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A Marsiglia, il primo psicodramma delle elezioni in Francia

Repubblica Centrafricana

L’articolo di Enrico Martial sulle prossime elezioni regionali in Francia del 20 e 27 giugno prossimo, tassello delle presidenziali del 2022

Il primo significativo psicodramma delle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno ha avuto luogo la settimana scorsa, tra il 1° e il 7 maggio, e ancora dura, tra l’annuncio e il fallimento di un’alleanza a Marsiglia tra il presidente regionale uscente Les Républicains, Renaud Muselier, e il movimento di Macron, La République en Marche.

Le elezioni regionali del 20 e 27 giugno prossimo costituiscono un tassello delle presidenziali del 2022. La République en marche di Macron ha bisogno di radicarsi sul territorio e teme come la peste la vittoria anche in una sola regione francese del Rassemblement National di Marine Le Pen, vera minaccia per il prossimo anno. Dall’altro lato, Les Républicains hanno storia e radicamento più solidi ma sono assai deboli: all’opposizione parlamentare, vampirizzati dai Marciatori, con molti dei loro esponenti al governo nazionale. La linea ufficiale è di opposizione frontale alla politica di Emmanuel Macron, ma alcuni lavorano per un riavvicinamento e una collaborazione tra le due forze.

Questa faccenda è iniziata un po’ di tempo fa, con gesti collaborativi del governo centrale nei confronti della Regione Sud e del suo presidente, Renaud Muselier, che è anche presidente della conferenza francese delle Regioni. Due sindaci importanti contribuivano al percorso di avvicinamento, Christian Estrosi, di Nizza, e Hubert Falco, di Tolone rieletti alle comunali dell’anno scorso. Il 28 aprile, su BFM TV, Muselier ha detto che “il buon senso vorrebbe che la maggioranza presidenziale mi sostenesse”. Rispondendo favorevolmente, il 2 maggio, su Le Journal du Dimanche, il primo ministro Jean Castex, che è anche coordinatore nazionale di La République en Marche (LRM) ha annunciato che il partito si sarebbe ritirato a favore dei Les Républicains nella Regione Sud. Si prefigurava una lista di candidati con qualche esponente di spicco LRM, tra cui Sophie Cluzel, segretaria di Stato per le persone con disabilità.

È stata subito rivolta, al centro e in periferia. Sono volate parole grosse, se Christian Estrosi ha dovuto dire che nella sua esperienza politica non aveva mai visto tanta violenza. Christian Jacob, presidente nazionale LR, il giorno successivo, il 3 maggio, ha “ritirato l’investitura” del partito a Muselier, escludendo qualsiasi accordo al primo turno con il movimento di Macron. Sui giornali si è letto che l’operazione dei “marciatori” serviva a frantumare Les Républicains. Gabriel Attal, portavoce del governo, ha detto che Les Républicains erano divisi tra posizioni di destra radicale e la destra di tradizione chirachiana. Alla fine, Renaud Muselier ha fatto marcia indietro, assicurando che non ci sarebbero stati candidati “marciatori” nella sua lista. Il sindaco di Tolone Falco e il sindaco di Nizza Estrosi hanno lasciato il partito di Les Républicains, rispettivamente il 5 e il 6 maggio. La segretaria di stato Sophie Cluzel ha dichiarato il 7 maggio che la République en Marche avrebbe presentato una propria lista.

Ancora sui giornali e nei dibattiti in TV si sprecano analisi e commenti su quanto è successo. Si vorrebbe comunque che i marciatori e Sophie Cluzel non presentassero nessuna lista – il termine ultimo è il 17 maggio – adducendo il favore che sarebbe elargito a Marine Le Pen.

La possibile vittoria del candidato dell’estrema destra, Thierry Mariani, fa paura a molti. Viene da una storia politica nel’UMP – poi Les Républicains – ministro dei trasporti tra i 2010 e il 2012 durante la presidenza Sarkozy, era già noto per le sue posizioni sulla sicurezza, sull’Europa (si è astenuto per esempio sul fiscal compact nel 2012), in qualche gesto di sostegno a personalità o gruppi radicali (Dominique Venner, suicida nel 2013). Nel 2019 è stato eletto infine alle europee nella lista del Rassemblement National. Conosciuto per un fiero putinismo, a favore dell’invasione della Crimea, spiccava tra i 60 esperti, neppure osservatori elettorali, in visita al referendum del 1° luglio 2020 con cui il 77,9% dei voti ha ratificato le modifiche costituzionali che consentiranno a Putin altri due mandati.

La maggioranza presidenziale (che è composta dai marciatori di LRM, dal Modem e dagli altri partiti minori) candiderà 11 esponenti di governo, ministri e segretari di stato nelle varie elezioni regionali e dipartimentali: il ministro della giustizia, Eric Dupont-Moretti, nelle Haut-de-France, il ministro degli interni Gérald Darmanin alle dipartimentali nell’Eure, Amélie de Montchalin per la regione parigina dell’Île de France.

L’idea della collaborazione tra LRM e LR era iscritta nella logica macroniana del “superamento”, con bisogni e riforme condivise indipendentemente dagli schieramenti, dalla crescita economica all’ambiente. Anche De Gaulle aveva simile messaggio di “superamento” delle divisioni (tra partiti), e per questo si è incontrata sensibilità nella destra repubblicana. Il motivo contingente era poi lo sbarramento alla destra estrema, per questo si metteva in piedi l’alleanza.

D’altra parte, la frattura in seno a Les Républicains – tra simpatie per posizioni estreme e tradizione gollista – testimonia un processo in maturazione. Vedremo se prevarrà una scelta “repubblicana” (e alleanze o forme politiche nuove, per il momento non riuscite) contro l’estrema destra oppure un riposizionamento radicale in riassorbimento di quelle tendenze. Già lo si ascolta negli strali identitari di Eric Zemmour a CNews, la televisione di Vincent Bolloré, in teoria vicino a Sarkozy, e lo si vede in altri Paesi, per esempio nella vittoria “trumpiana” a Madrid di Isabel Diaz, del Partito popolare.

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