: poiché l’articolo 11 della Costituzione impone alla Repubblica italiana di ripudiare la guerra, se c’è un tavolo internazionale importante dove si discute di pace, l’Italia non soltanto può ma deve essere presente.
Specie se quel tavolo è creato dagli Stati Uniti – che per il governo sono soltanto “l’altra faccia” della medaglia dell’Occidente – e se c’è una risoluzione ONU come base giuridica.
Il problema costituzionale con il Board of Peace, però, non è mai stata la sua missione dichiarata e presente fin dal nome, cioè la pace. Quanto la sua struttura.
L’articolo 11 della Costituzione italiana cui si richiama Tajani non parla soltanto di ripudio della guerra, ma anche del rapporto che la Repubblica italiana è autorizzata a instaurare con le organizzazioni sovranazionali, che si tratti di ONU, Unione europea o, appunto, Board of Peace.
Questo è il testo:
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo
La parte problematica, che non è sfuggita agli uffici giuridici del Quirinale, è il vincolo che la Costituzione pone alle limitazioni di sovranità che l’adesione a organismi sovranazionali comporta: deve avvenire “in condizioni di parità con altri Stati”.
L’ONU ha un Consiglio di sicurezza con membri permanenti, ma gli altri ruotano, dunque si può sostenere che l’Italia – pur non essendo tra i membri permanenti, sia comunque su una posizione di parità con gli altri Stati membri. Ma il Board of Peace?
Quando gli esponenti del governo Meloni ne parlano, non discutono mai la sua struttura e la sua governance, che è piuttosto singolare.
Donald Trump è presidente, senza limiti di tempo, e può anche indicare un suo successore, come in una monarchia. Gli Stati membri non hanno alcun modo di sfiduciare il presidente, che sia Trump o il successore, o di contribuire alla nomina.
Attenzione: Trump è presidente, potenzialmente a vita, in quanto persona fisica, non in quanto presidente degli Stati Uniti, quindi potrebbe rimanere in carica al Board of Peace anche dopo la fine del suo mandato di quattro anni alla Casa Bianca che scade nel 2028.
Ma questo è il meno. Il presidente del Board, cioè Trump, nomina un “executive board”, un comitato esecutivo, a suo piacimento, che non ha alcun legame con gli Stati membri del Board of Peace. L’unico requisito indicato nello statuto è che i membri dell’executive board siano “personalità di statura globale”.
Quindi, gli Stati membri pagano le spese ma non comandano. In alcun modo. Perché le decisioni operative spettano all’executive board e su tutto quello che conta l’ultima parola spetta soltanto al presidente.
L’articolo 7 stabilisce che “le controversie interne sono risolte mediante collaborazione amichevole, nel rispetto delle autorità organizzative previste dal presente Statuto. Il Presidente è l’autorità finale quanto a significato, interpretazione e applicazione dello Statuto”.
E l’articolo 9 prevede poteri quasi illimitati per il presidente: “Il Presidente, agendo per conto del Board of Peace, è autorizzato ad adottare risoluzioni o altre direttive conformi al presente Statuto”.
I membri dell’executive board già annunciati, infatti, non hanno praticamente nulla a che fare con gli Stati membri che aderiscono: c’è il genero di Trump Jared Kushner, c’è l’amministratore delegato del fondo Apollo Marc Rowan, l’immobiliarista israeliano-cipriota Yakir Gabay.
Sembra, insomma, una specie di prolungamento dell’amministrazione Trump più che un organismo internazionale indipendente.
Con queste caratteristiche, è impossibile che il Board of Peace risulti compatibile con la Costituzione italiana: è chiaro che ogni forma di partecipazione dell’Italia comporta una limitazione di sovranità ma non certo in condizione di parità con gli altri membri, visto che gli Stati Uniti sono sicuramente in un ruolo diverso e tutti gli Stati sono formalmente sottomessi alla volontà e all’arbitrio di Donald Trump.
(Estratto da Appunti)







