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Il mondo con gli occhi di Instagram, molto più che un social network

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Con pochi amici oppure con migliaia di follower, dimostrando come un’ app può diventare uno strumento di lavoro, rivoluzionario e coinvolgente al tempo stesso. Significa raccontare un’esperienza, un viaggio o un piatto di “street food” assaggiato per caso: ma sempre con un’attenzione social, a voler condividere e, in qualche modo, rendere evidente la nostra partecipazione a quell’evento. Un linguaggio universale, che, a differenza degli altri social, predilige le immagini al testo scritto, diventando, nello stesso momento in cui si pubblica una foto, un linguaggio universale, che supera barriere linguistiche, frontiere e divisioni etniche, religiose e politiche.

Abbiamo incontrato un iger, durante un educational realizzato per promuovere il territorio e raccontarne le peculiarità attraverso l’uso dei social network: Gianpiero Riva, ingegnere elettronico e imprenditore nel settore ITC, co-fondatore dell’associazione nazionale Instagramers Italia e tra gli Igers più famosi in Italia con oltre 90.000 follower, autore del libro “Fotografia smartphone – Scatta, elabora, condividi” edito da Apogeo (Feltrinelli).

Ecco perché abbiamo ritenuto interessante far raccontare direttamente a Gianpiero cosa significa usare Instagram e i social network, per parlare di innovazione e di nuove tecnologie ma, soprattutto, per avere una testimonianza diretta di come sta cambiando il mondo della comunicazione e dell’economia, con un occhio particolare rivolto alla valorizzazione del territorio, dove beni culturali, ambiente e paesaggio, diventano l’oggetto di narrazioni fotografiche, che viaggiano in tempo reale, accompagnati da hastag, capaci di far ammirare i Fori imperiali o il Parco nazionale delle Cinque Terre, da un pubblico immenso, che naviga nella rete e coglie la grande bellezza di questi scorci.

Come definiresti Instagram?

Instagram è una app… ma è anche un social network. Nasce come un’app per scattare e condividere istantaneamente foto digitali, frammenti del proprio quotidiano. Ma ogni foto condivisa può essere motivo di confronto; con ogni foto infatti è possibile, interagire, chattare… ecco allora che, oggi, Instagram si è affermato come uno dei social network più attivi (nel mondo conta 200 milioni di utenti attivi al mese) dove spesso gli utenti più seguiti non sono quelli che pubblicano foto istantaneamente ma piuttosto quelli che curano una propria galleria, un proprio progetto fotografico. Ora quindi l’accezione che attribuisco al prefisso “insta” è più da intendersi come “fruizione istantanea”: Instagram è puro intrattenimento per i nostri cinque minuti in metro piuttosto che per la pausa in ufficio quando desideriamo evadere con la mente.

A un certo punto da iger hai scoperto che Instagram può essere uno strumento di lavoro?

Faccio una doverosa premessa: Instagram non è solo fotografia; è comunicazione tramite emozioni visive. Quindi c’è spazio certamente per i fotografi ma anche per artisti, grafici, architetti, stilisti… viene da sé che Instagram è un ottimo strumento di promozione della propria professionalità. Io sulla mia galleria pubblico suggestioni dei miei viaggi, fotografando e ritoccando le foto esclusivamente con lo smartphone: ritocco le foto per enfatizzare (se vogliamo, iconizzare, non nel senso informatico però) quelle emozioni che vivevo nell’attimo dello scatto e che desidero trasferire a chi mi segue attraverso il piccolo display dei loro smartphone. Io la chiamo fotografia aumentata. Grazie alla molta audience che ho raccolto su Instagram con questo mio “progetto fotografico” ho trovato svariate opportunità di lavoro. Solo per citarne alcune: ho scritto il libro “Fotografia smartphone – Scatta, elabora, condividi” edito da Feltrinelli; ho realizzato diversi servizi fotografici commissionati da importanti brand; proposto, con successo, il mio corso full-immersion su Instagram e mobile-photography come quello che ho tenuto presso l’Università La Sapienza di Roma e come quello che terrò a Bologna il prossimo 4 luglio.

 

 

 

Cosa può significare usare Instagram per comunicare un’impresa?

Instagram è fatto per comunicare. Va da sé che sia quindi anche un mezzo straordinario per raccontare un’impresa, un prodotto, un servizio… ma la comunicazione non deve essere declinata alla “vecchia maniera”, sullo stile di uno spot televisivo, per intenderci. Gli utenti su Instagram cambiano subito canale se percepiscono l’invasività del messaggio commerciale. La sfida è quindi quella di riuscire a far mettere il like agli utenti su un contenuto pubblicato prima ancora che questi si accorgano che si tratta di un messaggio commerciale: Find beauty everywhere è lo slogan con cui Instagram sta suggerendo ai brand il modo corretto per creare contenuti adatti al suo social network.

Ci parli dell’esperienza di lavoro con Instagram che ti ha più coinvolto?

Indubbiamente è stata la mia partecipazione come operatore dei media embedded al seguito dell’Esercito Italiano in missione di pace nel sud del Libano. A luglio del 2012 sono stato il primo non-fotografo, non-giornalista italiano con licenza di “condividere in tempo reale” a vivere assieme all’Esercito per una settimana nella zona del Libano che va dal fiume Litani fino alla Blue Line, la linea di confine con Israele che proprio la missione UNIFIL (missione ONU) ha lo scopo di realizzare e far ratificare dai due paesi confinanti. Ho conosciuto persone e ho visto esperienze che non passano per il Tg delle 20:30 ma che meriterebbero di essere raccontate. Nel mio piccolo ho provato a dare il mio contributo catturando frammenti di quelle esperienze con lo smartphone come ho sempre fatto.

 

Andrea Ferraretto

 

(PS: La foto è, ovviamente, uno degli scatti di Gianpiero e, dentro questo scatto c’è tutto: promozione del territorio, del marchio DOCG, creatività nella realizzazione di una foto con lo smartphone sullo “stile Instagram”)

 

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