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Che cosa succederà ai prezzi del petrolio. Report Moneyfarm

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Chi, come e perché influenzerà il prezzo del petrolio nel 2020. Le analisi di Moneyfarm

Coronavirus e tensioni geopolitiche, a breve termine. Domanda in calo e offerta in aumento, nel lungo periodo. Sono questi i fattori che influenzeranno il prezzo del petrolio nel 2020. Prezzo, che secondo Moneyfarm, dovrebbe attestarsi intorno ai 60 dollari al barile.

PETROLIO IN RIALZO

Chiusura positiva, quella del 7 febbraio, per il Brent quotato all’ICE di Londra: il prezzo è stato di 54,93. Sembra invertita, almeno in questi giorni, la tendenza ribassista, sulla scia della notizia di una possibile cura al coronavirus.

60 DOLLARI MEDI PER IL 2020

E dovrebbe ancora salire, secondo le previsioni di Moneyfarm vedono il prezzo del Brent attestarsi intorno ai 60 dollari medi al barile nel 2020, in calo rispetto ai 64 dollari previsti per il 2019, ma in aumento rispetto alla quotazione attuale. “La curva dei futures indica un calo ancora più marcato, consolidando le views prudenti prevalenti sul mercato”, si legge nel rapporto di previsione.

EFFETTO CORONAVIRUS

In questi giorni, però, il prezzo del petrolio è sotto-pressione per gli effetti del coronavirus sui consumi, mentre l’Opec plus è divisa su nuovi eventuali tagli. Per riequilibrare il mercato, i Paesi aderenti al cartello dovrebbero tagliare nel secondo semestre le estrazioni di greggio di ben 2,7 milioni di barili al giorno, ovvero  600mila barili al giorno, ma la Russia tentenna. E il taglio extra non è scontato.

Certo è che la crisi della Cina peserà sui mercati e sul prezzo: Pechino, come scrivono gli analisti di Moneyfarm, ha sempre registrato una crescita del 12% all’anno della domanda di petrolio. “ In termini di consumo di petrolio, la Cina è seconda solo agli Stati Uniti, dunque l’impatto della domanda del gigante asiatico sul prezzo è consistente”.

I RISCHI GEOPOLITICI

In questo inizio 2020 non sono mancate nemmeno le tensioni geopolitiche, con Stati Uniti ed Iran in qualità di attori principali. Un eventuale acuirsi delle tensioni nella regione potrebbe portare ad un calo della produzione e quindi ad un’impennata dei prezzi. “Nonostante le sanzioni statunitensi, l’Iran produce ancora più di 2 milioni di barili di petrolio al giorno, l’Iraq circa 4,7 milioni di barili al giorno e non c’è abbastanza capacità di riserva globale per sostituirlo”, ricorda Moneyfarm.

MEDIA DI 60 DOLLARI

Al netto di rialzi momentanei, però “per il 2020, la nostra visione resta conservativa, indipendentemente da tensioni legate al virus o da tensioni geopolitiche”, affermano gli analisti di Moneyfarm. Prezzo medio, dunque, a 60 dollari.

DOMANDA/OFFERTA

A frenare un rialzo marcato del greggio è proprio il mercato di settore. La domanda sta diminuendo, mentre l’offerta è in aumento, con gli Stati Uniti che portano sul mercato sempre più greggio a stelle e strisce estratto con la tecnica del fracking. Secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia la crescita dell’offerta non Opec raggiungerà 2,2 milioni di barili al giorno.

E questo significa che se l’Opec non dovesse optare per altri e sostanziosi tagli della produzione, l’eccesso di approvvigionamento sarà superiore a 1 milione di barili al giorno.

PERCHE’ LA DOMANDA DIMINUISCE

Ritornando alla questione della domanda, è possibile notare che una richiesta sempre inferiore di petrolio è dovuta ad un’economia globale che sta utilizzando l’energia in modo sempre più efficiente. “Dal 1990, l’intensità energetica del PIL (le unità di energia necessarie per produrre ciascuna unità di produzione) è diminuita ad un tasso medio dell’1,5% all’anno. Nel 1990 ci sono voluti 7,6 Megajoule per produrre ogni dollaro di PIL reale, nel 2015 ha richiesto solo 5,1 Megajoule. Se questa tendenza continuerà, l’economia mondiale dovrà crescere di oltre l’1,5% ogni anno per generare più domanda di energia”, spiega Moneyfarm.

CAMBIA MIX ENERGETICO

A tutto questo va aggiunto che il mix energetico è cambiato nel tempo e che la transizione energetica in atto farà diminuire ancora la domanda di greggio.

“Si prevede che la quota di petrolio nel mix globale di carburanti si attesti intorno al 32% nel 2020, rispetto al 46% nel 1970. Le fonti energetiche alternative come gas, energia nucleare e fonti rinnovabili (eolico, geotermico, biomassa e biocarburanti) stanno conquistando crescenti quote di mercato”, spiega Moneyfarm, che aggiunge che “le previsioni mostrano che la quota di petrolio scenderà a quasi un quarto entro il 2040, quasi alla pari con il gas”.

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