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Il Wyoming vuole essere d’esempio agli Usa sulle criptovalute

Wyoming

Grazie alla regolazione leggera e alla disponibilità di energia fossile, il Wyoming ha saputo attirare le aziende di criptovalute e blockchain. Ora vuole estendere il suo modello a tutti gli Stati Uniti

Lo stato americano del Wyoming è all’avanguardia rispetto al resto degli Stati Uniti in materia di regolazione delle criptovalute, con il passaggio – nel 2018 e nel 2019 – di due leggi particolarmente favorevoli. E ora sta cercando di estendere il suo modello a tutta la nazione.

IL CONTRIBUTO DI CYNTHIA LUMMIS

A portare avanti questo sforzo è Cynthia Lummis, senatrice del Partito repubblicano: è nata a Cheyenne (la capitale del Wyoming) nel 1954 e negli ultimi otto anni ha sviluppato una “conoscenza pratica” delle criptovalute e della tecnologia blockchain, diventandone “una delle più ardenti sostenitrici” al Congresso, scrive Bloomberg. Possiede ad oggi un capitale in bitcoin di circa 250mila dollari.

L’obiettivo di Lummis è convincere l’organo legislativo federale degli Stati Uniti ad emulare l’approccio normativo del Wyoming al mondo delle criptovalute: un approccio leggero, con poche regole e restrizioni, che ha convinto diverse aziende del settore – come Kraken, un portale per lo scambio di criptovalute, o Cardano, una piattaforma blockchain – a trasferirsi nello stato, il meno popoloso della nazione e tipicamente associato al petrolio e al gas.

L’APPROCCIO DEL WYOMING ALLE CRIPTOVALUTE

In Wyoming le valute digitali sono esentate dalle tasse di proprietà e i miner – i cosiddetti “minatori”, quelli che si occupano di generare criptovalute – sono incoraggiati ad utilizzare il gas naturale per alimentare i computer che eseguono le procedure di “estrazione”: un’attività molto dispendiosa dal punto di vista energetico e quindi inquinante.

Il Wyoming dispone di gas naturale in abbondanza, ricavandolo come sottoprodotto dell’estrazione di greggio.

Nello stato esistono delle crypto banks, note ufficialmente come enti depositari speciali (SPDI): si tratta delle prime istituzioni finanziari completamente regolate negli Stati Uniti che detengono non soltanto la moneta legale, ma anche le criptovalute.

DIVERSIFICAZIONE ECONOMICA

Chris Rothfuss, senatore del Partito democratico del Wyoming, ha detto che le criptovalute permettono allo stato di diversificare la propria economia e ridurre la dipendenza dal settore degli idrocarburi: le industrie locali del gas, del petrolio e – soprattutto – del carbone sono in crisi.

UN MODELLO DI REGOLAZIONE

Secondo la senatrice Lummis, il Wyoming rappresenta un modello per la regolazione federale delle criptovalute, un mercato che vale 1600 miliardi di dollari.

Lummis ha fatto parte di quel trio di senatori – assieme al repubblicano della Pennsylvania Pat Toomey e al democratico dell’Oregon Ron Wyden – che ha cercato di modificare una misura del piano sulle infrastrutture da 550 miliardi di dollari che obbliga gli operatori di criptovalute a informare l’IRS (l’agenzia governativa che si occupa della riscossione dei tributi) delle loro operazioni. L’emendamento è stato bloccato.

IL DIBATTITO SULLE CRIPTOVALUTE NEGLI STATI UNITI

Negli Stati Uniti il dibattito sulle criptovalute come i bitcoin e gli ethereum è sempre più oggetto di tensioni politiche. Il presidente della Commissione per i titoli e gli scambi, l’ente che vigila sulla borsa valori americana, Gary Gensler, ha dichiarato che utilizzerà l’autorità di cui dispone per monitorare con attenzione il settore, che definisce “pieno di frodi, truffe e abusi”.

La senatrice democratica Elizabeth Warren, già candidata alla presidenza, ha detto invece che le criptovalute rappresentano il “selvaggio West” del sistema finanziario statunitense e ha chiesto ai regolatori di tutelare i consumatori e i contribuenti.

I regolatori temono inoltre che le criptovalute – viste le difficoltà di tracciamento – stiano alimentando gli attacchi informatici di tipo ransomware, quelli cioè che prevedono che il bersaglio paghi un “riscatto” (ransom) in cambio dello sblocco dei dati resi inaccessibili. Lummis pensa però che le transazioni in criptovalute siano maggiormente tracciabili di quelle in contanti e che quindi non garantiscano una piena copertura alle operazioni illecite.

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