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Auguri 2020 con parole del 1893 sull’Italia

di

Lombroso 2020

La lettera di Alessandro Albanese Ginammi con gli auguri per il 2020

Caro direttore,

ti scrivo per farti gli auguri di buon anno, estendendo gli auguri a tutta la famiglia di Start Magazine.

Il prossimo anno sarà importante per tutti, per noi come per gli altri 60 milioni di italiani. Gli stimoli professionali sono frenati da un po’ di preoccupazioni. I problemi da risolvere sono tanti, dal Piemonte alla Puglia.

Per capire da dove iniziare, consiglio a tutti la visione del documentario dal titolo Cesare Lombroso: il lato oscuro, disponibile su Amazon Prime Video. È un viaggio per immagini alla scoperta di una delle personalità italiane più importanti, influenti e controverse della storia d’Italia. Nato a Verona nel 1835 e morto a Torino nel 1909, Lombroso non fu soltanto un medico, un antropologo e un giurista, ma anche un sociologo, un filosofo e un politologo di fama mondiale. Il documentario presenta le opere e le idee dello studioso nel corso di tutta la sua vita. Una in particolare può esserci utile per ragionare su di noi. Nel 1893 il Lombroso scrisse Le piaghe d’Italia, individuando i maggiori mali pubblici del neonato Stato italiano.

1) “L’individualismo sfrenato: ciascuno è sempre armato conto il proprio vicino”

2) “L’ingiustizia della giustizia: causa di menzogne e di mancanza di senso morale”

3) “Il classicismo: tutti guardano al passato senza guardare al futuro”

4) “Il parlamentarismo: inadatto a un Paese come l’Italia, parolaio e in malafede”

L’analisi di Lombroso ci ricorda inquietantemente l’Italia di oggi. Sono trascorsi 127 anni da quello scritto ma le piaghe che ci affliggono sembrano rimaste quasi le stesse.

Il punto uno è incarnato dalle tante persone che continuano a fomentare razzismo e violenza sociale, contro gli stranieri in particolare, contro il prossimo in generale, sia in città che campagna, in Parlamento, sui giornali, sui social media, nelle sedi delle amministrazioni locali e per le strade. Vorrei che tutti cercassimo di non vedere il vicino come un nemico, simile o diverso da noi che sia, perché potrebbe essere un buon amico, un collega prezioso, qualcuno da cui imparare qualcosa.

Il punto due fa pensare ai più recenti scandali di corruzione che hanno coinvolto la nostra magistratura e le nostre istituzioni, ma rimanda anche alla più ampia gestione dell’economia e al problema dell’evasione fiscale, sintomo di grave mancanza di senso morale e civico e piaga ancora drammaticamente attuale. Sarebbe bello riuscire a vivere senza questo costante senso di impunità diffuso.

Il terzo punto ci ricorda la cronica mancanza di investimenti nell’educazione e nella ricerca, simbolo di un Paese che non guarda avanti, dimostrandolo anche nelle relazioni internazionali e in politica estera, debole, superficiale, attaccata a una visione del mondo obsoleta e incapace di interpretare gli scenari futuri.

Sul quarto punto si apre la discussione più delicata: la politica, o meglio il nostro modo di fare politica. I nostri leader di oggi? Tutti li conoscono, ma in pochi sanno per quali meriti sono diventati famosi, a molti non interessa nemmeno. Molti elettori, anche tra i miei amici, sono attratti dalle nuove promesse, cambiano spesso partito, senza fermarsi a guardare la realtà dei fatti. Tutti sono sempre molto concentrati sulla novità. Ed è così che l’elettore che fugge da un politico all’altro senza fare mai una scelta di lungo periodo, finalizzata a fare le cose e non solo ad annunciarle, sembra un marito che tradisce la moglie, che scappa per evadere, invece di fermarsi per costruire.

Caro direttore, scusami se mi sono dilungato nel mio pensiero di fine anno, ma spero che scriverti mi abbia fatto prendere meglio coscienza di questi quattro problemi, che Lombroso aveva già individuato più di un secolo fa. Mi auguro per il 2020 un nuovo rinascimento per tutti gli italiani. Anche perché, ormai, sembra sempre più ridicolo accusare l’Unione Europea o la classe dirigente del momento, per tutti i nostri problemi. Perché quegli eletti, ogni volta, in Europa o in Italia, sono come noi. Anzi, siamo sempre noi.

Alessandro

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