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Perché Biden vuole cassare i dazi trumpiani contro la Cina?

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L’amministrazione Biden vorrebbe eliminare alcuni dazi sulla Cina imposti da Trump, per favorire l’abbassamento dell’inflazione. Ma i sindacati (e alcuni membri del governo) sono contrari. Tutti i dettagli

Martedì la Casa Bianca ha fatto sapere che l’amministrazione di Joe Biden deve ancora prendere una decisione sulla rimozione di alcuni dazi imposti dall’ex-presidente Donald Trump sulla Cina, una delle principali partner commerciali degli Stati Uniti.

INFLAZIONE E SINDACATI

La mossa dovrebbe servire a favorire l’abbassamento del tasso di inflazione: a maggio era dell’8,6 per cento, il livello più alto in quarant’anni. L’ufficio del rappresentante per il Commercio, però, ha ricevuto oltre quattrocento richieste da parte di soggetti industriali americani che chiedono il mantenimento delle tariffe sulle importazioni cinesi: valgono 370 miliardi di dollari in tutto, e sono stati applicati da Trump sulla base della Sezione 301 del Trade Act of 1974.

In particolare, un gruppo composto da ventiquattro sindacati – come l’AFL-CIO, l’organizzazione sindacale più grande del paese – ha detto di non volere la cancellazione dei dazi. Biden non può ignorare questa richiesta, perché il sostegno politico dei sindacati è molto importante per lui (tende peraltro a definirsi come il presidente più favorevole ai sindacati di sempre).

UN APPROCCIO PIÙ “STRATEGICO”

In merito alla possibilità di rimozione dei dazi sulla Cina, o di una loro parte, la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre ha spiegato che “la precedente amministrazione ha imposto queste tariffe in modo aleatorio e non strategico. Vogliamo quindi assicurarci di avere il giusto approccio”.

Le dichiarazioni della portavoce sembrano dire che l’amministrazione Biden, a differenza della precedente, sta ricercando un approccio maggiormente mirato alla competizione commerciale con la Cina. I dazi, dunque, non dovranno applicarsi indiscriminatamente, ma al contrario riguardare solo alcune merci giudicate di importanza critica per lo sviluppo di Pechino (Jean-Pierre ha usato infatti l’aggettivo “strategico”).

UNA NUOVA INDAGINE COMMERCIALE

Alcune fonti anonime hanno detto a Reuters che l’amministrazione Biden sta valutando se affiancare la rimozione di alcune tariffe all’apertura di una nuova indagine (sempre sulla base della Sezione 301) sui sussidi pubblici concessi dalla Cina alle aziende, per aumentare la sua rilevanza in industrie chiave come quella dei semiconduttori.

L’indagine richiederebbe fino a un anno di tempo e potrebbe portare all’imposizione di nuovi dazi. Secondo le fonti di Reuters, Biden potrebbe così affermare che le “sue” tariffe sono più focalizzate rispetto a quelle di Trump, che colpiscono anche beni di consumo come i maglioni di cotone, le biciclette e i router Wi-Fi.

COSA FARÀ BIDEN

Stando alle fonti di POLITICO, entro questo mese l’amministrazione Biden annuncerà probabilmente la rimozione dei dazi su un ristretto numero di importazioni cinesi. Le segretarie del Commercio e del Tesoro, però, vorrebbero l’eliminazione di gran parte delle tariffe, sia per contenere l’inflazione e sia per mostrare agli elettori – a novembre ci saranno le importanti elezioni di metà mandato – che il presidente si sta impegnando concretamente per abbassare il costo della vita, la preoccupazione principale degli americani.

POLITICO scrive che il piano di Biden sui dazi cinesi si articola in tre fasi. Per prima cosa, ci sarà la rimozione di un numero limitato di tariffe, probabilmente quelle sui beni di consumo, dal valore complessivo di 10 miliardi. Poi, l’amministrazione aprirà un meccanismo di esenzione dai dazi per le aziende americane in possesso dei requisiti. Infine, verrà annunciata un’indagine sui sussidi pubblici cinesi e sulla concorrenza sleale delle aziende cinesi, che porterà forse a dazi su dispositivi tecnologici come le batterie e i microchip.

IL SOTTOTESTO POLITICO

Questo approccio ristretto e focalizzato alla competizione commerciale con Pechino piace alla rappresentante per il Commercio, al segretario del Lavoro e ai sindacati, tutti favorevoli ai dazi sulle merci cinesi per proteggere la manifattura americana. Secondo la rappresentante per il Commercio Katherine Tai, inoltre, cancellare le tariffe in questione, oltre a non ridurre l’inflazione in maniera significativa, danneggerebbe la leva negoziale del governo americano nei colloqui con la Cina.

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