Sarebbe dovuto essere il primo tripla A degli Amazon Game Studios, la falange videoludica di un colosso dell’e-commerce che da tempo intende differenziare le proprie attività. Un progetto che per alcuni avrebbe richiesto al publisher l’esborso di cifre astronomiche, ipotizzabili sul mezzo miliardo, benché la somma – ufficiosa – più verosimile dovrebbe assestarsi a circa la metà. Invece New World, il MmoRpg (Massively Multiplayer Online Role-Playing Game, ovvero gioco di ruolo giocabile esclusivamente con altre persone online) spegnerà i server il prossimo 31 gennaio, che per un titolo simile, non fruibile in locale, significa non poter più mettere piede in quelle lande virtuali.
LE TANTE POLEMICHE CHE HANNO INSEGUITO NEW WORLD
I cancelli digitali di New World erano stati spalancati il 28 settembre 2021 come buy-to-play che fin dalla formula di gioco (non basata su abbonamento) lo vedeva differenziarsi dalla platea dei rivali. Tante idee buone sparse sul tappeto che non sempre collimavano con una realizzazione altrettanto valida. Ma il bello dei giochi online è che possono essere via via affinati. E infatti in questi anni New World è stato oggetto di profondi maquillage, senza più riuscire però a irretire nelle proprie lande virtuali quei 900mila utenti temporanei registrati al debutto su Steam.
Nel periodo iniziale molti giocatori lamentarono che l’affollamento fosse tale da rendere il videogame ingiocabile, mentre altri accusarono persino Amazon del fatto che New World “friggesse” persinole Gpu dei loro computer, costringendo l’etichetta a intervenire, rigettando ogni addebito.
Here we go again https://t.co/QClTvMLKa0
— VideoCardz.com (@VideoCardz) September 29, 2021
Da allora le lande di New World si sono fatte mestamente via via più silenziose e vuote, la volubile community dei gamer si è velocemente spostata verso altri lidi e Amazon, che nel mentre ha deciso di legare la propria permanenza nel mondo videoludico al rilancio di Lara Croft (la sexy archeologa sarà infatti protagonista di un vero e proprio reboot atteso per quest’anno e di un videogame del tutto nuovo, Tomb Raider Catalyst, previsto nel 2027, il tutto accompagnato da una serie televisiva per Prime Video, interpretata da Sophie Turner) sviluppato da quella Embracer di Phil Rogers che è nota per dimenarsi da tempo in una crisi economica di considerevole entità e durata.
L’ADDIO ALLA TERRA DI MEZZO E AI PROGETTI SVILUPPATI INTERNAMENTE?
Nel maggio del 2023 Embracer e Amazon avevano annunciato di essere al lavoro su di un MmoRpg dedicato ai romanzi di Tolkien, Il Signore degli Anelli: il progetto però secondo quanto trapelato lo scorso autunno sarebbe stato abbandonato col colosso di Seattle che sembra ormai indirizzato a continuare a supportare solo i due Massively Multiplayer Online Role-Playing Game di cui è editore ma non sviluppatore: Throne and Liberty e Lost Ark.
Nello stesso anno in cui annunciò il titolo ambientato nella Terra di Mezzo poi abortito, Amazon Game Studios licenziò circa 180 persone lasciando intendere di non essere in buna salute: nulla però rispetto alle 14mila unità falcidiate nel 2025 con la mannaia dei tagli che, secondo la stampa, si sarebbe abbattuta soprattutto sulla divisione gaming.
UN’ULTIMA SPERANZA PER NEW WORLD?
Tornando all’oggi, nelle ultime ore ha fatto parecchio rumore l’intervento social di Alistair McFarlane, autore di Rust e director di Facepunch Studios, di essere disposto a mettere sul piatto 25 milioni di dollari per rilevare New World.
25m, final offer @amazongames
— Alistair McFarlane (@Alistair_McF) January 15, 2026
Per alcuni si tratta solo di una boutade volta a pubblicizzarsi, ma attorno a quello sguaiato intervento social si è coagulata una vera e propria cordata di imprenditori del settore: il community director di PocketPair, team noto per Palworld, ha lasciato intendere che il suo studio potrebbe essere della partita, quindi è stato il turno di Simon Collins-Laflamme, creatore del videogame del momento Hytale, esprimere il proprio interesse. Difficilmente però Amazon accetterà mai le loro offerte, anche a costo di scontentare i giocatori che da lì a poche settimane saranno sbattuti fuori dal videogioco, che nel mentre è stato tolto dal commercio: a livello di immagine, infatti, passerebbe come la software house che ha bisogno di essere salvata.






