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Argentina, ecco il programma del presidente Fernandez su debito, pensioni e non solo. L’approfondimento di Zanotti

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Alberto fernandez Argentina

Che cosa ha detto il presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, illustrando il programma del governo. L’approfondimento di Livio Zanotti

I problemi ci sono e fanno tremare i polsi, non resta che affrontarli. E’ questa la filosofia che senz’ombra di spavalderia ma con chiarezza e vigore ha sostenuto il discorso con cui il nuovo capo dello stato argentino, Alberto Fernandez, ha presentato ieri il programma di governo. Finanza ed economia, giustizia e diritti civili, trasparenza amministrativa sono le coordinate del riformismo politico-sociale sulle quali intende muoversi l’azione di governo. I 4 anni appena compiuti del neo liberismo del presidente Mauricio Macri sono stati ricordati per collocare l’avvio del tracollo che ha condotto il paese sull’orlo del default, correggerne premesse e modello di gestione. Ma lo sguardo è ormai rivolto al futuro, non solo a quello più immediato.

In una coreografia preparata per suggerire il massimo della compattezza nazionale possibile in un contesto politico non proprio rasserenato, Alberto Fernandez è apparso sullo scanno più alto del Congresso con a sinistra la vicepresidentessa e titolare del Senato Cristina Fernandez de Kirchner e a destra il presidente della Camera, Sergio Massa. Ha parlato per quasi 2 ore con poche pause per gli applausi e un tono sempre fermo. Ministri, sottosegretari, parlamentari dei diversi partiti, rappresentanti diplomatici e delle forze armate riempivano tutto lo spazio riservato ai seggi. Ad osservarli dai balconi del monumentale palazzo, a loro volta stracolmi, esponenti dei sindacati, della cultura, delle organizzazioni dei diritti umani. Folla e bandiere lungo le strade tutt’attorno.

La rinegoziazione del debito pubblico (all’incirca pari nella sua globalità al 100% del PIL), che lo stesso Fondo Monetario Internazionale (FMI), principale creditore, ha definito insostenibile (ma quando -un anno e mezzo addietro- ne ha concesso la maggior parte parrebbe non essersene reso conto), è la condicio sine qua non dell’intero progetto. Soltanto la sua riduzione e rimodulazione, tanto con i creditori istituzionali (per l’appunto, con l’FMI in primis) quanto con quelli privati potrà porre fino all’attuale emergenza. Fernandez è andato a parlarne ai governi europei (che ha ringraziato, quello di Roma tra gli altri), a quello israeliano e al Papa Francesco, per il quale ha avuto particolari parole di riconoscenza (in febbraio il Vaticano ha organizzato un summit internazionale di specialisti e grandi banchieri per discuterne).

Nel frattempo, il governo si pone un’agenda straordinaria che presume anche un’attività legislativa intensissima e anche culturalmente, ideologicamente molto impegnativa. A cominciare dall’aborto, un’antica rivendicazione delle donne argentine, molte delle quali nell’aula e nella strada non hanno trattenuto le lacrime quando il Presidente ha annunciato che entro dieci giorni presenterà una legge che lo legalizza. Al momento non si conoscono le reazioni dell’episcopato cattolico, che certamente non potrà non rammaricarsene (come del resto il Papa, al quale sembra difficile credere che Fernandez non glielo abbia anticipato quando si sono parlati a tu per tu a Roma). Le polemiche possiamo comunque star certi che non mancheranno.

Forse anche maggiori e accompagnate da scossoni che s’annunciano robusti, sono poi quelle che già stanno provocando le preannunciate riforme della giustizia e tagli nelle pensioni cosiddette “speciali” o “privilegiate”, in quanto superiori anche di dieci, quindici volte a quelle comuni ma riservate ad alti funzionari pubblici, magistrati e diplomatici di carriera. Per quanto riguarda il sistema giudiziario vanno aggiunte sostanziali novità che dovrebbero assicurare trasparenza e garanzie tanto nei criteri di assegnazione dei processi ai diversi giudici, a cominciare dalla fase istruttoria, quanto nella correzione delle funzioni tra quelli dei tribunali federali e i colleghi delle diverse province (l’Argentina è uno stato federale, con forti autonomie locali). Analoghe riforme per i servizi segreti.

L’Argentina deve ridurre la spesa pubblica per investire nel rilancio dell’economia e mostrare tanto all’interno quanto all’estero che i sacrifici vengono distribuiti con qualche equanimità, sia per renderli più accettabili sia perché i creditori vedano le buone intenzioni e le concrete possibilità di ripresa del paese e dunque vieppiù si convincano di accompagnarne lo sforzo. Ma non tutti sono disponibili a rinunciare ai propri diritti acquisiti, men che meno per decreto. Né c’è da aspettarsi che la cultura ambientalista accolga senza circospezione e richieste di limiti e rigorosi controlli l’annuncio di nuovi e maggiori investimenti nell’industria estrattiva (destinata a divenire più centrale di quella agricola, puntando soprattutto allo sfruttamento delle importanti riserve di litio). D’altro canto il governo oltre ad aver fretta è consapevole che quanto non riuscirà a fare nei primi cento giorni incontrerà ostacoli anche maggiori più avanti.

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