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Argentina

Perché anche l’Economist pizzica Milei

L’Economist ha invitato il presidente argentino Milei a moderare i toni della sua incessante polemica per favorire una stabilizzazione economica, ma senza successo. L'articolo di Livio Zanotti, autore de Ildiavolononmuoremai.

“Mi-Ley”, così – con un gioco di parole -, numerosi media hanno ribattezzato la legge-Base formulata fin dal primo giorno di governo come una delega di poteri personali al capo dello stato e approvata dal Congresso argentino dopo 6 mesi di dibattiti, intrighi e accordi con parte dell’opposizione in una versione letteralmente dimezzata. Ma la soddisfazione del governo è stata men che breve. I mercati non mostrano di gioirne, né all’interno né internazionalmente, salvo poche singole imprese e categorie: azioni e bonus argentini che nel pre-market di Wall Street accennavano a salire, hanno invece preso a scendere appena aperte le contrattazioni. Da Londra, l’Economist che invitava il presidente argentino a moderare i toni della sua incessante polemica per favorire una stabilizzazione economica, si è visto immediatamente smentito. Milei ha ripreso a rivolgere insulti furibondi a destra e a manca.

Rodrigo De Loredo, capogruppo dei deputati dell’Union Civica Radical (UCR), molti dei quali dopo varie trattative hanno pur votato la legge-Base, ha dichiarato che:” Questo governo ha uno stile prepotente, violento, preoccupato solo del marketing…”. Accusati ripetutamente da Milei di essere delle “svergognate canaglie”, i giornalisti riuniti nella maggiore associazione di categoria (FOPEA) denunciano l’intenzione del governo di imporre restrizioni ai partecipanti alle sue conferenze stampa. Identica preoccupazione esprime la massima associazione degli editori (EUDEBA), che definisce un’aperta violazione all’articolo 14 della Costituzione il progetto di istituire una nuova matricola per l’esercizio di operatore dell’informazione: un diritto costituzionale affidato alla discrezionalità di un ministro… A tutto ciò va inoltre sommato il nuovo attacco di Milei al Brasile e al suo presidente, dunque al maggior partner commerciale dell’Argentina, un interlocutore storico che ha chiamato: “comunistello  corrotto”. Con un gesto di fastidio, Lula ha replicato che aspetta delle scuse a tante bestialità.

I numeri più recenti dell’Instituto Nacional de Estadistica y Censos (INDEC) sull’economia aggiungono solo inquietudine. La congiuntura è la peggiore dal default del 2001. Produzione industriale: -14% ; investimenti: -23%; occupati -350mila (e molto maggiore la perdita di occupazione nella cosiddetta economia informale). Sul mercato parallelo dollaro si rafforza. La Banca Centrale ha meno risorse di 6 mesi addietro. Il costo di vita non cessa di aumentare ogni giorno, cosi come il numero dei senza tetto (nelle agenzie immobiliari è raddoppiato il numero delle richieste d’affitto multiplo, cioè di 2 e anche 3 famiglie che si mettono insieme per ripartirsi un singolo appartamento). Il presidente promette una nuova fase. Ma anche la parte della grande informazione nazionale che lo sostiene gli sollecita chiarimenti: Milei ha fatto una campagna elettorale promettendo la dollarizzazione. Adesso parla di competizione tra monete e difende quella nazionale, il peso. Molto citato l’Economist: “Attenzione: il risparmiatore disorientato non investe…”.

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