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Che cosa ci insegna la guerricciola prosaica fra Bezos e Trump

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La diatriba Bezos-Trump? Contiene gli ingredienti di base di quella spietata lotta per il potere che chiamiamo politica e che connota, in senso lato, la vita umana. “Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e autore del recente saggio “La cultura liberale – Breviario per il nuovo secolo”

 

C’è qualcosa di tranquillizzante nell’ultima faccenda di sesso, spie, ricatti, affari, media e politica che ci giunge dall’America e che vede come protagonista principale colui che, secondo Forbes, è l’uomo più ricco del mondo: Jeff Bezos, il fondatore e amministratore delegato di Amazon. Ovviamente, la faccenda è seria in sé ed è grave per Bezos e gli altri protagonisti, le cui vite private fra l’altro vengono ostentate senza ritegno davanti agli occhi del vasto pubblico.

Eppure, tutta la vicenda ha un sapore di antico, di qualcosa che nella storia si ripete, in modi differenti certo, ma sempre con lo stesso canovaccio: una donna, un ricatto, un uomo potente. Sono gli ingredienti di base di quella spietata lotta per il potere che chiamiamo politica e che connota, in senso lato, la vita umana. E che sopravvive anche se qualcuno vorrebbe sradicarla, cioè in sostanza segare le gambe alla sedia su cui siamo seduti.

Ci tranquillizza tutto questo perché rende molto più relative le inquietudini che alcuni dicono di avere perché strani personaggi si affaccerebbero per la prima volta sulla scena del mondo (sic!) e perché un tipo come Donald Trump è alla Casa Bianca. La politica continua ad essere da quelle parti, e ovviamente anche altrove, “merda e sangue”, e continua a giocarsi anche con armi “sporche”. Ed è forse proprio questo elemento di “nuda e cruda vitalità” che ci manda il segnale che la democrazia americana dopotutto sta in ottima salute.

Ovviamente, anche i regimi non democratici hanno le loro lotte di potenza, ma ben coperte dal conformismo di massa e rinchiuse nell’ambito ristretto e ai più nascosto dei pochi e inespugnabili clan in cui si gioca il potere. Nelle democrazie, invece, è tutto più vistoso e palese. E lo è soprattutto oggi che la politica ha abbandonato l’ipocrisia delle piccole o grandi Cause con le quali si copriva, o mascherava con alti e “nobili” ideali, la lotta per il potere e tutti quegli affari più o meno loschi che attorno ad essa girano.

La democrazia americana, da questo punto di vista, è stata sempre più libera delle nostre europee da coloritura ideologiche, ed è l’America di sempre, ripeto, quella che ritroviamo in questa ostensione in pubblico di lettere e vite private. Tutto ci lascia immaginare che, da quelle parti, sia in corso una lotta furibonda, accanita quando mai, e che i toni e gli estremismi verbali della battaglia politica siano funzionali ad essa.

Intanto, i protagonisti: certo Bezos, ma si intravede, nemmeno tanto nel sottofondo, Trump. E poi la stampa mainstream, da sempre vicina ai democratici, e la stampa popolare e scandalistica che si rivolge a palati meno fini. Qui, tutti giocano sporco: le fake news istituzionalizzate degli uni, che nel tempo hanno costruito una “verità ufficiale”, possono permettersi di chiamare (ma fino a quando?) fake news le altre; l’uso scientifico e scorretto dei social che, quando servono alla propria causa, sono indice di “democrazia”, ma quando avvantaggiano gli avversari sono da stigmatizzare e incriminare (un cavillo giuridico si trova sempre!).

In sostanza: una élite al potere che non riesce più a trovare la “narrazione” giusta, perché i “deboli” che erano in cima ai propri pensieri, così dicevano, si sono accorti che erano in fondo da essa disprezzati; e una élite nuova che è emersa e che sa parlare alla gente. Sì, la gente qualunque, il popolo, che, nell’un caso e nell’altro, è sempre oggetto e mai soggetto della storia.

Il politicamente corretto e il politicamente scorretto: l’un contro l’altro armati. E poi i nuovi soggetti del potere: l’inquilino della Casa Bianca, il vero mandante per Bezos dei ricatti a mezzo stampa, e la Silicon Valley, che con la retorica “democratica” e “culturale” ha fatto soldi a palate e rapidi.

Tutto così vecchio, tutto così nuovo. E in fondo la necessità per il benessere comune che le élite scompaiano e altre le sostituiscano, che siano in competizione anche “sporca” fra loro, che i poteri si bilancino e controllino a vicenda, che nessuno abbia la forza di tacitare in modo definitivo il suo avversario. Che, in sostanza, la politica faccia il suo corso perché su certi affari di potere, umani troppo umani, ne sa più del diritto e più dell’economia. La democrazia, in fondo, è questo. È molto prosaica.

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