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Basta sciocchezze sui runner. Parliamo di app, mascherine, tamponi e test

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Perché l’attenzione dei media dovrebbe concentrarsi su app anti Covid-19, test, tamponi e mascherine, non sulle scene da mentecatti con il vigile che insegue un runner fra i prati. Il post del giornalista Daniele Raineri tratto dal suo profilo Facebook

Ieri mattina in una trasmissione della Rai hanno fatto vedere i vigili urbani che con un drone inquadravano dall’alto un runner, un signore in pantaloncini con i capelli bianchi che correva da solo nel verde in zona Appia Antica, e lo fermavano (il cerchio rosso l’ho messo io). Chi ha fatto il montaggio ha aggiunto la Cavalcata delle Valchirie di Wagner alla scena del fermo – citazione ovvia di Apocalypse Now.

Ora, c’è una cosa da capire. In cima alle priorità del governo non c’è tenere i cittadini chiusi in casa. Oggi è il 15 aprile, mancano diciotto giorni alla fine delle misure restrittive prorogata fino al 3 maggio e il governo è incredibilmente indietro nella cose da fare.

Il governo deve fornire ogni giorno milioni di mascherine usa e getta gratis o comunque a basso costo ai cittadini e in teoria dovremmo già vederle dappertutto e invece ancora mancano.

Il governo deve essere in grado di fare ogni giorno un numero enorme di tamponi e consegnare i risultati in tempo utile, invece non riesce nemmeno a fare i tamponi a persone che hanno tutti i sintomi del Covid-19 – figurarsi riuscire a scoprire i soggetti che hanno sintomi lievi oppure non ne hanno proprio – e i risultati arrivano dopo giorni (altri paesi fanno molti più test e i risultati arrivano in poche ore: perché da noi non è possibile?).

Il governo deve spiegare a che punto siamo con la tanto discussa app che entro i prossimi diciotto giorni in teoria dovremo installare sui telefoni – in modo da cominciare il contact tracing. Cito da un pezzo di Eugenio Cau pubblicato sabato sul Foglio: “Ma una app del genere, per avere una qualche efficacia, dovrebbe essere adottata almeno dal 60 per cento degli italiani come ha detto Antonello Soro, garante italiano per la privacy, che ne ha parlato un paio di giorni fa alla Camera. Sono 36 milioni di persone. Secondo Agcom, Facebook in Italia ha 35 milioni di utenti, e non tutti hanno scaricato la app di Facebook: fatevi due conti”.

Il governo è tenuto a parlarci delle strutture accoglienti e gratuite che dovrebbero ospitare tutte le persone che sono infette e che oggi lasciamo a consumare la malattia in casa, dove inevitabilmente contagiano chiunque viva assieme a loro. Oggi ci sono più di 73 mila persone in “isolamento domiciliare”. Sono 73 mila focolai attivi. Poi chiediamoci come è possibile che ci siano tremila nuovi contagiati al giorno anche se sono cinque settimane che facciamo la spesa con i guanti e la mascherina. Per ora non se ne parla (se non in qualche Regione), dove sono queste strutture?

Il governo dovrebbe aggiornarci sui test sierologici, che oggi sono così poco affidabili che le speranze di capire se qualcuno in questo sfacelo è diventato davvero immune oppure no sono ancora molto basse.

Queste sono le priorità a brevissimo termine del governo. L’attenzione dei media dovrebbe essere su queste cose. Non sulle scene da mentecatti con il vigile che insegue un runner fra i prati. Ieri sera ho acceso la tv e si parlava ancora con toni accesi dell’opportunità oppure no di censurare il premier mentre litiga con l’opposizione – una cosa che è successa, anzi di fatto non è successa, venerdì 10 aprile. In un paese dove le vittime da Covid-19 sono arrivate a 21 mila.

C’è poi questo equivoco sugli italiani, che starebbero in casa per paura delle multe e del drone della polizia municipale. Gli italiani stanno in casa perché non vogliono fare due settimane a letto con una polmonite che ti lascia stremato e non vogliono vedere i genitori portati via per essere intubati in un reparto di terapia intensiva. E quelli che sono statisticamente meno vulnerabili si sono adattati lo stesso, per rispetto delle categorie più vulnerabili. E infatti se si vanno a vedere i risultati dei controlli la percentuale di violazioni è irrisoria. L’isolamento è un grande patto nazionale per aiutare medici e infermieri negli ospedali e per dare al governo il tempo di tappare le falle.

Il giorno che questo rispetto collettivo e questo impegno comune per uscire dalla crisi venissero meno, con i posti di blocco e i droni e Wagner non ci fai nulla. Che cosa fai, multi trenta milioni di persone ogni giorno? E se fanno ricorso chi metti a smaltire le pratiche?

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