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A che cosa serve davvero Immuni?

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Potete scaricare quanto vi pare Immuni (io l’ho fatto appena fu lanciata), ma un’app di contact tracing (soprattutto di quelle basate sui protocolli Bluetooth decentralizzati) non è neppure lontanamente comparabile per efficacia ad un servizio vero di contact tracing. Il post di Peter Kruger

 

Allora, ricordiamolo bene, potete scaricare quanto vi pare Immuni (io l’ho fatto appena fu lanciata, più per solidarietà con gli sviluppatori che per altro), ma un’app di contact tracing (soprattutto di quelle basate sui protocolli Bluetooth decentralizzati) non è neppure lontanamente comparabile per efficacia ad un servizio vero di contact tracing (che non si fa con le app ma con investigatori e volontari).

Immuni, in tre mesi e mezzo dal suo lancio il primo giugno, ha individuato appena 7 casi (su un totale di oltre 55 mila casi individuati in Italia).

Chi pensa che questo magro risultato sia conseguenza della scarsa penetrazione dell’app (circa 10% della popolazione), evidentemente non ha la minima idea di come funziona un servizio di rete.

Infatti, anche se dovessimo moltiplicare per 10 la penetrazione (e raggiungere il 100% della popolazione – auguri…), la performance del servizio, che come per tutti i sistemi di rete, cresce quadraticamente, aumenterebbe solo di un fattore 100 (e quindi anziché 7 su 55mila, darebbe un sempre magro 700 su 55 mila).

Cioè, tradotto: Immuni, almeno per come funziona oggi, non serve ad una benemerita minchia nella lotta contro Covid.

Questo non è affatto un invito a non scaricare Immuni. La sua efficacia è praticamente nulla, ma anche l’uso che fa delle risorse del vostro cellulare è trascurabile. Soprattutto, domani, potrebbe essere la base per il lancio, non solo di un servizio più efficace di contact tracing, ma anche di servizi di telemedicina (che in alcuni paesi si sono rivelati molto utili nella lotta a Covid).

Però, non cadiamo in questa propaganda da due spicci che serve solo a coprire le mancanze del vero contact tracing. Quali sono queste mancanze? Beh, intanto, non sappiamo quasi niente di come venga effettuato in Italia (se è per questo, sappiamo anche molto poco di Immuni…).

Basterebbe, al solito, partire dalla cosa più ovvia: un po’ più di informazioni e trasparenza.

E, soprattutto, basterebbe smetterla di fare il solito giochino sporco di scaricare le responsabilità di eventuali disfunzioni nella riposta al Covid sul comportamento delle persone.

Se il contact tracing non funziona, non è colpa di Immuni, e certamente non di chi non se lo è scaricato, ma di chi dovrebbe gestirlo (quello vero).

(Post tratto dal profilo Facebook di Peter Kruger)

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