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Retwittare danneggia la memoria

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Retwittare

L’attività di Retwittare inficia le capacità di apprendimento e le capacità di memoria

Retwittare danneggia il cervello. Sì, secondo una ricerca della Cornell University e dell’Università di Pechino, condividere i contenuti e non crearne di nuovi danneggia il cervello, inficiando non solo le capacità di apprendimento, ma anche le capacità di memoria. Secondo la ricerca, condividere informazioni in generale crea un “sovraccarico cognitivo” e incide sulle successive attività delle persone.

Insomma, un’azione così semplice e immediata, che per molti passa anche inosservata e talvolta automatica, in realtà ha ripercussioni sull’attività cognitiva. “La maggior parte delle persone non condividono più idee originali: si tende a condividere ciò che si legge con i propri amici”,spiega Qi Wang, professore di sviluppo umano alla Cornell. Ma chi lo fa non realizza “che la condivisione ha un aspetto negativo”. E tra questi, appunto, la diminuzione della capacità di apprendimento e le capacità di memoria.

Lo studio sulle conseguenze del retwittare è stato condotto da Wang e dai suoi colleghi in Cina attraverso due diversi tipi di esperimento ed è stato pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior.

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Ad un team è stata data la possibilità di condividere il contenuto o passare a quello successivo, mentre ad un gruppo è stato concesso solo di poter scorrere le letture. Dopo è stato chiesto agli studenti di affrontare un test sul contenuti di questi messaggi. I partecipanti che hanno condiviso i contenuti hanno mostrato una minore capacità di comprensione di quello che avevano condiviso.

È stato poi effettuato un altro test. Dopo aver visto una serie di immagini, agli studenti è stato chiesto di completare un test relativo ad un articolo scientifico totalmente estraneo alle fotografie. Anche in questo caso, chi ha retwittato le immagini ha avuto più difficoltà nel completare la seconda richiesta.

I ricercatori sono giunti alla conclusione che retwittare esaurisce le energie cognitive necessarie. “Nella vita reale, quando gli studenti navigano online e si scambiano informazioni poco prima di un test, poi svolgono male i compiti”, ha affermato Qi Wang.

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