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Che cosa succede tra vescovi Usa e Biden

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Tutte le spaccature tra i cattolici Usa approfondite dal giurista Domenico Musso, esperto di diritto canonico

 

Negli Stati Uniti, dopo l’elezione di Joe Biden e dopo suoi primi provvedimenti, è ormai sotto gli occhi di tutti la vera e propria spaccatura che si è creata tra il neo Presidente democratico e i vescovi statunitensi, così come la frattura all’interno degli stessi cattolici del Paese.

Il secondo presidente cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy, infatti, fin dalla campagna elettorale ha attirato su di sé opinioni e commenti discordanti tra i cattolici, alcuni dei quali lo hanno votato come alternativa ad un Donald Trump giudicato troppo eccessivo e fuori dagli schemi, ed altri, invece, hanno appoggiato il tycoon newyorkese e ora stanno contrastando Biden per le idee – e le decisioni di questi primi giorni da presidente – sbilanciate verso opzioni pro aborto e in favore della comunità Lgbtq+.

Già lo scorso 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Biden al Campidoglio, era arrivato un duro attacco da parte di Jose Gomez, arcivescovo di Los Angeles e presidente dell’Usccb, la Conferenza dei vescovi cattolici Usa. Il prelato, infatti, «aveva puntato il dito contro il neo presidente per le sue politiche su aborto e famiglia», racconta l’avvocato Domenico Musso, esperto in diritto canonico e civile, da anni giurista attivo negli Stati Uniti e in Italia. «Le dichiarazioni di Gomez – spiega Musso – da un lato avevano lodato la sua storia personale, il suo impegno di lunga data a servizio per i poveri, ma dall’altro avevano sottolineato come Biden farà avanzare i cosiddetti “mali morali della società attuale” che incidono sui temi dell’aborto, della contraccezione, dell’istituto del matrimonio, e sulle questioni legate all’identità di genere. Frasi, quelle di Gomez, che hanno creato un spaccatura tra gli stessi cattolici». Un altro porporato statunitense, infatti, il cardinale arcivescovo di Chicago Blase Cupich, aveva commentato come “sconsiderate” le parole del collega di Los Angeles, sottolineando come potevano essere un rischio “per allargare le divisioni all’interno della Chiesa americana”.

Le decisioni di Biden che, da un punto di vista cattolico, si potrebbero definire border-line non sono però finite. È notizia delle ultime ore, infatti, come riporta la Cnn, della firma di un provvedimento che di fatto annulla le restrizioni sancite da Donald Trump per quanto riguarda l’accesso all’aborto sia a livello nazionale che all’estero. Una decisione che allora mise alle strette soprattutto il colosso degli aborti Planned Parenthood e fu salutato dai cattolici del Paese come un grande provvedimento pro-life. Il repentino cambio di rotta del “cattolico” Biden ha ora scatenato di nuovo e in modo ancora più feroce la risposta della Conferenza Episcopale, che in realtà «in passato ha sempre avuto posizioni moderate e di mediazione, anzi spesso anche molto critiche nei confronti di Donald Trump», come sottolinea l’avvocato Musso.

«Pensiamo – ricorda il giurista – alle politiche sui migranti e sui cosiddetti Dreamers, che videro i vescovi fortemente critici con l’ex presidente. Ora, invece, nei confronti di Biden accade lo stesso ma sull’argomento della tutela della vita. Per di più questo avviene sin dall’inizio del mandato presidenziale, in quanto le posizioni di Biden sono nette e chiare». L’arcivescovo Joseph F. Naumann e il vescovo David J. Malloy, presidenti rispettivamente del Comitato per le Attività Pro-Life e del Comitato Internazionale di Giustizia e Pace, hanno “ritenuto l’atto del presidente come una vera e propria promozione della distruzione della vita nelle nazioni in via di sviluppo”. I prelati hanno addirittura etichettato il provvedimento “antitetico alla ragione e che viola la dignità umana e quindi in contrasto con gli insegnamenti sociali”. Una posizione, quella dei vescovi, che dal punto di vista storico e canonistico, come spiega il giurista, «sono perfettamente fedeli alla tradizione della Chiesa che affonda le sue radici nell’inizio della storia della Cristianità, e che denuncia l’aborto come crimine contro l’umanità dal Concilio di Elvira del 306 fino ai giorni nostri, con il canone 1398 del Codice di Diritto Canonico, ed il richiamo in “Fratelli tutti”, ultima Enciclica di Papa Francesco». Allo stesso modo, i vescovi americani rimangono fedeli alla tradizione degli stessi Stati Uniti. «Non è la prima volta, infatti, che si assiste a questo tira e molla tra chi introduce e chi abolisce il divieto di finanziamento a Ong che si occupano prevalentemente di pratiche abortive. La norma di cui si parla, infatti, introdotta nel 2017 da Trump è in realtà nota da molto più tempo come “Mexico City Policy” e fu introdotta per la prima volta – spiega Musso – da Ronald Reagan nel 1985, successivamente annullata o ripristinata di volta in volta rispettivamente dai presidenti Democratici e Repubblicani».

La posizione dei vescovi statunitensi non deve però stupire. «Da sempre infatti – sottolinea l’avvocato Musso – la Chiesa è contraria all’aborto, fin dai tempi dei Concili dei primi anni del IV secolo e così via nel corso della storia, fino ad arrivare ai documenti più recenti, ha sempre equiparato questa pratica agli infanticidi e agli omicidi, tanto da porre l’interruzione volontaria di gravidanza sotto la scomunica». Inoltre, sia il Codice di Diritto Canonico del 1917, che quello attualmente vigente promulgato nel 1983, recepiscono tutta la dottrina e lo equiparano all’omicidio, dunque a peccato grave che prevede la scomunica latae sententiae (ossia comminata automaticamente)». Le posizioni dei vescovi contro Biden, dunque, non sono affatto anacronistiche ma in linea con la mission stessa della Chiesa e verso un presidente che, appunto, si dichiara cattolico.

Per quanto riguarda, più nello specifico, la “Mexico City Policy” è bene sottolineare, come ricorda l’avvocato Musso, che essa «distingueva l’aborto dalle attività di pianificazione familiare e dunque prevedeva restrizioni per l’aborto ma finanziamenti per la tutela della salute della donna, escludendo tutti quegli atti contrari alla vita».

L’avversione dei vescovi per Joe Biden non è però da imputare ad una presa di posizione tout-court nei confronti del neopresidente. I cattolici del Paese, infatti, si sono più volte schierati in passato dalla parte dell’esponente Democratico su altri argomenti, come per esempio la pena di morte, su cui storicamente i Dem sono più sensibili. La Chiesa, infatti, ha sempre «tutelato la sacralità della vita e meno di due anni fa, nel 2018 – spiega Musso – Papa Francesco ha eliminato dal Catechismo della Chiesa Cattolica un passaggio del n. 2267 che prevedeva in rarissimi casi l’ammissibilità della pena di morte».

I recenti attriti tra istituzioni Usa e Chiesa locale, dunque, sono riconducibili non tanto ad una differenza di vedute o a diverse “convenienze” politiche, quanto ad un incrinamento della coerenza in campo cattolico, soprattutto se all’interno dei processi decisori pubblici.

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