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Biden favorirà l’export di petrolio dell’Iran?

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Che cosa prevedono gli analisti nella politica energetica Usa in caso di vittoria di Biden

 

Una virata decisa e sostanziale in molti settori economici ma soprattutto nel comparto dell’energia. È questo che si aspettano gli analisti da una possibile vittoria di Joe Biden nelle presidenziali Usa di novembre, a scapito dell’attuale inquilino della Casa Bianca Donald Trump. Soprattutto a livello geopolitico. Gli analisti pensano che la Casa Bianca di Biden tornerà rapidamente al tavolo delle trattative con Teheran ad esempio, e che gli Usa seguano in maniera decisa la via delle fonti pulite, come ha annunciato Biden nel suo programma, rispetto a quanto fatto da Trump.

LA VITTORIA DI BIDEN POTREBBE PORTARE AD UN AUMENTO DELLE ESPORTAZIONI DI PETROLIO IRANIANO ENTRO IL 2022

Con un cambio di presidenza americano, l’Iran potrebbe godere del maggiore impatto in termini di fornitura e di prezzo per i mercati petroliferi mondiali. S&P Global Platts Analytics prevede, infatti, che 1,5 milioni di b/g di esportazioni iraniane potrebbero tornare sul mercato entro un anno da un nuovo accordo che elimina le sanzioni petrolifere statunitensi.

Rapidan Energy Group prevede, addirittura, il ritorno di 1,8 milioni di b/g entro la fine del 2021 sotto la guida del presidente Joe Biden, con un anno di anticipo rispetto agli scenari di un eventuale secondo mandato del presidente Donald Trump.

Se Trump dovesse essere riconfermato, infatti, gli analisti si aspettano che l’applicazione delle sanzioni rimanga rigida e che la retorica rimanga accesa tra Washington e Teheran almeno fino al prossimo anno.

IL TEST OPEC+

Sia che un nuovo accordo emerga da un’amministrazione Biden o Trump, l’Opec+ si troverà comunque ad affrontare una sfida enorme, che consiste nell’accogliere fino a 2,5 milioni di b/g di forniture iraniane in più.
L’Iran, infatti, ha una capacità di esportazione attuale di 2,7 milioni di b/g e potrebbe riportare 2,5 milioni di b/g in 8-12 mesi sui mercati se le sanzioni venissero rimosse, ha detto Reid I’Anson, analista della società di intelligence dati Kpler di Houston.

IL FUTURO DELLA POLITICA DEL SETTORE ENERGETICO A LIVELLO FEDERALE E STATALE

Un’eventuale affermazione di Biden potrebbe determinare un cambiamento anche nella politica del settore energetico a livello federale e statale statunitense.

Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati, infatti, da un Congresso Usa diviso tra Democratici e Repubblicani. Con un’affermazione di Biden, i Dem avranno la possibilità di riprendere il controllo del Senato dopo sei anni di minoranza. Se abbinato alla conferma di una maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, il panorama potrebbe cambiare radicalmente per ogni sorta di legislazione, regolamentazione e politica energetica.

LIVELLO STATALE USA

A livello statale, il voto si sta misurando su una serie di proposte locali come l’obbligo di portafoglio rinnovabile standard (RPS) al 50% entro il 2030 in Nevada, l’aumento delle tasse sulla produzione di petrolio di North Slope in Alaska e una nuova formula ad valorem di imposta sugli immobili legata alla produzione di petrolio e gas in Louisiana.

TUTTO DIPENDE DAI FONDAMENTI DELL’ECONOMIA

Naturalmente, prodromico a tutto ciò, saranno i fondamenti dell’economia e dei mercati dell’energia degli Usa, già dominati dalla pandemia di coronavirus. In particolare, questi fattori potrebbero essere temperati dalla consapevolezza di responsabili politici e funzionari del peso della pandemia e della conseguente recessione economica.

I POSSIBILI SCENARI

Mentre una vittoria di Donald Trump e il continuo controllo del Senato da parte dei repubblicani potrebbe far pendere l’ago della bilancia più per i combustibili fossili, per il commercio e per il rollback normativo, una vittoria di Biden e un cambio di Senato non offrirebbero necessariamente l’effetto contrario, almeno non subito, secondo Chris Midgley, responsabile Global Analysis di S&P Platts. “Non credo nemmeno per un momento che il suo primo anno possa esser segnato dalla sua entrata nel settore del petrolio e del gas in un momento in cui sono tutti in difficoltà”, ha detto Midgley riguarda a una potenziale presidenza di Biden. Sarebbe un suicidio. Deve essere sicuro di sostenere lo slancio dell’economia”.

Un Congresso democratico potrebbe eliminare l’ostruzionismo del Senato a favore di una legislazione più progressista. Ciò porterebbe anche ad usare il Congressional Review Act per ribaltare alcune delle recenti norme regolamentari dell’amministrazione Trump. La sinistra potrebbe anche inserire disposizioni incentrate sul clima e finanziamenti per l’energia pulita nella legislazione per la ripresa economica a medio termine, qualora i Democratici mantenessero il controllo della Camera e riprendessero il Senato.

CON UNA VITTORIA DI BIDEN COMUNQUE UNA DECARBONIZZAZIONE ‘ANNAQUATA’?

Malgrado Biden abbia proposto di decarbonizzare completamente il settore energetico statunitense entro il 2035, un Congresso guidato dai Democratici farebbe passare probabilmente una versione più annacquata, anche se ancora “storicamente ambiziosa”, di quel piano di riduzione delle emissioni a causa dei venti contrari dei repubblicani del Congresso, degli stati e dei vincoli del mercato, ha detto David Livingston, analista senior dell’Eurasia Group secondo quanto si legge su S&p Global Platts.

Una presidenza Biden con un Parlamento diviso potrebbe, invece, ricorrere a un’azione più orientata verso l’esecutivo. Ma proprio come l’amministrazione Obama – che si è affidata all’autorità del Clean Air Act dell’Environmental Protection Agency per l’attuazione del Clean Power Plan – ha visto uno dei suoi maggiori sforzi per il clima ostacolato da una sospensione della Corte Suprema. In questo senso un’amministrazione Biden potrebbe affrontare ostacoli simili senza una forte maggioranza democratica al Congresso, secondo Matt Williams, analista delle emissioni e dell’energia pulita di S&P Global Platts Analytics.

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