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Facebook e il piccolo, grande problema privacy

Facebook accusato di aver utilizzato i dati della geolocalizzazione degli utenti per suggerirci gli amici che potremmo conoscere

Ancora un nuovo pasticcio sulla privacy per Facebook. Non parliamo della catena che in tanti stanno postando sul loro profilo e che, diciamola tutta, non serve certo per tutelare le proprie informazioni. La nuova grana per il social di Mark Zuckerberg arriva da alcune indiscrezioni di un articolo uscito qualche giorno fa su Fusion e che accusava Facebook di utilizzare i dati della geolocalizzazione degli utenti per suggerirci gli amici che potremmo conoscere. Da Menlo Park prima confermano, poi smentiscono e infine tornano sui loro passi ammettendo un test del passato.

Proviamo a capire qualcosa in più. La piattaforma, come accusa Fusion, sfrutterebbe l’applicazione mobile per capire quali luoghi visitiamo e suggerirci gli amici in base a questo e non in base ad amicizie comuni o interessi dichiarati sul social. La cosa, però, andrebbe contro al concetto di privacy, perché l’ipotesi della geolocalizzazione per la sezione “Persone che potresti conoscere” non è indicata nei termini di servizio sottoscritti da ogni utente. Fusion, per esempio, ha raccontato di un uomo che, dopo aver partecipato a un incontro fra genitori di adolescenti con tendenze suicide, il giorno dopo ha individuato uno dei genitori incontrati poche ore prima fra i suggerimenti delle amicizie proposte dalla piattaforma.

Facebook

Alle accuse, ha risposto un portavoce di Menlo Park, che prima ha ammesso l’esistenza del sistema, “la posizione è solo uno dei fattori che utilizziamo per suggerire alle persone altri contatti che potrebbero conoscere”, ma poi capendo la gravita della cosa, ha spiegato di aver “approfondito la questione e capito che le informazioni sulla localizzazione non sono utilizzate a quello scopo”. La versione definitiva ammette la geolocalizzazione per suggerirci le amicizie. Ma si tratta di qualcosa avvenuta in passato, per un test effettuato su scala cittadina e solo su pochi utenti.

Non sono mancate, ovviamente, le proteste. Gli utenti, allora, sono chiamati a gestire bene l’accesso alla posizione dalle impostazioni generali del proprio smartphone decidendo se concederlo sempre, solo mentre si usa l’app o mai.

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