Innovazione

Vi spiego il bivio accidentato per giornali dopo il sì al copyright Ue

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Il commento dell’editorialista Roberto Sommella a latere della votazione odierna a Strasburgo sul copyright

E’ necessario un drastico cambio di strategia, che parta da una lotta decisa alle menzogne che circolano in rete, rendendo inutile ogni lavoro di qualità e inattendibile proprio quello che invece è accertato.

Per ottenere la giusta remunerazione al lavoro giornalistico senza che venga prima depredato dalla rete gratuitamente e poi amplificato in guadagni pubblicitari da Google & C, c’è quindi un solo metodo: mettere a pagamento i siti d’informazione emanazione dei newspaper.

Ormai tutti vogliono esprimersi, scrivere, criticare, fare ricerche senza pagare un centesimo, mentre quasi nessuno vuole più leggere e, cosa anche più grave, nessuno vuole spendere per farsi un’opinione. Perché un’opinione, qualsiasi opinione, ce l’ha già e se l’è fatta su Facebook, Twitter o Instagram. Non importa se sia la sua o quella di un altro o di un troll.

Di fronte a una tendenza sempre più diffusa che trasforma le bufale in certezze e la realtà in fake news, c’è quindi una sola strada, separare in modo brutale la conoscenza fai da te dalla cultura, dall’educazione e dall’informazione con la «I» maiuscola, che inevitabilmente non si può che pagare, a prescindere dalla pur giusta remunerazione che si richiede a Zuckerberg e company, la quale, viste le forze in campo, si può risolvere in un’elemosina come accaduto in Francia.

Ma semplificare tutto ad un problema di diritto d’autore significa non avere consapevolezza del tema enorme che si sta affrontando in Europa. Il quadro è complesso. Fatturato e pubblicità in meno di dieci anni in Italia si sono dimezzati, l’advertising digitale si pesa in volumi ma non conta come quello tradizionale (più o meno rende un decimo rispetto alla carta), un altro tipo di quotidiano per un altro tipo di lettore, come suggerito da chi scrive in uno studio per la Fieg, non è mai decollato e anche la total audience non ha frenato l’emorragia di proventi se basta un post sui social per trasformare una bugia in verità storica.

La risposta non può limitarsi al tentativo di frenare il declino, ottenendo solo il copyright pagato dagli over the top e perseguendo il taglio del costi, che pur evidentemente servono. Non basterà mai. Il mondo è cambiato.

Quando nacque Sky c’era un grande problema di pirateria per Tele+, che fu completamente debellato utilizzando la tecnologia di Stream, l’altra costola che ha dato alla luce il colosso di Murdoch nel nostro paese. Per i siti delle edizioni cartacee dei giornali va fatta la stessa operazione, anzi andava fatta anni fa, devono essere blindati come Fort Knox.

Occorre quindi prepararsi a battaglie alternative. Che possono sfociare due soluzioni. Rinvenire un modello di remunerazione automatica che paghi in rete agli editori ogni notizia cliccata, tecnica facile ma che implicherebbe un accordo difficile con Google; ovvero vendere direttamente le notizie da siti completamente a pagamento.

In questo secondo caso, la scelta per gli internauti sarà tra restare disinformati alla mercé di chiunque si spacci per informazione o pagare un bell’articolo come si compra una canzone su ITunes.

La rete è fatta della stessa sostanza delle notizie, se il veicolo è gratis si faccia pagare almeno la benzina grazie al quale si muove.

(estratto di un commento pubblica oggi su Mf/Milano Finanza)

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