Mondo

Benvenuti alle Feltrinelli, i megastore del luogo comune. Il pensiero di Ocone

di

Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista.

Molte volte, anche su queste pagine, ho osservato che nel periodo della globalizzazione trionfante (diciamo suppergiù dal 1989 al 2008, cioè dalla caduta del muro di Berlino al fallimento di Lehman Brothers), l’ideologia egemone nel mondo è stata quella liberal-liberista. Ove il trattino sta a indicare una sorta di divisione dei compiti fra il pensiero liberal, che ha soppiantato “a sinistra” quello classico marxista, e il pensiero liberista (o “neoliberista”) che ha preso il posto a destra di quello classico conservatore.

Il primo ha provveduto a depotenziare la politica in nome dell’etica del “politicamente corretto”, o di un diritto fortemente eticizzato; l’altro lo ha fatto in nome di un libero mercato assoluto elevato a dogma e tabù. Molti esponenti delle élite globaliste erano o sono liberisti in economia e molto aperti in tema di “diritti” nella vita pratico-morale. Tanto che a volte riesce difficile definire se essi sono “dirittisti”, come direbbe l’ex direttore de Il Mattino, Alessandro Barbano, e “politicamente corretti”, per fare affari; o fanno affari perché seguono con convinzione i miti e i tabù del nuovo conformismo intellettuale “di sinistra” più o meno di massa (anzi forse sarebbe meglio dire borghese e piccolo-borghese).

La domanda me la pongo tutte le volte che entro in una libreria della Feltrinelli, che, come è noto, domina in posizione quasi monopolistica il mercato librario al dettaglio in Italia. Una volta ebbi a definire, con una certa esagerazione e perfidia, queste librerie come “i megastore del luogo comune”. Partite come punti vendita di sinistra alternativa e anticapitalistica, esse oggi si sono pienamente inserite in quella proficua nicchia del mercato capitalistico che prevede di dare spazio e risonanza anche all’anticapitalismo.

Artisti di diverso tipo come Jovanotti, Zerocalcare, Michele Serra, in parte anche Andrea Camilleri, tutto sommato non certo rilevanti in sé presi e da un punto di vista storico, vengono esibiti e pompati manco fossero i grandi classici del passato. E il pubblico risponde. O forse domanda, per sentirsi rassicurato da pensieri facili e orientati. È un po’ come la storia dell’uovo e della gallina: non si sa bene chi viene prima.

I filosofi direbbero che quello instauratosi fra mercato capitalista e comune sentire di sinistra “benpensante” sia un rapporto dialettico. Fatto sta che, posta in questi termini la situazione, diventa sempre più difficile dare spazio a posizioni veramente “eretiche” e anticonformiste. Le quali o si lasciano inglobare dal “sistema”, e la loro carica “eretica” subito svanisce o diventa una mera retorica; oppure vivono in un regime di assoluta invisibilità e ininfluenza. Di mercato e come idee. Si crea un circolo vizioso: le posizioni di chi diversamente sente e pensa sono di fatto escluse dal dibattito pubblico e non hanno nemmeno mercato.

La politica era invece un tempo l’importante mediatore e incanalatore delle spinte vitali che sono nella società e che alla lunga impediscono che essa ristagni.

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