Investimenti

Ecco i costi nascosti dei fondi di investimento

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Italia tra le peggiori in Europa per i costi dei fondi di investimento

Il 2019 è stato battezzato come anno interessante per gli investimenti. E i motivi sono diversi. Le valutazioni azionarie sono migliorate (i rendimenti attesi sui mercati sviluppati sono i migliori degli ultimi cinque anni), si legge nel report curato Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, e le prospettive per il debito governativo sono cresciute in modo marginale (i rendimenti attesi dei titoli di Stato dei paesi sviluppati sono i migliori dal 2013).

Chi decide di investire in un fondo d’investimento, però, deve fare attenzione ai costi. Come siamo messi in Italia, rispetto agli altri Paesi europei, sotto il punto di vista dei costi degli investimenti? Male, i costi sono alti. L’investitore deve prestare particolare attenzione: anche una minima differenza di percentuale può determinare, a lungo termine, una spesa di diverse migliaia di euro.

IL REPORT ESMA SUI COSTI DEI FONDI ITALIANI

A dare una risposta più completa alla domanda è il report dell’Esma, European Securities Markets Authority, intitolato “Performance and costs of retail investment products in the EU”, che raccoglie i dati di Banca d’Italia e Consob sui fondi di diritto italiano e di diritto non italiano (di altri stati europei), ma commercializzati in Italia.

COSTI PIÙ ALTI CHE IN ALTRI STATI UE

Secondo dati 2016, i costi totali dei fondi di investimento si attestano intorno all’1,58% circa: dopo il calo registrato tra il 2007 e il 2011, il peso delle commissioni è tornato a crescere dal 2012, sospinto dalla crescente diffusione dei fondi a scadenza. In pratica su un investimento di 20.000, i costi totali di investimento sarebbero circa 316 euro.

La variabilità dei costi dipende dal comparto in cui i fondi operano. I prodotti con componente azionaria costavano in media il 2,34% mentre quelli del comparto obbligazionario l’1,16%. Il costo, dei primi soprattutto, nel Belpaese è più alto rispetto a quello di altri stati europei come Lussemburgo, Irlanda e Francia.

AMPIEZZA DEI COSTI: ITALIA TRA LE PEGGIORI, INSIEME A PORTOGALLO

Anche la “magnitudine” dei costi, in Italia, è tra le peggiori a livello europeo: l’ampiezza dei costi è superiore ai 2 punti percentuali, come in Portogallo. Vicine a queste percentuali anche le ampiezze di Austria e Spagna, mentre l’Olanda vanta il valore di ampiezza più basso.

IL 70% VA AI CANALI DI DISTRIBUZIONE

Ma c’è di più. Come denuncia il report, infatti, il 70% dei costi relativi al fondi remunera il canale distributivo, ovvero la rete che colloca il prodotto. Banca ed intermediari hanno, dunque, un costo che non è irrisorio (e che viene scalato da investimento).

SPESE CORRENTI: (ANCHE QUI) ITALIA SOPRA LA MEDIA

Anche sul fronte delle spese correnti (davvero eterogenee in Europa) l’Italia non si posiziona bene, con costi sopra la media Ue insieme a Belgio, Francia e Lussemburgo, come si testimonia anche nel report della Commissione Europea “Distribution systems of retail investment products across the European Union”.

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