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A Roma il Coronavirus rallenta? Post (dubbioso) di Kruger

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Ci rendiamo conto che cosa può succedere a Roma se si abbatte uno tsunami come quello lombardo? Il post di Peter Kruger che su Facebook sta seguendo e analizzando numeri e tendenze dell’epidemia da Coronavirus a Roma e non solo

A Roma sta rallentando l’epidemia da Coronavirus? Manco per sogno. Se non cambia nulla, arriva lo tsunami.

Ho promesso ieri un aggiornamento sul Lazio. Aggiornamento doveroso poiché mi arrivano sempre più insistentemente segnalazioni che a Roma “stamo sereni”, “la curva scenne”, “er lockdown funge”.

Beh, certo, se guardate i dati farlocchi, come contagi e, ormai, anche ospedalizzazioni, sembrerebbe così. Ma avete tutti imparato quanto questi dati possano essere soggetti a vari errori sistematici. Al solito, l’unico dato affidabile, finché si riesce a stare dietro alla conta dei morti (e in Lombardia cominciano ad essere in difficoltà anche con quello), è il dato dei decessi.

In figura potete vedere il confronto tra l’andamento dei decessi in Lombardia e nel Lazio. Al solito, l’asse verticale è in scala logaritmica, quindi ciò che appare come una linea retta è, in realtà, una curva esponenziale (se non ci credete guardate come corrono i numeri sull’asse verticale. Non fanno 1,2,3,4… Fanno 1, 10, 1000, 1000, 10000…).

Come vedete, l’epidemia sta correndo a pieno ritmo esponenziale (giusto un filino più lenta di come è cominciata in Lombardia). Il ritardo del Lazio, rispetto alla Lombardia, normalizzato per le diverse popolazioni è di circa 17 giorni. In altre parole, se questo trend non cambierà, tra 17 giorni, il Lazio si ritroverà nella stessa situazione in cui è la Lombardia oggi (ma con un sistema sanitario neppure lontanamente paragonabile per efficienza).

Un altro modo di vederla, è che, se non cambia il trend, il numero di morti decuplica ogni 13 giorni. Sì, esatto, con questo trend, dagli 80 decessi registrati oggi, si arriva a 800 in 13 giorni.

Ovviamente, la domanda che tutti si pongono è: ok, ma, ad un certo punto, avranno effetto le misure del lockdown, no? Il problema è che, a distanza di 13 giorni dal lockdown, non si nota nessun significativo rallentamento. Ci speriamo tutti. Speriamo anche nella bella stagione. Ma il fatto, ripeto il fatto, è che, allo stato delle cose, non si vede alcun rallentamento e il rischio della catastrofe si fa sempre più alto.

Lo ripetiamo da settimane: forse è il caso che a Roma ci si dia una svegliata. Ma una grande svegliata!

Vedo che, nei salotti della Capitale, ci si accanisce su improbabili riaperture di vecchi ospedali fatiscenti, si dibatte se i runner pongano un problema e ci si rassicura perché sarebbero stati allestiti 1500 nuovi posti ospedale dedicati al coronavirus. 1500 posti? Per una città di 3 milioni e mezzo di abitanti?

Allora, forse non ci rendiamo proprio conto di ciò che rischia di abbattersi su questa città.

Ieri, alla radio con Giancarlo Loquenzi, ho provato a fare il confronto tra come Roma sta affrontando la pandemia da Coronavirus e come lo ha fatto Shanghai, una megalopoli modernissima di 25-30 milioni di abitanti, che, durante tutto il corso dell’epidemia, ha avuto numeri di decessi ben minori di quelli che il Lazio ha già oggi.

A Shanghai tutte le persone sono state chiuse ermeticamente a casa, con la possibilità di uscire (un membro per famiglia) solo due volte a settimana per andare a fare la spesa. Queste misure sono scattate quando il livello di diffusione del virus era 100 volte inferiore a quello che si registra nel Lazio adesso. Da questo lockdown, durato oltre un mese e mezzo, sono usciti solo tre giorni fa (ripeto: 3 giorni fa!).

Ieri sono anche andato a fare la spesa al supermercato. Era da due settimane che non ci andavo. Sono dovuto andare in un posto diverso dal solito poiché nel supermercato dove vado normalmente sono stati individuati due positivi tra il personale.

Mi sono quindi recato in uno di questo grandi centri Pam, di quelli che ti aspetteresti fossero meglio attrezzati di altri. Ho visto decine di persone senza mascherina, ho visto gente alla cassa con appena 4-5 cose nel cestino. Ho visto molte coppie di amiche che si aggiravano.

Insomma, ditelo se avete deciso di trasformare i supermercati in laboratori per la produzione di virus.

In tutto questo, il silenzio della sindaca Raggi e del presidente Zingaretti si fa sempre più assordante. Capisco che Zingaretti è malato, ma, allora, qualcuno si assumesse la responsabilità di parlare alle persone. O stiamo facendo il solito giochetto dello scaricabarile sul governo?

Ma ci rendiamo conto che cosa può succedere a Roma se si abbatte uno tsunami come quello lombardo?

Questa è una guerra! Non possiamo permettere al virus di sfondare le nostre difese a Roma. Dobbiamo fare di tutto per impedirlo. La cittadinanza va mobilitata ora. E’ tempo di scavare trincee. E’ tempo di non risparmiarsi in nulla per impedire il disastro.

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