Innovazione

Voyager 2 raggiunge lo spazio interstellare

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Il post di Matteo Massicci, blogger di Start Magazine

Immaginiamo di poter partire per un viaggio fuori dal sistema solare. I primi limiti da superare sarebbero quelli rappresentati dai margini della zona conosciuta come eliosfera, una bolla costituita dal campo magnetico solare e caratterizzata al suo interno da un’alta concentrazione di particelle emesse dalla stella. Solo al di là di essa ci imbatteremmo finalmente nella vastità del cosmo fuori dall’influenza del Sole.

Sebbene l’uomo non abbia ancora sviluppato la tecnologia necessaria per compiere in prima persona un simile viaggio, è riuscito nell’impresa di inviare due veicoli oltre i confini esterni del nostro sistema planetario. L’ultimo successo risale allo scorso 5 novembre, quando la Voyager 2, grazie agli strumenti ancora operativi di cui è equipaggiata, ha inviato a Terra una serie di dati che indicavano chiaramente la diminuzione della velocità delle particelle solari intorno a lei e l’aumento della concentrazione di raggi cosmici: la sonda aveva raggiunto lo spazio interstellare, a quasi 18 miliardi di chilometri da noi.

Lanciata nel settembre 1977, il risultato della Voyager 2, l’unico veicolo ad avere visitato Giove, Saturno, Urano e Nettuno, segue di sei anni quello della sorella gemella Voyager 1. Nonostante la grande distanza coperta, la sonda non ha ancora raggiunto i confini del sistema solare, rappresentati dalla nube di Oort, un ammasso di comete che si estende tra gli 0,3 e gli 1,5 anni luce dal Sole.

Una volta superato anche questo ultimo ostacolo e dato il saluto definitivo al sistema solare, Voyager 1 e Voyager 2 diventeranno i primi rappresentati galattici del genere umano. A bordo di ognuno dei veicoli è infatti istallato un disco d’oro che racchiude informazioni riguardanti la nostra specie, la posizione astronomica della Terra e della musica.

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