Innovazione

Tim, Vodafone, Orange e Deutsche Telekom tracceranno il coronavirus per l’Ue

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coronavirus

Vodafone, Telecom Italia (Tim), Deutsche Telekom, Orange e altri quattro fornitori di servizi di telecomunicazione hanno concordato di consegnare i dati sulla posizione dei telefoni cellulari per aiutare la Commissione Ue a monitorare la diffusione del coronavirus

Anche l’Ue si sta orientando verso il monitoraggio telefonico per gestire la pandemia di Covid-19. Come riportato da Reuters, otto società di telecomunicazioni hanno concordato di fornire alla Commissione europea i dati sulla posizione dei telefoni cellulare al fine di tracciare la diffusione del nuovo coronavirus.

LE COMPAGNIE

Le società partecipanti sono Deutsche Telekom, Orange, Telefonica, Telecom Italia, Telenor, Telia, A1 Telekom Austria e Vodafone.

TRACCIARE IL CORONAVIRUS

La Commissione europea aggregherà i dati sulla posizione dei telefoni cellulari per coordinare le misure che tracciano la diffusione della malattia, ha riferito un funzionario di Bruxelles a Reuters.

IL SUCCESSO IN CINA E COREA DEL SUD

Affidarsi alle app di localizzazione ha già dato i suoi frutti alla lotta contro il coronavirus. Sia la Cina sia la Corea del Sud hanno effettivamente rallentato la diffusione di Covid-19 utilizzando i dati sulla posizione dello smartphone per tracciare il movimento dei loro cittadini.

E LA PRIVACY?

Tuttavia, allo stesso tempo si sono intensificate le preoccupazioni sull’uso di questa tecnologia da parte dei governi per monitorare le persone in quarantena e tenere traccia delle infezioni a causa di possibili violazioni della privacy.

I critici temono infatti la natura potenzialmente invasiva della misura, in quanto un database centralizzato di informazioni sulla posizione potrebbe catapultarci in un Grande Fratello, allo stato di sorveglianza.

L’UTILIZZO DEI DATI DA PARTE DELLA COMMISSIONE UE

Ma la Commissione europea rassicura che utilizzerà i dati di geolocalizzazione dei telefonici soltanto in modo anonimo — per tutelare la privacy — e aggregato — per coordinare le misure che tracciano la diffusione del virus.

LE RASSICURAZIONI DEL GARANTE EUROPEO PER LA PRIVACY

Secondo Wojciech Wiewiorowski, Garante europeo della protezione dei dati (Gepd), il piano non viola le leggi sulla privacy (come il Gdpr) dell’Ue fintanto che esistono garanzie.

I dati anonimi non rientrano infatti nell’ambito di applicazione delle leggi sulla protezione dei dati dell’Ue.

“La Commissione dovrebbe definire chiaramente il set di dati che desidera ottenere e garantire la trasparenza nei confronti del pubblico, al fine di evitare possibili equivoci”, ha dichiarato il Garante in una lettera alla Commissione visionata da Reuters.

“Sarebbe anche preferibile limitare l’accesso ai dati agli esperti autorizzati in epidemiologia, protezione dei dati e scienza dei dati”, ha dichiarato Wojciech Wiewiorowski.

E QUANDO L’EMERGENZA SARÀ PASSATA?

Per attenuare ulteriormente le preoccupazioni in materia di privacy, i dati verranno eliminati al termine della crisi, ha affermato il funzionario sentito da Reuters.

Ha aggiunto inoltre che il piano dell’Ue non riguarda la centralizzazione dei dati mobili né la sorveglianza delle persone.Tuttavia ha anche avvertito della possibilità che tali misure diventino permanenti.

“Il Garante europeo della protezione dei dati sottolinea che tali sviluppi di solito non contengono la possibilità di fare un passo indietro in caso di emergenza”, ha scritto Wojciech Wiewiorowski sempre nella lettera. “Vorrei sottolineare che tale soluzione dovrebbe essere ancora riconosciuta come straordinaria”.

ANCHE GLI USA SI MUOVONO IN QUESTA DIREZIONE

L’Unione europea sta seguendo dunque l’esempio degli altri paesi nell’utilizzo dei dati di localizzazione per tracciare e contenere la diffusione di Covid-19. La scorsa settimana il Washington Post ha riferito che il governo degli Stati Uniti si stava confrontando con Google, Facebook e altre aziende tecnologiche ed esperti di salute per l’impiego dei dati degli utenti statunitensi per tracciare la diffusione di Covid-19.

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