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Digitale, anche lo streaming decide la classifica degli album più venduti

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Anche lo streaming decide gli album più venduti. E l’Italia si adegua alla rivoluzione digitale 

 

La top ten degli album più ascoltate della settimana? Questa volta sarà lo streaming a decretarlo. Dallo scorso 7 luglio infatti un nuovo metro di giudizio conterà sulla classifica delle canzoni più amate dagli italiani. Oltre agli acquisti dei dischi fisici o di quelli in download per gli mp3, ad offrire una fotografia che rispecchi il vero consumo musicale del Paese avrà un peso anche lo streaming. Complice il fatto che in Italia, solo lo scorso anno, l’ascolto in streaming è cresciuto del 30% e rappresenta il 70% del mondo digitale e il 36% dell’intero mercato musicale.

Numeri che non possono non incidere, soprattutto partendo dal presupposto che il panorama musicale si sta trasformando. Si sta abbandonando il concetto di vendita per dare maggiore peso a quello del consumo.

Come funziona

La Top of the music della FI-MI/ GfK analizzerà tutti i dati che verranno calcolati attraverso un algoritmo messo a punto dalla Gfk Italia.

Per gli album saranno conteggiati solo gli ascolti completi di ogni traccia (almeno 30 secondi per brano); mentre per la classifica dei singoli, 130 ascolti in streaming avranno lo stesso valore di un download. Il mix di acquisti e ascolti contribuirà a determinare la top ten. Ma non solo: questa integrazione avrà un peso specifico anche sulle assegnazioni agli award di Platino e d’oro, prova definitiva della popolarità di un artista.

Il resto del mondo

L’Italia sta assimilando le regole che già sono entrate in vigore nel resto del mondo. Negli Stati Uniti per esempio il termometro dello streaming ha un peso specifico già dallo scorso dicembre. L’Europa si sta allineando anche se il conteggio è diverso rispetto a quello stelle e strisce. Un esempio tra tutti negli Usa per totalizzare una vendita ci vogliono 1500 ascolti, in Inghilterra 1000.

Ma anche se differisce il metodo la sostanza non cambia. Per Enzo Mazza, AD della Federazione delle industrie musicali,
«Si tratta di un ascolto che avvicina l’ascoltatore al fruitore della programmazione radiofonica, un ascolto spesso passivo e guidato dalle playlist ma di cui non si può non rendere conto »

La rivoluzione streaming delle industrie discografiche

Il futuro della musica quindi sarà in streaming, e di questa rivoluzione ne stanno beneficiando anche le case discografiche. Dopo anni di crisi si sta registrando una ripresa grazie a piattaforme come Spotify e Deezer. Si calcola che circa 112 milioni di consumatori sono iscritti a servizi di musica.

Gli abbonamenti a servizi di streaming a pagamento registrano un +100,7%, e lo streaming ad-supported segna un +23,6%, questo accade mentre il download perde terreno e si scarica il 14,5% in meno rispetto agli anni passati.

Numeri che non stupiscono più considerando che il gigante Spotify lo scorso giugno ha raggiunto i 140 milioni di utenti, ricavando grazie alla pubblicità una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Il servizio di musica in streaming, lanciato nell’ottobre 2008 dalla startup svedese Spotify AB, secondo le ultime rivelazioni di marzo, conta 50 milioni di abbonati, quindi utenti paganti, ed è riuscito quasi a doppiare Apple Music che a dicembre del 2016 ne aveva 20 milioni.

Sony Music intanto torna a produrre vinili

sonyCon questi numeri sembrerebbe difficile immaginare un ritorno al supporto fisico, anche se Sony, a sorpresa, dopo 30 anni di stop, ha deciso di tornare a produrre vinili in proprio. L’azienda ha deciso di aprire una fabbrica in Giappone, che verrà inaugurata a marzo del 2018 che produrrà solo ed esclusivamente vinili.

La multinazionale aveva smesso la produzione casalinga del supporto nel 1989, quando oramai a conquistare il mercato erano stati i cd. Ma si è assistito ad una sorpresa: il vecchio 33 giri a luglio del 2016, segnava incrementi a doppia cifra: +43% rispetto al 2015, raccogliendo quasi 3,5 milioni di euro contro i 2,4 della prima metà dello scorso anno e portando la quota di mercato dei “dischi” al 5% del totale. Numeri che ricordano i livelli di vendita toccati negli anni 90’. Solo in Gran Bretagna sono aumentate del 53% per un totale di 3,2 milioni di unità.

Per Deloitte il fatturato mondiale legato ai dischi in vinile raggiungerà quest’anno un miliardo di dollari. Sony non è sola in questo ritorno al passato. Nel 2017, infatti, sono nate diverse nuove aziende che producono vinili, soprattutto negli Stati Uniti. Esempi di questo tipo non mancano nemmeno in Europa, qui la maggior parte delle aziende che stampano vinili per major ed etichette indipendenti sono nella Repubblica Ceca e in Olanda. Secondo i dati del Guardian, le aziende europee riescono a produrre 100mila pezzi al giorno, una cifra che non soddisfa più le richieste.

Di questa crescente richiesta di vinili qualche indizio era arrivato già a inizio anno: come scrive Billboard, nei primi mesi del 2017 la Sony Music ha installato un macchinario per tagliare i vinili nella sua filiale di Tokyo. Secondo le indiscrezioni, la prima ondata di vinili ‘fatti in casa’ dovrebbe riguardare principalmente musica giapponese. Ne 2016 in Giappone le vendita di vinili è stata pari a quasi 800mila unità, in crescita di otto volte rispetto al 2009.

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