Innovazione

Vi spiego standard e interoperabilità nel settore informatico

di

interoperabilità
Big data

L’intervento di Giordano Alborghetti  (LibreItalia e The Document Foundation) su standard e interoperabilità nell’informatica

In informatica cosa è l’interoperabilità? Cosa si intende per formati standard? Perché sono importanti?

Questi aspetti molto rilevanti sono però poco “masticabili” per i non addetti e diciamolo, un po’ “pallosi”.

Vediamo se riesco nell’intento di farmi capire, senza a mia volta essere noioso. Tanti anni fa’ con i primi cellulari, ogni azienda aveva il suo caricatore.

Poteva capitare di essere in una stanza con più persone e quasi ognuna aveva il suo caricatore, quindi se rimanevi “a secco”, o trovavi qualcuno con la stessa marca di telefono, o se no rimanevi a piedi. Oggi abbiamo due standard: Android e Iphone.

Guardate questa foto. Lo standard sono le montature? No di certo, perché se dovete andare da un ottico o da un oculista per farvi gli occhiali lo standard è la misurazione delle diottrie.

 

Guardate quest’altra foto (fonte Italo Vignoli), le prese sono un formato standard? No perché lo standard è la corrente. Nella maggior parte dei Paesi al mondo la corrente è 220 o 110 volt.

Di fatto lo standard ci permette di usare le cose senza essere legati ad un unico fornitore di quella cosa.

Se fino a qui sono riuscito a farmi capire, provo ad andare oltre. Quando scriviamo un documento, un foglio di calcolo, una presentazione, non ci preoccupiamo se è scritto in formato standard, perché la maggior parte di noi usa un solo programma Microsoft Office. Ma di fatto è uno standard proprietario. Ovvero obbliga chi scrive e chi legge ad usare solo quel software.

Si chiama lock-in, in pratica essere legati ad un unico fornitore, il quale fra l’altro, nel corso del tempo ha modificato il suo standard (quelli bravi direbbero standard de facto), costringendo ad aggiornare il programma alla nuova versione facendo spendere altri soldi.

Provate a pensare ad uno Stato, a una scuola, ad un ente pubblico, questo “scherzetto” quanto costa. Aggiungo che non è per niente garantito che il documento che scrivete oggi riuscirete a leggerlo fra vent’anni. Ma esiste allora un vero formato standard (quelli bravi direbbero de iure), come la corrente o il carica cellulari? Certo si chiama OpenDocument Format.

Nella pratica vuol dire scrivere un documento, redigere un foglio di calcolo, fare una presentazione, sapendo che dall’altra parte verrà ricevuto esattamente uguale a come l’abbiamo fatto noi, a prescindere dal programma, dal sistema operativo che le due persone usano. Si chiama interoperabilità. P

osso usare LibreOffice, Calligra, GnomeOffice, così come posso usare Linux, Apple o Windows, sapendo che lo stesso documento fra vent’anni lo troverò esattamente uguale a come lo scritto oggi. C’è un ente internazionale che sovraintende tutto ciò OASIS.

C’è un altro aspetto da non sottovalutare: quello della sicurezza. Più un formato è chiuso (proprietario), più è vulnerabile, più è aperto, meno è vulnerabile. Ma questo ve lo spiegherò in un’altra puntata.

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