Innovazione

Web tax, tensioni fra gli Stati europei e bisticcio Ue-Usa

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L’articolo di Carlo Ghirri e Giorgia Pacione Di Bello sulla battuta d’arresto subita dalla web tax Ue, rimandata a dicembre

Battuta d’arresto per la web tax Ue che è rimandata a dicembre mentre l’Italia promette già la fuga in avanti. Ieri l’Ecofin si è riunito a Bruxelles e i ministri dell’economia degli stati Ue hanno discusso della proposta di Web tax della Commissione europea: una misura temporanea del 3% sui ricavi dei giganti della tecnologica che attualmente godono di un regime fiscale di favore a causa delle regole della fiscalità internazionale obsolete.

ECCO LE CONCLUSIONI DEL VERTICE

A parola del ministro dell’economia austriaco Hartwig Löger (presidenza di turno dell’Ecofin) «il consiglio ha portato un discorso costruttivo. I gruppi di lavoro sono serviti per capire quali siano le fondamenta tecniche condivise, non per raggiungere un accordo politico». Il ministro ha infatti voluto interpretare il muro contrario alla proposta di Irlanda, Svezia e Danimarca, come un dibattito «con fondamenta tecniche e non politiche».

LO SCOPO DELLA DIRETTIVA

Molti Stati membri considerano che lo scopo della direttiva rimanga quello proposto dalla Commissione europea, cioè che venga inclusa sia la vendita di dati che i ricavi della vendita di pubblicità online. Tuttavia, altri stati rimangono scettici anche a causa di eventuali ritorsioni che potrebbero scatenarsi con gli Stati Uniti.

CHE COSA PENSANO GLI STATI UNITI

La settimana scorsa la Commissione finanze americana ha infatti inviato una lettera formale al presidente della Commissione Ue, Jean- Claude Juncker, sostenendo come la tassa sul digitale deve essere accantonata se non si vogliono rischiare ripercussioni in campo commerciale. Si è infatti fatto esplicito riferimento ai passi avanti fatti dall’Ue e dagli Usa in materia di sanzioni commerciali.

LE TENSIONI USA-UE

La web tax potrebbe dunque compromettere questi lavori e inasprire la posizione degli Usa, contro l’Europa. Gli Usa hanno inoltre anche scoraggiato qualsiasi tipo di iniziativa singola, da parte degli stati membri. Nonostante questo avvertimento il Regno Unito ha dato il via alla sua personale tassa sul digitale. Soluzione che ha infastidito non poco il governo americano, tanto da sostenere che questa mossa potrà avere ripercussioni nei trattati bilaterali con il Regno Unito.

GLI OBIETTIVI

Quello che tutti gli Stati vogliono comunque sottolineare è la necessità che la misura europea rimanga collegata alle soluzioni che l’Ocse sta elaborando attraverso i propri tavoli di lavoro. Questo è strettamente connesso alla «Sunset clause», cioè il termine che stabilisca la fine della misura temporanea: anche in questo caso gli stati Ue sono concordi che la soluzione temporanea debba cessare nel momento in cui arriverà la soluzione dell’Ocse.

CHE COSA HA DETTO LA FRANCIA

Raggiungere un accordo, secondo il commissario all’economia Pierre Moscovici, è essenziale per garantire che il sistema della tassazione rifletta i cambiamenti dell’economia del XXI secolo, dato che 11 paesi sono già intervenuti adottando misure ad hoc, e a breve si aggiungeranno Spagna e Regno Unito. «Un accordo internazionale rimane la priorità, ma è necessario essere realistici e capire che è necessario un intervento rapido da parte dell’Unione europea», ha concluso Moscovici.

IL RUOLO DELL’ITALIA

Del gruppo di paesi che già hanno introdotto misure per tassare le attività digitali è compresa anche l’Italia, che come ha sottolineato il ministro dell’Economia Giovanni Tria durante l’incontro dell’Ecofin non ha ancora emanato i decreti attuativi in attesa della risposta europea. Tuttavia il ministro ha portato avanti chiaramente le intenzioni del governo italiano: «Se una risposta europea non arriverà entro dicembre, l’Italia andrà avanti da sola».

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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